2009/06/26

Costruire iniziative di comunicazione

Prima di partire per la prima tranche di vacanze estive vi lascio con un pò di considerazioni. Uno degli effetti del digital divide nei paesi occidentali è la costituzione di due contesti sociali separati. La cosa e' stata evidente nel caso della vittoria di Obama negli USA, dove e' stata la sollevazione corale dei content makers a fare la differenza. Hanno fatto cosi tanto la differenza che i sistemi tradizionali (tradizionalmente modernisti) di comunicazione se ne sono accorti all'ultimo. Parimenti nel nostro disastrato paese nel corso delle ultime elezioni a destra e a manca non sono mancati i casi interessanti. Lasciamo perdere il caso "Borat" friulano, speriamo che il PD sappia fare id meglio che presentare casi limite dal mondo di "OZ". Piu' interessanti sono le liste senza senso come quelle "grillo" che qui e la hanno fato il pieno (scommetto che quelli che votano queste liste sono anche convinti che il gabibbo sia di di sinistra). A dirla in tutta onesta' le elezioni Italiane sono sempre colorite e fonte di intrattenimento, capisco che i nostri freddi parenti Anglo Sassoni non ci capiscano in genere una mazza, a loro manca del tutto il senso dell'ironia cinica (siamo pur sempre di un millennio in vantaggio, quando loro bollivano radici noi si faceva pranzi luculliani).

Chi tra di noi sta sull'Internet da praticamente sempre (e magari anche prima) ha una grossa responsabilità verso i nuovi arrivati. Chi tra noi ha avuto delle opportunità di comunicazione lo deve ad altri che si sono premurati di educarlo online. Infatti nei tempi primevi abbondavano i siti di netiquette. Volenti o nolenti per restarci occorrreva aderire. In Italia la maggior parte del pubblico è arrivato circa 10 anni dopo l'inzio (un tempo Internet enorme) e quindi esposto al mondo in cui siamo cresciuti da zero senza aver fatto i passi intermedi e neppure aver avuto la possibilità di studiarli. Faccio questi post con questo spirito di servizio per rendere il valore che mi è stato passato da altri con le medesime finalità, equidistante se possibile dal razzolio di bassa scuola dagli opposti fronti, convinto che una società capace di comunicare (non trasmettere si badi bene) sia comunque migliore. Questo impegno l'ho tenuto al MICSU per anni e successivamente nel mio giardino (studio).

Detto questo veniamo al dopo elezioni. Al solito finita la festa gabbato lo santo. I nostri vecchi conducator possono tornare allegramente a tuffare le rispettive teste sotto la sabbia della storia e ripredere le pratiche di sempre. Dai vari giornaletti si continua con il glamour di sempre. Fortuna che sull'internet sembra andare meglio. Il risveglio di attività avutosi prima delle elezioni sembra abbia una ondata lunga. Certo un po' sta scemando ma questo temo sia legato a una sorta di mestitia post coito tipico dei match calcistici. Per certo ora molti di più stanno pensando all'uso dell'instrumento (la rete) per le prossime elezioni di qualsivoglia sorte. Bene vi fo un prognostico. Se ci pensate solo non andrete di nuovo da nessuna parte. Comunicare in rete richiede tempi piuttosto lunghi. Intanto pensate ai tempi richiesti per essere indicizzati da un motore di ricerca che vi passa in rassegna grossomodo ogni 7/15 giorni. Fate due conti su quanto tempo di vuole per impostare un cambiamento di rotta. Minimo 2 mesi per averne uno verificabile. Anche solo capire a che fare caso richiede un fracasso di tempo. In sostanza se volete essere pronti tra diciamo due anni dovete mettervi da subito. Ma pronti a che ? Bhe a dire la Vostra ad un publico un po' più numeroso del vostro simpatico vicino. Ricordate le 500 miglia ? no ? male.

Postato questo me ne posso andare in vacanza felice. A tra 15 giorni.

2009/06/22

Iran, Italia e Paperopoli. Libertà di omissione.

Nel mondo ideale di Paperopoli l'ecosistema sociale viene opportunamente semplificato per essere ragionevolmente significante in uno spazio di 10/20 pagine a fumetto. Il sistema colà assomiglia un poco al modello di Crespi d'adda dove anche l'anarchico trova il suo posto, opportunamente isolato, nel cimitero/rappresentazione. Insomma un mondo piccolo in cui l'interpretazione dell'evento ha il sopravvento sulla scelta dello stesso. Gli eventi sono cose rare nell'ordinarietà e quindi benvenuti.

Nel nostro mondo globalizzato, invece, gli eventi, la cui percezione viene acutizzata da alcune nozioni orginate tra le teorie del Caos passate nel senso comune, sono innumerevoli quanto sono innumerevoli gli interessi individuali. Penso che ci sia una quantita' di eventi tale da saturare gli interessi individuali senza che ci sia il bisogno di averne anche solo uno in comune con un altro individuo per una vita intera. A voler bene essere onesti questo è sempre stato possibile per il genere umano. Indubbiamente una tribu primitiva avrebbe potuto sciogliersi nella diversità di eventi diversi anche solo in un pezzo di prateria, chi il fiorellino, chi il bacherozzo etc. etc. Probabilmente solo omettendo un sacco di interessi individuali si è potuto costruire, evolutivamente, una qualche forma sociale.

E qui veniamo al vero punto. Quello delle omissioni nella informazione di massa. Bhe intanto diciamo subito che senza omissioni non è data informazione di massa. Vi immaginate una telegiornale che desse notizie di interesse esclusivo per ogni singolo individuo ? Un elenco di almeno una sessantina di milioni (meno una, la vostra) di cose irrilevanti.

Quello che è interessante è notare come questa ovvia considerazione mediatica possa portare, il redattore distratto, a pensare che il tutto sia solo un problema altrui.
Per una esemplificazione della questione si veda questo articolo. Qui il nostro si scaglia contro gli omissis dei telegiornali, stracciandosi le vesti per l'omissione. Già, siamo a corto di argomenti. Il problema è che l'argomentazione può essere allegramente ribaltata nel senso opposto perchè sempre e banalmente vera.

Purtroppo capisco anche che l'antica, e malsana, idea, che viene da una generazione di insegnanti attivi ai bei tempi delle piazze infuocate, che invece il problema sia di confrontare diverse versioni dell'evento non omesso per poter separare i fatti dalle opinioni. Questa pessima idea ebbe però pronta risposta presso il giornalismo nostrano che reagi eliminando del tutto i fatti. Del resto però anche gli utenti non sono rimasti a guardare. Ben conscia dell'importanza nel gestire l'omissione la nostra specie ha reagito a sua volta decidendo per il fai da te nelle omissioni. I cammini di navigazione sul web che altro sarebbero se non una serie di decisioni tra cosa seguire e cosa omettere ?

E l'Iran che c'entra in tutto ciò ? Poco e molto. Di nuovo voglio tenere su questa cosa l'occhio del cinico occidentale. Il caso dell'Iran mi interessa più nelle sue cause che nei suoi effetti. L'Iran ha una interessante composizione sociale. Da un lato ha una generazione al potere piuttosto Vecchia e dall'altra una società relativamente giovane. Mancano almeno un paio di generazioni in mezzo per via della sanguinosa guerra con l'Iraq finanziato e spinto, a suo tempo, dagli USA. Anche da noi succede circa lo stesso solo che un paio di generazioni (inclusa la mia) sono state semplicemente indirizzate all'inceneritore della spazzatura della storia (con il bene placito del Sig. Agnelli, ora defunto, che le definì generazioni di troppo).
Persino quando vado a votare trovo o gente di esperienze precedenti o successive la mia. E' ovvio, in casi come quello Iraniano, che le forme di comunicazione ("ovvio" assumendo i criteri attuali di diffusione dell'informazione come inevitabili se rapportati alla necessità), divergano in modo massiccio e che diventino il piano su cui si attiva il teatro di scontro.

2009/06/18

Le banche hanno ragione. Ma sono autistiche.

Francamente non amo il sistema Bancario Italiano. Ma ne dipendo come circa tutti i piccoli imprenditori. Il sistema bancario Italiano è un sistema feudale di rastrellamento del danaro. Un sistema moderno si occupa invece di redistribuzione.

Tuttavia nel caso della stretta creditizia delle aziende credo che abbiano ragione. Cercherò di limitarmi a delinerare il nocciolo della questione.

Le Banche non ritengono credibile la recuperabilità del credito erogato ad aziende.

L'unico appunto che mi sento di muovere è che se lo dicessero eviteremmo tutti un sacco di rogne e ci renderemmo conto prima del problema reale.

La verità è che le aziende Italiane non sono in condizioni di competere sul mercato globale. In questi anni abbiamo tentato di starci, con prodotti di largo consumo in competizione con altri ben più agguerriti di noi nei prezzi. Finche c'è stato grasso d'avanzo ci siamo stati. Ora la competizione diventa cattiva e pluf il nostro export cala del 25%. E' ovvio non sappiamo comunicare che in forme antidiluviane dai costi enormi. Ma quel che è peggio non sappiamo neppure ascoltare perchè manca, aziendalmente, una cultura della comunicazione e della trasparenza nei processi e nei rapporti col cliente. Il web non solo consente di comunicare con bassi costi su larga scala (e in questo i nostri competitor ci sopravvanzano di gran lunga) ma anche e sopratutto di sondare mercati, individuarne di nuovi o in formazione e sopratutto avere feedback veloce.

Questa nostra carenza è cronica. Valga come esempio l'articolo del 2002 di Business Week Online in cui il sito Ferrari veniva caldamente sbeffeggiato come assolutamente non focalizzato al compito che doveva essere quello di creare una comunity (e quelli di BW avevano ragione visto che l'idea di comunity di Ferrari era: "comperate tutti il cappellino rosso"). Il tutto notate bene non in un commentario da web nerds ma da analisti interessati al rating creditizio e azionario aziendale. Un analista serio valuta anche la credibilità di una impresa in termini di organizzazione e infrastruttura. La fabricheta col siur parun che va in giro per il mondo a cercar clienti è patetica e non certo credibile e ancor meno sostenibile. Francamente prestare soldi in casi del genere eleverà notevolemente i casi di mancata riscossione del credito e chi cacchio vuole il capannone sfitto in ipoteca come rientro ?

Insomma anche qui siamo al ridicolo. Oppure perchè mai una Banca dovrebbe finanziare una nuova azienda che al secondo anno si troverà strozzata del fisco che pretende le tasse del primo anno oltre all'anticipo del 98 per cento sull'anno appena aperto ? Il tasso di mortalità trova in questa causa un numero elevato di vittime. Come dare torto alle Banche anche in questo caso ? Se prestano i soldi a vanvera li buttano aprendo un ulteriore fronte di crisi come è successo negli USA coi prestiti facili.

2009/06/11

Guarda guarda !?!

"Dopo la restaurazione del 1815 l'Italia fu ricacciata nel fondo di ogni abbiezione. Francesco I a Lubiana aveva detto:
Voi sudditi obbedienti, non cittadini illuminati,
e fu questo il disegno cui dovettero forzatamente esemplarsi le scuole italiane, intente a moltiplicare i mediocri che sapessero acconciarsi a servire, e a rompere le intelligenze virili che da ogni umiliazione aborrivano. In tale intendimento, dice Emanuele Celesia, Pio VII ripristinava il Santo Ufficio e la Compagnia di Gesù, la quale tirava un'altra volta a sue mani l'indirizzo dèi giovani, e, ogni altra disciplina cacciandone, spegneva il brio degli ingegni nello studio precoce ed informe della lingua latina; un canonico, Cesare Gattoni, potè allora impunemente predicare in un suo libro sulla "Educazione cristiana" la necessità di tutta affidare la gioventù nostra al tirocinio dei Loiolesi, poiché — se i giovani, egli scriveva, non devono aver paura del diavolo, io non so con qual mezzo si potrà far argine alle loro impetuose passioni. — "

da "La vita e le opere di Raffaello Lambruschini (1907)" di Gesualdo Vannini

2009/06/10

L'affascinante storia dei primevi dell'internet

Ho piu' volte sottilineato l'ampio spazio e le opportunita' per fare della storia del mezzo di comunicazione (o meglio hypermedia trasportando esso piu' media) grazie a cui potete leggere queste interessanti note. Per la vostra felicita' ecco qui un altro signore (ovviamente attempato forse piu' di me) che presenta la storia di Clarinet e alcuni altri graziosi aneddoti sulle "Usenet news".
Due note di spiega per i giovanissimi che potrebbero non avere al piu' pallida idea di che si parli i protocolli usenet erano una catasta appoggiata sul protocollo uucp (unix to unix copy program). Il protocollo UUCP era caratterizzato da una topologia dei sistemi in configurazione hop by hop. Vale a dire ogni macchina di transito delle informazioni provvedeva a immagazzinare e poi rendere disponibili le informazioni pertinenti ai sottonodi (la funzionalita' era quella store & forward). La mail per esempio (eccetto per successive introduzioni dello schema arpa di indirizzamento quello con la @, at sign, per intenderci) si esprimeva specificando o l'indirizzo assoluto a partire dal supernodo originatore, con la successione dei nomi dei nodi (cammino) oppure in forma relativa con l'hop comune tra il sender e il receiver immediatamente superiore (sempre via successione di nomi di nodo). Le connessioni tra i sistemi potevano essere di diversi tipi (tutti vi ricorderete della solita pila ISO/OSI per cui in genere ho sempre sprecato una lezione :-). I tre transport piu' diffusi erano l'ip (Via Darpa), l'X25 per le grandi telecom Europee (Itapac in Italia) e infine il modem su linea telefonica. Nel periodo finale la massa di dati era piuttosto sensibile (pensate che il primo Linux passo' via cosi) e i modem andavano lenti (max 2400 Baud). Lo sviluppo di massa fu reso possibile dalla gloriosa casa produttrice Telebit che con i suoi Trailblazer forni' inizialmente i 9600Baud con il T1000 fino a 32000 Del T2500. In Italia la rete Usenet prima era gestita con esclusiva (e prezzo astronomico) dalla associazione i2u (Italy to Unix). La vocazione al monopolismo era piuttosto evidente e l'associazione si distinse piu' per voler limitare l'accesso che espanderlo. Fu invece Sublink Network, inizialmente creato da un gruppo di hacker molto simpatici, a farsene carico. Sublink con la rete sorella tedesca (subnet) vennero ferocemente combattute dalle associazioni del tipo di cui sopra ma nonostante questo consentirono a molte giovani (spiantate e precarie) risorse umane di accedere al luogo "pivotal" della nuova eta' informatica le "Usenet News".

Post: si segua il link gentilmente fornito da Davide nel commento per lo statuto di Sublink Network.

2009/06/09

Segnalo questa cosa di elevato interesse

A dire il vero e' di interesse solo per gli addetti ai lavori. Tuttavia questa breve intro all'ORE va considerata e vista.

2009/06/05

This revolution will be digitized: online tools for radical collaboration

Un eccellente articolo su come potrebbe evolvere la ricerca scientifica online. Lo scenario di apertura (leggete l'abstract evidenziato) e' intrigante.

2009/06/04

Le 500 miglia

Uno degli argomenti che ho sempre seguito e introdotto nelle varie lezioni tenute nei Master per Umanisti che ho potuto seguire come docente è stato quello delle 500 miglia. Ovvero l'addestramento a condurre azioni di comunicazione nel tempo.

Il web, e a maggior ragione strumenti come facebook, linkedin o twitter richiedono una elevata frequenza di post/azioni per poter disporre di una presenza significativa. I tempi di propagazione delle informazioni da persona a persona o via i motori di ricerca sono relativamente lunghi.

Decidere di attivare un proprio piano personale di comunicazione (o una campagna di marketing) richiede quindi una pianificazione che non è semplicemente inerente i contenuti o le tecniche. Richiede una pianificazione di azioni nel tempo.

Non solo oltre a pianificare occorre pensare, come sempre si fa nelle strategie serie, varianti e strategie per gestire il feedback. Un metodo assolutamente sbagliato è quello di operare secondo coerenza (certo un po' ci vuole senno si perde in cedibilità) non considerando correzioni di rotta in base a diversi parametri di posizionamento. Certo la cosa ha i suoi casi contrari. Ad esempio nel mio blog sul paesaggio preferisco agire per coerenza per ovvie ragioni di integrità artistica, tuttavia questo complica notevolmente le cose in termini di adattamento alla domanda e quindi nel numero di utenza che si può sperare di ottenere.

Queste considerazioni, che per uno con delle esperienza concrete, potrà sembrare aria fritta è in verità un tallone di achille molto diffuso.

Il concetto delle 500 miglia, trovato su un sito di e-learning Australiano nel 2000, dipinge lo scenario di chi si appresti a percorrere una simile distanza a piedi (o, siamo buoni, con un mezzo a bassa velocità). In primo luogo dovrò percorrere 100 miglia e poi cosi via (non mi si citi il paradosso di Zenone a meno che non vogliate passare per spiritosi).

Per questa ragione molti degli sforzi elettorali sul web non hanno successo. Il tempo necessario anche solo a creare un reputazione sui motori di ricerca è di qualche mese.

Inoltre come ho gia rilevato in un precedente articolo manca spesso una struttura di rete in modo che i vari link creino proprio quel grado di reputazione in tempi brevi.

De resto se si va a guardare la storia dell'Internet ci si accorgerà che gran parte dei modelli di comunicazione sembrano essere stati costruiti proprio per evitare la presenza di venditori di professione (attivi solo nel momento del bisogno).

Ma oltre al caso, evidente nel caso delle elezioni, il problema, con particolare attenzione all'Italia, sembra essere diffuso. Certamente uno dei motivi va ricercato nel vero e proprio condizionamento, operato fin dalla scuola dell'obbligo, al tema e allo svolgimento compiuto. Un altro problema è che le cose che occorre organizzare nel tempo sono molte e continuare con una certa cadenza richiede molta attività inventiva (da inventio di uso Leonardesco). Spesso, se non si crede (o ci si impone di credere) nella propria attività e finalità comunicativa diventa molto difficile trovare la corretta continuità.