Confesso di fare pochissimi accessi a linkedin. Oggi ci sono andato e sono cascato su due commenti, incredibilemente simili tra di loro di due "Followers" di questo blog: Fabio Brivio e Alessandro Martin.
La questione riguarda un post su un blog in merito al futuro economico (leggi ritorni o dividendi tra gli shareholders) oscuro dei "social" web services.
Premesso che il blogger cola referenziato non gode di tutta la mia stima (ricordo il personaggio, in giovanissima eta', quando cercava di portare borse qui e la' e non ritengo avesse la piu' pallida idea di cose fosse una rete IP, meno ancora Internet. Pioniere, ma per favore!. Al Gore docet ..., forse e' un omonimo ) trovo pero' che il tema meriti una qualche riflessione.
Per cominciare ritengo che la maggior parte delle analisi sui servizi sociali web sia malposta. Intanto perche' si fa la classica di "ogni erba un fascio" e poi perche' spesso gli analisti che affrontano il problema lo fanno sempre da un punto di vista aziendalmente arretrato e quindi hanno uno sguardo inevitabilmente conservatore. Anche il concetto di redditivita', cosi come viene analizzato, mira ad identificare un nucleo omogeneo di entrate, cosa assolutamente non vera in una web factory. Come insegna Amazon e' il mix delle marginalita' ad essere il punto di interesse (leggi "sordi" o "grano").
Intanto distinguiamo due classi. I servizi come Myspace e Flickr (tipo A) verso servizi come Facebook o Linkedin (Tipo B).
Definirei il tipo A come "succedaneo" nel senso che ha funzione di bridge nel digital divide. Fornisce cioe' agli utenti un servizio che altrimenti richiederebbe una qualche competenza seppur minima nel setup di un proprio blog o sito rssizzante. La seconda classe invece la definirei caratterizzata da funzioni di "ecosistema", fornisce cioe' un ambiente di relazioni proattivo.
Per essere piu' chiari, la prima tipologia (tipo A) capitalizza proprio sul digital divide fornendo strumenti di pubblicazione in apparenza piu' semplici di un sito o anche di un blog. In apparenza perche' la necessita' di conservare un buon numero di utenti a scapito di altri sistemi similari richiede necessariamente una certa propensione all'abito operativo contorto.
Questo tipo e' quello piu' a rischio di non redditivita'. Il rapporto tra utenti visitanti e utenti attivi tende a rimanere costante nel tempo. Un aumento serio della visitabilita' flikr l'ha ottenuta facendo accordi con grandi fornitori di contenuto, Musei, enti governativi e istituzioni. Le potenziali fonti di reddito di servizi come il tipo A sono o l'acquisto di servizi da parte degli utenti attivi e la vendita di servizi di monitoraggio sui partecipanti.
Senza violare alcuna privacy e' possibile indagare (tramite i record exif) parecchi dettagli operativi che possono essere di grande interesse per le major fotografiche. Escludo i contenuti a pagamento, almeno per il grosso del servizio, sorgerebbe il problema della retribuzione dei proprietari dei contenuti e gli stessi, utenti attivi, migrerebbero per lo piu' verso altre piattaforme ugualmente gratuite. Senza contare che alcune istituzioni a quel punto troverebbero naturale migrare.
Sempre nel caso di flikr o di myspace resta poi il dubbio del reale rapporto numerico tra utenti attivi e passivi, che non e' noto. Personalmente ritengo che grosso modo siano entrambi una vasca dei pesci rossi, dove i produttori corrispondono perlopiu' ai visitatori.
Nel caso di flikr inoltre il potenziale numero di utenti attivi e' limitato da ragioni strumentali. Guardando i dati di vendita mondiali di fotocamere digitali si vede come il numero delle fotocamere digitali vendute nel mondo dal 2000 ad oggi corrisponda grosso modo al 50% dell'utenza mondiale internet (e considerate che solo una piccola pencentuale di questi pubblica su flikr, sebbene questi ultimi siano molto prolifici), il rapporto, quando si passa analizzare Dslr (reflex digitali), che sono il core del mercato fotografico attuale, diventa un po' piu' favorevole ma il rapporto utenti internet / fotocamere digitali scende al 10% della popolazione della Rete.
Inoltre il tipo A richiede un tipo di impianto che ha costi decisamente superiori ma funzionalita' simili ad un buon servizio di aggregazione. E' quindi molto debole anche sul piano della competizione tecnologica.
Diverso e' il discorso per il tipo B. Intanto la genericita' e' di svariate misure di grandezza superiore. Il tipo stesso di interessi e' dei piu' vari. Dagli affetti e affettati al marketing pissi pissi o virale. In sostanza la differenza e' nell'ampiezza del mix che possa, in potenza, generare reddito. L'handicap di Facebook e linked, ma puo' essere una forza in termini economici, e' che comunque per accedervi occorre una registrazione. Le registrazioni richiedono utenti attivi. Dubito che ad utenti registrati sia possibile richiedere un costo di acceso ai contenuti (basti pensare come il sasso, tirato dai concorrenti, sulla proprieta' dei contenuti abbia fatto effetto).
Per contro sono molto ampi gli ambiti di integrazione (ed e' in parte la nuova frontiera) con contesti applicativi (desktop). Molto interessante potrebbe essere il connubio tra agenzie interinali e utenti in cerca di lavoro.
La reale forza del tipo B e' molto lontana dall'essere sfruttata. In particolare la parte inerente gruppi e eventi che allo stato attuale sono piuttosto rachitiche. Ad esempio ho seguito esperimenti in cui abbiamo studiato la velocita' di crescita di un gruppo. Con opportuni accorgimenti si puo' arrivare a picchi molto elevati e veloci. Inoltre il gruppo puo' essere fortemente integrato con siti esterni aumentandone la tenuta di rete.
Ma per concludere. Che se ne trae. Poco perche io tendo a prendere atto dello stato e ho molta difficolta' (da contrarieta' teoretica) a fare prognostici (mancano dati sensibili sul mix attuale). Mi pare pero' di aver mostrato, con osservazioni qui e la, che l'ambito di discorso vada affrontato con una maggiore attenzione da insider piuttosto che come analista di contesti aziendali tradizionali.
Taurus Engine Sensor Wiring
5 anni fa