2008/10/23

web 2.0 il buono e il cattivo

Con un ritardo di circa 4 anni siamo qui a parlare di web 2.0. E' ovviamente un tema scontato. Grossomodo da noi si agitano le acque, e le bibbie, da un paio di anni. Nell'ultima infornata, in tempi molto recenti e visi noti sopratutto ai frequentatori dei primi due anni del MICSU, ci siamo ridotti all'essenziale, anche i libretti sono magrolini.

Intanto va detto che in giro pe ril mondo il dibattito sembra essere molto poco attento alla cosa. E ne ha ben d'onde.
Per il "the register" la cosa è stata messa sul ridere 3 anni fa predicendo presto il web 3.0 come trovata di marketing fatta durante una partita di pingo pong tra Mr. Oreilly e Mr. Oracle.

Scorrendo i titoli negli ultimi mesi se ne nota la totale assenza salvo per alcuni riferimenti a sviluppi ajax. Abbiamo smesso da tempo di pensare di passare solo mostruosità xml come prima si può passare di tutto.

Nelle lezioni bisogna parlarne perchè inevitabilmente gli studenti arriveranno con il fatidico libretto nuovo di pacca. Come dirgli guarda che è la solita copiata e rischi anche di perdere tempo a leggerlo oltre ad averci buttato dei soldi.

Detto questo come evitare di acquistare spazzatura totale. Due indicatori utili possono essere:

  1. Se presentando l'ajax dice che la call javascript in questione era in giro da tempo e che il vero problema è organizzare i servizi REST (o altro) lato server(s) per foraggiarla.
  2. Che la centralità dell'utente era una preoccupazione pure già in atto ma che la necessità di far schiodare contenuti e soldi al medesimo ne ha sostanzialmente acuito l'importanza.
Se è gratis badate che non gravi su altri costi.

Se ci sono entrambi i punti comperatelo tranquillamente.

Se c'e' il primo siete sulla tecnicaglia e quindi saprete voi se serve o meno (ricordate che il cut & paste è meglio).

Per il caso due non saprei, da solo non basta a togliere il dubbio della perniciosità. Ultimamente mi rendo conto che lo studio di modelli sociali applicabili richiede un planning e un calcolo dei costi piuttosto complessi (in gran parte umani e non di sviluppo) oltre all'identificazione del sistema della relazioni da mettere in movimento. Gli esempi di facebook e altro non sono particolarmente applicabili e poi ci sono già (ad esempio è piuttosto ambizioso competere con google) .

Una cosa che mi colpisce sempre molto è che raramente nei libretti di cui sopra trovo l'affermazione di base che alla fine l'utente è l'Internet (quello che paga il conto al provider di connettività) cosa da cui il web 2.0 discende in pieno.
Questo mi capita anche con clienti a cui propongo di usare paypal spiegando che in sostanza gli utenti Internet hanno già scelto il metodo di pagamento e che quindi è del tutto inutile arrampicarsi sugli specchi.

Uffa alla fine m'e' toccato parlarne. Del resto penso che occorra fare il punto per evitare di passare per il solito sospetto tardivo. E' vero nel workshop a cui lavoro il web2.0 c'e' eccome e me ne occupo io.