Introdurre criteri di valutazione dell'operato di un ente pubblico non può che essere applaudito. Suppongo che alla fine, visti i risultati, questa sia stata la vera finalità ultima del nostro governo in materia formativa.
Premetto intanto che è del tutto incredibile che un sistema di valutazioni questi enti, Università, non se lo fossero già dato da sè. Eppure molti docenti hanno amici che lavorano in università straniere. Quasi tutti sanno che ogni consiglio di amministrazione di Università USA valuta per quantità di attività svolte per ogni singolo docente, per i gruppi di progetto che manda avanti, per le pubblicazioni e per la partecipazione alla diffusione dell'immagine istituzionale oltre alla integrazione con la rete produttiva con un network di imprese interconnesse.
La cosa risulta meno incredibile se si considera l'orientamento prettamente autoconservativo che le Università Pubbliche hanno. Ho già scritto dell'amore per la bella macchina disturbata solo dalla presenza di studenti con una qualche esigenza di apprendimento che sta nel cuore di ciascuna di queste enclavi.
E infatti anche il sistema di valutazione non si allontana da questo schema. Vengono valutate le capacità di gestione etc. etc. Nessuna valutazione del ROI per esempio. Ovvero quale ritorno abbiamo da questi soldi (nostri) che come stato investiamo in formazione ? Che poi alla fine è l'unica cosa che interessa. Purtroppo qui occorre entrare nel merito. E questo nella nostra cultura Universitaria è tabu.
Stupisce l'assoluta noncuranza della Lega (sarà per il basso livello scolastico dei suoi dirigenti ?) che vede colpite al nord università con una forte componente territoriale come Brescia.
Ad una spesa formativa va associata la verifica del ritorno. E' l'unico parametro serio che possa preservare la varietà. Ricordo che una delle caratteristiche di uno dei periodi più floridi dell'Italia geostorica, il Rinascimento, vedeva università in tutta il territorio, sopratutto al centro nord. Anche la ricchezza dell'Italia era ed è nella varietà. I parametri usati dal Ministero sono sbagliati e portano al tragico risultato di ridurre l'unica fonte di ricchezza.
Ovviamente applicando criteri seri di valutazione con buona probabilità i profili risulterebbero peggiori. Va comunque detto, che ad esclusione della Università di Trento il livello risulti in genere basso.
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5 anni fa