2009/05/26

Fighette e vecchietti

Ah! renoncez aux vertus, Eugénie! Est-il un seul des sacrifices qu'on puisse faire à ces fausses divinités, qui vaille une minute des plaisirs que l'on goûte en les outrageant? Va, la vertu n'est qu'une chimère, dont le culte ne consiste qu'en des immolations perpétuelles, qu'en des révoltes sans nombre contre les inspirations du tempérament. De tels mouvements peuvent-ils être naturels? La nature conseille-t-elle ce qui l'outrage? Ne sois pas la dupe, Eugénie, de ces femmes que tu entends nommer vertueuses. Ce ne sont pas, si tu veux, les mêmes passions que nous qu'elles servent, mais elles en ont d'autres, et souvent bien plus méprisables... C'est l'ambition, c'est l'orgueil, ce sont des intérêts particuliers, souvent encore la froideur seule d'un tempérament qui ne leur conseille rien.
D.A.F. De Sade "La Philosophie dans le boudoir"


"Je ne cesserai de te le dire : le sentiment de l'humanité
est chimérique; il ne peut jamais tenir aux passions, ni
même aux besoins, puisque l'on voit dans les sièges les
hommes se dévorer mutuellement. Ce n'est donc plus
qu'un sentiment de faiblesse absolument étranger à la
nature, fils de la crainte et du préjugé. Peut-on se dissi-
muler que ce ne soit pas la nature qui nous donne et nos
besoins et nos passions ? Cependant les besoins et les
passions méconnaissent la vertu d'humanité; donc cette
vertu n'est plus dès lors qu'un pur effet de l'égoïsme qui
nous a portés à désirer la paix avec nos semblables, afin
d'en jouir nous-mêmes. Mais celui qui ne craint pas les
représailles ne s'enchaîne qu'avec bien de la peine à un
devoir uniquement respectable pour ceux qui les redou-
tent. Eh! non, non, Juliette, il n'y a point de pitié franche,
point de pitié qui ne se rapporte à nous. Examinons-
nous bien au moment où nous nous surprenons qu'une
voix secrète crie au fond de nos cœurs : Tu pleures sur
ce malheureux, parce que lu es malheureux loi-même et
que lu crains de le devenir davantage. Or, quelle est cette
voix, si ce n'est celle de la crainte ? et d'où naît la crainte,
si ce n'est de l'égoïsme ?"
D.A.F. De Sade "Histoire de Juliette, ou les Prospérités du vice" da questa raccolta di estratti di opere di D.A.F. De Sade.


Donatien Alphonse François de Sade, Marquis de Sade, è stato certamente uno dei più attaccati e denigrati degli analisti delle rappresentazioni simboliche e delle relative psicologie del dominio, la propaganda del potere si è cosi accanita contro il nostro che l'immagine collettiva, sviluppata lungo secoli tanto faceva paura, è che lui fosse il porco e non quelli che lui descriveva. Ben l'aveva capito Pier Paolo Pasolini nelle sue "120 giornate di Sodoma e Gomorra" tratto da quanto rimasto del romanzo del Divino.

Quello che trovo criticabile nella versione di Pasolini è la necessità di associare il tutto al solo "Fascismo" non considerando come nella versione del Divino invece sia il Potere in assoluto ad essere messo in bella vista indipendentemente dalla bandieruola del momento. In questo Pasolini è stato un uomo di sinistra. Troppo preso dalla propria ideologia per avere il coraggio di approdare ad una visione radicale qui e la scivola nel giustificazionismo.

Infatti ora che abbiamo una riproposizione moderna (sempre in forma di operetta) del soggetto la sinistra si scopre moralista e bacchettona. E si fa fregare. Persino le figure che piu' hanno rappresentato pubblicamente il movimento femminista si sono buttate in questo che pare un appiglio per incrinare la credibilità del presidente.

Purtroppo quello che ne esce non è edificante. Mi rendo conto quanto poco l'attività di molti esponenti dell'area per cosi dire "trasgressiva" degli anni 70 abbia inciso se confrontato con il peso culturale di Baglioni, Cocciante e Lucio Battisti.

La traccia di quanto affermo si trova ben impressa nel linguaggio usato dagli esponenti dell'opposizione. Ovunque si parla di Lui il ghermitore, lo spreca fanciulle, colui che fa i festini con le giovani pagnottelle a danno del malcapitato garzone di macellaio etc. etc. In ogni caso è lui l'attore. Mai si vede una partecipazione attiva della fanciulla. Persino la moglie trova le sue ragioni nel Suo tradimento (o forse c'e' una questione di spartizione del bottino ?).
Ma la datrice del tesoretto che pensa ? O la mamma/pappa ? No anche qui si fa parlare il fidanzato (che di sicuro ha le idee piu' chiare dell'oca) o il padre (che fa, a confronto della moglie, una figura da "venado". Si veda "I ragazzi selvaggi" di Borroughs per l'espressione "venado"). E tutte le altre concorrenti ? Si parla di una cinquantina, gia' quelle selezionate, mi piacerebbe conoscere la burocrazia delle decisioni invece (si veda il film di Pasolini), e di nuovo le mamme spargevano nastri e lustrini negli amati capelli ? No, solo loro i gaudenti sono l'unico soggetto nella faccenda.

In sostanza anche se con le migliori motivazioni quello che ne esce e' un calderone di abissale vetustita' che come la polvere spessa copre di una patina triste la nostra amata Patria. Papa, Pappa e Papi. Perchè chiamarla ancora Italia ? Non è meglio e più comodo 3P ?

PS: e non mi si venga a fare il paragone con il Duce. L'Uomo sotto il profilo del codino anteriore, era di tutt'altra tempra cosi come le donne che a lui si davano. Anzi a ben guardare proprio le donne (di cui non c'e' traccia) spesso erano certo piu' colte di lui avendo non solo letto ma interiorizzato quanto nel periodo in questione si andava sviluppando nella coscienza culturale in merito ai piaceri.