2009/07/26

Quando una buona idea risulta una insulsaggine. Le avventure di Mariastella.

Introdurre criteri di valutazione dell'operato di un ente pubblico non può che essere applaudito. Suppongo che alla fine, visti i risultati, questa sia stata la vera finalità ultima del nostro governo in materia formativa.

Premetto intanto che è del tutto incredibile che un sistema di valutazioni questi enti, Università, non se lo fossero già dato da sè. Eppure molti docenti hanno amici che lavorano in università straniere. Quasi tutti sanno che ogni consiglio di amministrazione di Università USA valuta per quantità di attività svolte per ogni singolo docente, per i gruppi di progetto che manda avanti, per le pubblicazioni e per la partecipazione alla diffusione dell'immagine istituzionale oltre alla integrazione con la rete produttiva con un network di imprese interconnesse.

La cosa risulta meno incredibile se si considera l'orientamento prettamente autoconservativo che le Università Pubbliche hanno. Ho già scritto dell'amore per la bella macchina disturbata solo dalla presenza di studenti con una qualche esigenza di apprendimento che sta nel cuore di ciascuna di queste enclavi.

E infatti anche il sistema di valutazione non si allontana da questo schema. Vengono valutate le capacità di gestione etc. etc. Nessuna valutazione del ROI per esempio. Ovvero quale ritorno abbiamo da questi soldi (nostri) che come stato investiamo in formazione ? Che poi alla fine è l'unica cosa che interessa. Purtroppo qui occorre entrare nel merito. E questo nella nostra cultura Universitaria è tabu.

Stupisce l'assoluta noncuranza della Lega (sarà per il basso livello scolastico dei suoi dirigenti ?) che vede colpite al nord università con una forte componente territoriale come Brescia.

Ad una spesa formativa va associata la verifica del ritorno. E' l'unico parametro serio che possa preservare la varietà. Ricordo che una delle caratteristiche di uno dei periodi più floridi dell'Italia geostorica, il Rinascimento, vedeva università in tutta il territorio, sopratutto al centro nord. Anche la ricchezza dell'Italia era ed è nella varietà. I parametri usati dal Ministero sono sbagliati e portano al tragico risultato di ridurre l'unica fonte di ricchezza.

Ovviamente applicando criteri seri di valutazione con buona probabilità i profili risulterebbero peggiori. Va comunque detto, che ad esclusione della Università di Trento il livello risulti in genere basso.

2009/07/21

Utenti che cambiano. Frodi al ristorante. Calo della credibilità

A differenze delle regole di Dio che possono essere contravvenute (almeno nel nostro modello fideistico Cattolico) le regole del gioco tra gli uomini no. In parole povere se freghi il portafoglio ad uno è molto difficile che quello te la perdoni in un modo o nell'altro. Quanto meno la volta successiva porterà la mano, incontrandoti, sul luogo dovuto.

Con un ardito salto andiamo all'Internet del consumo. In parole povere l'adozione dello strumento a finalità di commercio oltre a mutarne alcune caratteristiche ne ha sostanzialmente sancito l'ordine gerarchico.
Anche qui detta in termini molto semplici si può tentare di parafrasare il comportamento degli utenti (che sono quelli che pagano e fanno l'internet lo ricordo) in questo modo: "cari i miei venditori, ci siamo rotti le palle di comperare come e quando volete voi. Vogliamo comperare quando ci pare o ci serve e vogliamo poter dire cosa ne pensiamo tra di noi".  Su questo patto la cui sottoscrizione, tacitamente o meno, viene richiesta dall'utente per concedersi sono  nate e-bay e paypal. Nella distribuzione del prodotto libro l'equivalente "voglio comperarmi il libro per cui mi viene il ghiribizzo e non quello presente sul bancone del librario" ha avuto successo Amazon e con essa il concetto di "long tail".

L'inutilità del sito brochure risultò del tutto chiara già alla fine degli anni novanta. La brochure (e il relativo sito) era la forma di presentazione, generalmente condita di hyperboli da Carosello, di uno o più prodotti o di una azienda  o istituzione. L'hyperbole era una forma esagerata in parte accettata come convenzione mediatica  (a tutt'oggi la maggior parte degli Italiani che hanno votato la accetta). Anche qui il traslato dell'utenza Internet potrebbe essere reso più o meno così: "voglio decidere io la variante di prodotto che mi offri perchè cacchio ti ostini a dirmi che devo solo comperare e credere".

L'errore del ristoratore di Roma è stato proprio questo. Non ha capito che è mutata l'idea di esperienza positiva. Questo per non nasconderci dietro al solito dito. In fondo la convenzione vuole che comunque il ristoratore ti faccia pagare prezzi superiori a quelli di mercato qualsiasi cosa. Non solo ma il nostro ristoratore opera nella città in cui la repubblica della P3 impera (Papa,Papi e Pappa). E che volete che siano in cotal caso 613 Euro ? Ed ecco qui il problema. Probabilmente se il nostro ristoratore avesse messo nella guida (riservata a Giapponesi) anche la spiega "frequentato dalla P3 Romana" con relativa entry in wikipedia per spiegare chedde sta P3 non sarebbe successo nulla. Anzi magari, la nostra coppia, felicemente, avrebbe trovato incentivante un pranzo in luogo frequentato da siffatte figure. Questo per ricordare che questo non è un discorso moralistico (alla altro consumo) sulla maggior coscenziosità dell'utente finale (he he sempre a proposito) ma che semplicemente ci si trova con i nuovi modelli di comunicazione a dover utilizzare altre forme di convenzione altrimenti ne nasce un conflitto e una caduta di credibilità.

E al solito torniamo al problema della credibilità. Secondo le moderne neuro scienze noi umani abbiamo sviluppato una parte di cervello dedicata alla inteprezione delle intenzioni dei nostri simili. L'area (più aree) sono identificate con l'acronimo TOM: Theory of Mind. In sostanza evolutivamente abbiamo mutuato una specializzazione nell'interpretazione dei pensieri dei nostri simili. Questi adattamenti evolutivi si sono presumibilmente sviluppati lungo il pleistocene. Se ne possono avere tracce continuamente in ogni nostro tentativo di anticipare il prossimo. La parte di cervello dedicata la tutto (stando le rilevazioni) è importante. Una interessante conseguenza legata alla credibilità viene ben delineata in questo breve articolo che si applica sulla crisi economica e il suo significato implicito.

Sembra che nella nostra cultura peninsulare abbiamo sollevato, almeno nel settore del turismo, un calo sensibili di credibilità. Purtroppo la mancanza di una pratica a comunicare con forme correnti ci svantaggia di molto rispetto a coloro che tale credibilità non si sono giocata. Ma c'è sempre l'opzione del salto del coniglio (di Schumpeteriana memoria) e comprendere i risvolti della tecnologia, magari non considerandola un semplice amenicolo, senza conseguenze quindi, per la compravendita del pesce a Pescasseroli. L'errore è nel dover sempre fare un giro di parole invece di andare al sodo delle cose come stanno. Da li in poi sarà più facile capire se la convenzione "sono un oste e quindi tiro a fregare" o "sono un politico e quindi rubo le caramelle ai bambini quando mi chino a baciarli" sia o meno bene accetta e regolarsi di conseguenza. Non sto di cendo di nuovo di non raccontare palle ma che andare dritti al punto ad esempio produce feedback meglio gestibili e in genere aumenta la credibilità.

Certo che per un popolo che passa il proprio tempo a raccontarsi palle può essere dura senza contare che non è neppure una prassi scaricabile sull'immancabile precario di turno. e come dicevo in apertura non c'è neppure il transfer salvifico della confessione.


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2009/07/17

Ancora sulla storia dell'internet

Uno dei grandi tormentoni della usenet del tempo erano gli "adventure games" testuali in buona compagnia dei text scramblers tipo l'elisa dell'Emacs. Interessante come i primi si siano poi evoluti in quei mostri di realismo e nevrosi di oggi. I secondi sono invece rimasti appannaggio dei soli portavoce di governo. Comunque certamente pochi di voi hanno vissuto in diretta l'esperienza del giocarci che era al confine del mistico. Oggi slashdot segnala opportunamente il caso.

Non posso che continuare a perorare l'idea di una storia critica e sociale della tecnologia informatica degli ultimi 60 anni. Per molti versi il rischio è quello della perdita di una fetta di memoria importante e poco conosciuta. Questo è invece un vantaggio per il giovine storico che voglia cimentarvisi. Tra un decennio avrà pochissimi concorrenti e, sono certo, una domanda rilevante. Per inciso il trend mondiale delle pubblicazioni di storia informatica è in evidente crescita. Non aspettatevi di fare il libro però. Occorre iniziare con un blog, connettersi ai canali apportuni di commento, fornire materiale in forma pdf e alla fine renderlo disponibile su un print on demand service (tanto dagli Stati Uniti la posta arriva prima che da ogni altro luogo dell'Italia). Insomma vi state rivolgendo ai più antichi abitatori di questo mondo.