2008/11/23

Social Media Specialist.

Non ho potuto resistere a questa cosa divertentissima.

2008/11/19

Segnalazioni. Come il digital divide possa essere sconfitto con intelligenza

Cari, vi segnalo questo confronto formativo (la fine dell'ultimo workshop mi lascia un po' orfano, al solito, sniff). Si tratta della questione della pirateria. Fatevi un confronto di come si possa trattare con informazioni sensibili rispetto a opinioni e sentito dire, notare il fantastico "anche" nel titolo.

Una bella differenze non vi pare. La versione di bldgblog è pure affascinante.

Brevissime

Purtroppo in questi giorni sono presissimo. Quindi molto di corsa. Sto smaltendo le raccomandazioni su linkedin con molta calma (odio l'interfaccia dell'oggetto). Segnalo a tutti coloro (ex studenti MICSU) che volessero una connessione e una raccomandazione su linkedin sono a disposizione. Non vi fate cercare per cortesia ma mandatemi una proposta di connessione. Noto peraltro che il MICSU e' scarsamente segnalato nei profili, o se lo avete fatto e' sottotono.

Se qualcuno volesse riempire la bella discussione con un proprio post e' benvenuto. Accetto anche opinioni fortemente discordi :-D. Le regole le ho gia date in un commento precedente. Il tema dovrebbe riguardare che fare per toglierci dal digital divide (lasciate stare il governo per carita' o altri enti superioriori come Dio, la Madonna, Maradona, Allah e Odino).

Se invece avete delle idee per corsi o docenze brevi sappiate che sto progettando una serie di mini workshop tematici. Il tema va dalla programmazione alla gestione e produzione di contenuti. Mi piacerebbe avere (ad alcuni l'ho gia chiesto) ipotesi di vostri possibili contributi (molto brevi max 3 lezioni da 2 ore) la e-mail la conoscete.

2008/11/17

Indagini sulle annate del MICSU

Per ricostruire un con delle certezze le date sto utilizzando questo.

Ah le "way back machines" banali e utilissime. Oltre alla way back sto verificando tra tutte gli scritti del periodo. Ho fortunatamente un backup abbastanza ampio ma non ho attualmente il posto sui dischi per aprirlo.

In merito al dubbio di Gianpaolo su Hermes/Penelope. Stando ai dati di fatturazione il 2001 dovrebbe essere stato l'anno di inizio dell'analisi. Il 2002 potrebbe essere stato l'anno di realizzazione e il 2003 l'anno del distacco. Sarebbe quindi sparso su 3 MICSU. Mi pare ci fosse stata una conferenza di presentazione ma non ricordo le date. Forse dovrei cercare il documento che servi da base alla presentazione (non fatta da alcuno del gruppo :-). Se avete rimembranze e' il momento di tirarle fuori :-D

2008/11/14

Weekend

Stavo guardando le statistiche del blog e con somma gioia ho notato che ci sono ben 7 konqueror che visitano. Un applauso, normalmente sono abituato a scartare i konqueror perchè miei, in questo caso no. Meno bene per i 14 explorer. A tutti dedico comunque il cineforum di questo venerdi che non c'entra nulla ma avendone sempre parlato qui e la nelle lezioni mi pare finalmente giunta l'ora di darvene un "assaggio". Del resto il filmatino è in tema con la frenetica attività di calunnia e insulto che s'ode a destra e che, come a sinistra la faccenda della scuola, ha scaraventato in rete un sacco di individui.

La crescita dei cosidetti heavy users dall'anno scorso è stata robusta. Questo a dimostrare che oggi come ieri l'Internet è fatta dagli utenti. E' il bisogno di comunicare che fa crescere la domanda a livelli basilari. Quindi ragazzi se il lavoro va un pò meglio nonostante i tempi lo si deve alla Gelmini e a Paolo Guzzanti.

Ma prima di tutto occorre ricordare Walter Veltroni che è riuscito a fare per noi quello che le BR teorizzavano nei momenti di onanismo più efferati. Tagliare la testa alla sinistra parlamentare e sindacale per ottenere un proletariato attivamente rivoluzionario. Vabbè non si tratta di proletariato rivoluzionario ma bensi di utenti Internet Italiani che sulla scia dell'insegnamento di Brian di Nazareth, ed orfani degli usuali padri, hanno creato una miriade blog/partito. E che fanno costoro di bello. Nulla ma fanno traffico e creano domanda. Sperem. Di certo avremo tra poco qualche profonda riflessione filosofica su twitter e magari chissa un nuovo libro sul web 2.0 che ci parli della profonda incidenza del web sociale sulle elezioni americane. Peraltro ho notato che si stanno preparando qua e la nuove offerte di master di informatica per umanisti volti al social web. In particolare un docente esterno dei primi due anni del MICSU, noto per l'abilità camaleontica, ha gia riciclato il proprio materiale (il solito cambio di titoli) in web socialista (era partito dal multimedia per passare dall'elearning). Chi di voi seguisse questo blog per farsi una idea di che master fare aspetti con pazienza la guida in preparazione. Per ora vi consiglio di scartare tutti quei master che abbiano la parola "face book" nel programma (l'hanno gia fatto e non serve a nulla studiare un mostro di siffatte dimensioni).

Mauro

2008/11/13

Corto circuito. Evidenze della tragicommedia digitale del belpaese. 2

Un altro fantastico scoop. he he he. Beccatevi questo (ringrazio per la segnalazione).

Manca di tutto. E' un vero manuale online di cosa non fare. Provate a calarvi nei panni dell'usuale cittadino di un paese sviluppato (non l'Italia o la Romania o il Kasakistan) e immaginate che cosa si possa pensare di una cosa simile. Manca peraltro anche il prefisso internazionale per poter telefonare alcune sacrosante ingiurie. Provate poi a seguire i link.

Se poi guardate il sorgente vien da ridere. Il sorgente è un tutorial di tutte le sciocchezze richieste (a basso compenso) dai comunicatori Italiani, dubito però che un cieco lo possa apprezzare (senza offesa per la categoria).

Chi lo ha fatto ? Che si tratti di un fornitore di servizietti umanistici ? O uno a cui non piace Magritte ?

Altro che saper programmare, ragazzi qui siamo all'inf della comunicazione.

Mi ricordo a questo proposito di un colloquio che alcuni di noi intrattennero con MxM alla fine del primo anno. Ho ancora la mascella che mi duole, da allora, per il tonfo, e si che uno dei nomi assomigliava a quello del noto liberatore d'Italia.

Segnalazione

In attesa di rilasciare la terza puntata del II anno del MICSU (sto raccogliendo documentazione in modo da avere un pò di riferimenti), vi segnalo questa cosa piuttosto interessante.

Mauro

Dialogo dei massimi sistemi (in minimi termini)

In pausa pranzo ho captato con la coda dell'orecchio un interessante sfogo di una sistemista alle prese con un'addetta al marketing.
Il pomo della discordia era rappresentato da un problema di segmentazione del target.
Mi sono immaginata la gustosa scenetta.

Antefatto:
Marketing scrive l'ennesima mail sul fatto che non sappia che pesci prendere per ottenere il risultato voluto con l'applicativo.
Sistemi, che ha rinunciato da tempo all'idea di poter risolvere dubbi di tale portata via mail o tramite help on line accorre di persona.

Dialogo:
Marketing: "Il problema è che vorrei selezionanare i giovani"
Sistemi (non vedendo bene dove sia il problema): "Allora selezioniamo una fascia di età tra i 18 e i 28."
Marketing: "No, non è quello che voglio! Io voglio rivolgermi ai giovani! Io ad esempio ho superato i 30 ma mi sento ancora gggiovane!"
Sistemi (reprime un profondo sospiro scorato, calcola velocemente l'età della collega, spera di non fare gaffe): "Allora selezioniamo gli utenti tra i 18 e i 35?"
Marketing (indecisa tra il pensare che la sistemista manchi totalmente di sensibilità o sia semplicemente cretina) "Ma no! sentirsi gggiovani non ha che fare con l'età..."
Sistemi (alzando gli occhi al cielo): "Allora classifichiamo i contenuti del sito da "per giovani" a "per vecchi" e analizziamo le abitudini di navigazione degli utenti per identificarli?"
Marketing (scoraggiata): "No, non serve! io ad esempo devo navigare tra contenuti "per vecchi" per lavoro ma.... alla fin fine mi sento ggggiovane!!!!"
Sistemi (scoraggiatissima): "D'oh!"

Segue un lungo imbarazzante silenzio. Nel frattempo si è fatta una certa.
La pausa pranzo e un senso di profonda rassegnazione per entrambe le parti tessono il sipario che cala sulla scena...

Riflessione:
Pensavo al recente discorso della terza cultura.
Nel nostro caso da una parte non c'è la più pallida idea di come ragioni un programmatore e si tende a vedere l'applicativo come dotato di poteri paranormali, o quanto meno psicoanalitici (e per quanto adori Eliza mi sembra una convinzione un po' forte).
Dall'altra l'abitudine a parcellizzare i problemi riducendoli all'alternanza tra 0 e 1 non fa certo guadagnare in flessibilità di fronte alle sfumature, alle contraddizioni, all'indefinibile con cui l'utente finale deve fare spesso i conti.
Proprio in questi casi, mi sembra, avere un piede in due scarpe potrebbe essere la strada verso una sana INVENTIO, conscia della natura dei problemi e dei mezzi al tempo stesso.

Nota tardiva:
Manco a farlo a posta dopo cena, nel mio consueto giro di socializzazione su Facebook ho trovato un invito a fare il test "Scopri la tua età psicologica"... non aggiungo altro.

ManuZ

2008/11/11

Che insegnare all'informatico umanistico che non sappia già

Io credo che l'Università dovrebbe insegnare le basi dei principali linguaggi dell'informatica a tutti i laureati in Scienze Umane. Si tratta di un bisogno oggettivo e culturale, dati i tempi.
Muoversi con agilità ad un livello soddisfacente tra markup, programmazione e algoritmi, URL et similia nn e certo così difficile.

E poi, voglio direi magari abbiamo studiato 2000 anni di storia e comunicazione tra gli uomini, e filosofia e filologia. Come è possibile che noi nn si sia in grado di capire come comunicano due macchine?

Fabio in un recente commento.

Mah non ne sono convinto. Allo stato attuale, posto che si abbia una idea di che programmare, si può impararsi il tutto dal sito più opportuno con un tempo proporzionale alla profondità richiesta. E' una perdita di tempo totale insegnarlo. Io credo che nelle aule gli studenti siano più motivati dai tratti pratici ed esperienziali forniti dal docente.

Un tempo anche io pensavo si dovesse insegnare a tutti almeno un linguaggio. Ora non ne sono molto convinto anzi, dato che sono un relativista convinto: "Anything goes". La questione però è seria. In tempi molto recenti, osservando il mondo della scuola ai piani bassi, mi sono sempre più convinto che il passo serio è quello di apprendere ad apprendere. Nel pratico si traduce in come decido in fretta che sto contenuto è credibile e quindi studiabile. Chissa quante volte te lo sarai chiesto, Fabio, di fronte al pezzo di codice trovato via ricerche, ponendoti il problema se valeva fare o meno un eventuale debugging dato che non sembrava fungere del tutto (pescare codice via ricerche francamente è un modo di programmare che mi piace, sopratutto se ci si deve interfacciare con api astruse, dopo 25anni di tastiere riscrivere lo stesso loop può essere letargico).

L'altra cosa importante da considerare è l'assoluta necessità di considerare di lavorare in gruppo. Questo è uno scoglio difficilissimo da superare nelle ristrettezze degli investimenti generalmente scarsi o ben ricondotti a porti sicuri.

Se dovessi guardare in termini utilitaristici mi è servito di più nel tempo un corso di conduttore di gruppo che feci nel lontano 1981 (con un ritardo di un po di decenni anche in italia con training autogeni tgroups et similia) rispetto al tempo perso a imparare un fracassata di linguaggi inutili (tutti sottilmente diversi, a volte anche aclatantemente) , per fortuna che alla fine mi sono ridotto a 4 o 5 nello scrivere materiale. L'utilità del corsetto non era tanto nei termini pratici (sostanzialmente inutile sul piano della resa) ma perchè i tgroup obbligavano alla riflessione sulla comunicazione, posto che uno ne fosse interessato, e io lo ero seppur non in modo relato ai computer, notare che solo un paio di anni dopo scrivevo allegre routine in basic per un computer di nome "new brain" inglese con supporto di memoria di massa su cassette (un incubo).

Questo per arrivare a di che dovrebbero trattare le lezioni di programmazione. Ma Inventio! come avrebbe detto Leonardo. Porre problemi e reperire, come mosche che sbattono la testa su un vetro, una qualche soluzione programmatoria. Insomma la cosa che richiede più tempo oltre al debugging è la pensata di inizio, e quella la può fare anche uno che non conosca alcun linguaggio, è solo più difficile (non impossibile) che serva a qualche cosa.

Il solo problema qui è convincere lo studente che il linguaggio da usare sia sostanzialmente un cavolo suo e puntare ad un progetto di massima fattivo fin dall'inizio considerando che comunque la programmazione è solo un aspetto della questione. Per strada poi convincere i recalcitranti a leggere almeno il manualetto online. Altrimenti il corso deve diventare da sfinimento e lungo se deve inglobare ll'insegnamento del linguaggio oltre al progetto.

Per esperienza personale un corso teorico/pratico tende a comprimere sempre la parte pratica e va quindi evitato.

A posteriori: una piccola chiccha. Senza cattiveria ma che ci azzecca (sempre come diceva il noto retore) Arabo III ? Non sarà che l'uploader umano del caso abbia capito male ? Magari ha scritto arabo in senso figurato ? In realtà è un linguaggio di programmazione molto ostico ? Escludo il linguaggio multimediale per la nota ritrosia con le immagini degli "infedeli" ? (Mi scuso del termine ma è divertente, non sono certo un fedele di un alcunchè, quindi nessuna offesa).

Decidete da voi: ecco qui.

2008/11/10

Pensiero veloce del lunedi. Informatica Umanistica e storia.

Sono molto di fretta perchè ho una valanga di cose da fare in un giorno. Tuttavia un pensiero appena levato non ve lo toglie nessuno.

Questa mattina parliamo di storia e velocità. Mi limito a postare due esempio che da soli valgono mille parole.

Lascio a voi l'esercizio. Vi do però la chiave. Confrontate le date. L'argomento sono i Turing Awards.

  1. turing award del 2008
  2. turing award 2007 (in italiano).
La corretta datazione degli eventi, la loro presentazione in forma onesta. Notate come tutta la questione sia sottilmente fuorviante. E alla fine provate a ricordare se state parlando dei turing award per il 2007 o per il 2008.
Si noti che slashdot non scherza come confusione in merito seguite i link e vi sembrerà di avere il mal temporale (da mal di mare applicato al tempo).

Tempo fa mi capitò di segnalare come una storia dell'Informatica e della comunicazione in rete fosse quanto mai necessaria, e non sono stato l'unico anche nel "paese dove è il trono di colui che regna su tutte le genti" ne è stata più volte invocata la necessità.

Una applicazione da storico serio o anche di storico delle idee credo sarebbe molto benvenuta. Questa potrebbe essere un accezione di Informatica Umanistica molto interessante. Temo che il problema sia la complessità. Già diventare uno storico è cosa difficile. Diventare uno storico di qualcosa richiede l'ulteriore sforzo di conoscere bene quel qualcosa onde evitare l'effetto "biancaneve nel mondo dei sette nani". Probabilmente un lavoro di gruppo potrebbe essere molto più facilitato ma questo non è applicabile nella nostra Patria per le note ragioni individualistiche (si veda sempre Brian di Nazareth).

Personalmente mi divertirebbe, ci sto provando, una storia tutta Italiana. Quella di "Sublink Network" cui partecipava, ne cito l'attualmente più noto, Alex Martelli che allora era un programmatore di sistemi CAD e il famoso sui giornali che al tempo trattavano di hackers come qualcosa di molto esotico: "Blue boy".

2008/11/07

Considerazioni del venerdi o lo status biologico dell'umanista

Per tutta la settimana sono stato afflitto da un pensiero ricorrente. Non sarà che anche la faccenda dell'informatica per umanisti sia un pò attempata ?

Quest'anno mi sono capitati tra gli studenti del workshop, breve, cui ho partecipato anche due studenti del DICO. Fatta salva una maggior comprensione di alcune questioni ho notato le stesse necessità sia per gli umanisti che per i "tecnici". Entrambe le tipologie avevano il problema di maneggiare contenuto, scrivere, o comunque imparare a gestire azioni di comunicazione online oltre all'usuale brik a brak come seo e affini.

Ciò è molto diverso, per fare un esempio, di quanto emergeva al MEL (Master di ELearning) dove le differenze tra le due tipologie erano molto più rimarcate.

In verità mi è sembrato che mancassero tutti di nozioni che vengono da quella che viene chiamata terza cultura.

Questa è una sorta di aggregato di ipotesi , evidenze scientifiche e considerazioni teoretiche, emerse a partire dalla metà del secolo scorso (1900), per sopperire all'assenza dei filosofi e in generale degli umanisti nell'ambito delle scienze biologiche con particolare riferimento alla informatica genetica e alla genetica teoretica (Varela et. al) a cui si sono affiancate scienze come l'antropologia (Bateson) e altre discipline. Fate un giro su Plos Biology per farvi una idea o andate direttamente al libro fondativo (lasciate perdere l'atmosfera new age che ci azzecca poco come era (?) solito dire il noto retore abruzzese).

In particolar modo mancano conoscenze sui modelli di comunicazione, le loro varietà e le diverse viste teoriche che se ne possono avere. Sopratutto manca un correlazione tra pratica e teoria.

Questo ad esempio spiega la scarsissima attenzione ai feedback che vengono da statistiche. O la difficoltà generalizzata a produrre i contenuti che vengono via via richiesti. Non sto parlando degli "uploader" umani che sono un fenomeno tristissimo molto italiano o indiano, insomma tipico di grandi numeri di impiegati a inserire contenuti prodotti da altri, su questo argomento torneremo e so che per alcuni di voi è un fenomeno tristemente pratico.

Nella produzione dei contenuti la domanda comincia ad apparire anche da noi ma siamo molto lontani dagli stipendi americani che vedono anche 25$ (e forse superiori) per post su argomento per i blogger di un qualche successo.

In parte quello che ha cambiato molto le cose è che la rete, adesso, è fatta da sistemi di pubblicazione assistita come questo che stiamo usando. I CMS e la pubblicazione autonoma dei contenuti hanno livellato il campo ai livelli tecnici bassi.

Sono sempre più convinto che quello che serva sia invece l'umanista scalzo se mi si permette di parafrasare Mao. Solo che veramente l'università ne produce di queste figure ? Per umanista scalzo intendo un abile artigiano della parola scritta. Capace di adattarsi a tipi di scrittura anche abbastanza complessi e al contempo molto semplici nella fruizione.

Per fare un esempio se occorre fare un blog per vendere più spazzolini da denti occorre fare uno sforzo non indifferente di fantasia ma anche di lavoro per spicciare un qualche argomento che regga oltre i primi due post e che perdipiù faccia utenza. Come vedete semplice e complesso al contempo. In realtà noto che proprio la provenienza da lettere risulta quella di maggior resistenza a pratiche di scrittura siffatta.

A volte si ha la sensazione che l'unica soluzione sia ricorrere a tecniche come quelle usate dagli alpini con i muli durante la grande guerra per ottenere un qualche risultato. Anche sul piano della scrittura insomma ci sarebbe un livellamento. Del resto, mi conforti Manuela, anche buona parte degli scrittori della seconda metà degli secolo scorso non erano umanisti.

Concludo qui ma vi lascio il filmato per il weekend come possibile argomento per la vendita di spazzolini da denti.

2008/11/06

Corto circuito. Evidenze della tragicommedia digitale del belpaese.

Come annunciato inizio una breve serie di segnalazioni dal Corriere. Per cominciare mi è parso simpatico segnalare la semicomica presenza degli annunci di google nelle pagine del giornale. Per poterla apprezzare occorre andare al fondo della pagina e correlare gli annunci google con il contenuto dell'articolo online.

Come sapete sono sempre stato molto attento al prurigginoso quindi ecco qui. Mi domando se dalle parti dell'autorevole quotidiano si siano mai chiesti se il guadagno proveniente dagli ads non venga vanificato dalla caduta di credibilità dovuta la mancato uso di filtrature sugli annunci (cosa facile e peraltro assai più renumerativa).

Mauro

2008/11/04

Gli anni del master MICSU: il secondo anno parte II

Prima di continuare con i ricordi di come andò il secondo anno devo ringraziare chi ha commentato il post inerente la prima puntata, le testimonianze sono necessarie a fermare la traccia degli eventi.

Detto questo: Previously in devoluzioni (mi piace l'apertura come Star Treck o Heroes) abbiamo parlato della caratteristica ``pivotal'' del secondo anno. Purtroppo per molti studenti fu un anno ``horribilis''. Lo fu anche per il Coordinatore del Master, un docente al di sopra di ogni sospetto nella sua devozione allo studente.

La bolla di internet si era sgonfiata, ma in Italia nessuno lo sapeva visto che i giornalisti in gran parte parlavano di internet per averla sentita raccontare da un loro amico (del resto anche ad oggi al Corriere sembrano avere difficoltà a spiccicare un link funzionante ma su questo farò un discorso a parte). Gli studenti potevano beneficiare di un finanziamento regionale che ne consentì la partecipazione gratuita.

Gli studenti di ogni anno del MICSU sono stati molto diversi sia per provenienza sia per tipologia formativa. Nel primo anno si trattava in gran parte di persone che già avevano lavorato nel segmento d'interesse oppure avevano una idea chiara di cosa volessero tant'è che pagavano, nel loro caso si trattava di dotarsi di un patentino che qualificasse abilità spesso già possedute. Nel secondo anno invece il grosso era costituito da gente in cerca di una occupazione (a volte sembrava anche di qualsiasi occupazione) al minor costo possibile, del resto questa era anche l'impronta che la regione aveva impresso alla struttura dei master finanziati (non c'erano ancora i master di sciatsu e divinazione sulla teiera, finanziati, che sarebbero apparsi nell'anno successivo). Molti degli studenti non avevano neppure una connessione Internet.

Alcuni degli studenti, pochi, avevano le idee chiare, altri invece presentavano stati di prostrazione ai confini del masochismo e spendevano una enorme quantità di tempo a parlottare tra di loro (un pochino come i contadini in Fontamara di Silone) gli studenti comunque non bestemmiavano nostro Signore. Il master non aveva sostanzialmente un sito, lo avremmo fatto noi, i collaboratori che avevano deciso di tentare l'impresa con me nel corso dell'anno ed io mossi anche dall'orrore che un master con chiari sbocchi professionali internet non avesse un sito ̇dignitoso e al passo con i tempi mondiali.

Come avevo accennato nel precedente post io ero molto preso da attività di sviluppo software (sostanzialmente un sistema di CMS per Editori, E-Learning e Comunità) e per la parte iniziale ho delegato la gestione. Come Gianpaolo ha ricordato nel commento il setup iniziale (oltre ai dribling di compatibilità pro quieto vivere) aveva consumato quasi tutto il tempo allocato alla task.

Il semantic web aveva fatto la sua prima apparizione da un anno. Con Gianpaolo ci siamo messi a ideare e sviluppare quello che sarebbe stato chiamato Hermes. Un sistema di annotazione basato sui concetti di referenziazione RDF. A causa di alcune divergenze di vedute con il committente (non pagante nè in danaro nè in riconoscimenti) sarebbe diventato, in casa nostra: Penelope.

In sostanza mentre me ne stavo immerso nei miei bachi e nei miei progetti e verso la fine del corso il Coordinatore mi chiamò e mi fece notare che forse era il caso che mi interessassi maggiormente della cosa. Me ne interessai. Nel frattempo gli studenti cominciavano a covare un certo malumore. Si avvicinava anche il tempo per l'assegnazione degli stage.

La prima cosa che feci fu di cercare di capire che stesse succedendo. Da un lato gli insegnamenti sulla carta erano, seppur basilari, più che adatti ad una prima introduzione. C'era persino un corso che trattava tutti i tag html in ordine alfabetico. Gli studenti diligentemente prendevano appunti.

Insomma feci quello che un formatore decente deve fare, e che nessuno aveva fatto in sei mesi, parlai con gli studenti singolarmente. Quello che usci fu impressionante a dir poco.

Si andava dal timore di non avere sbocchi professionali ad una scarsa comprensione delle ragioni di certi corsi fino alla aperta manifestazione di sfiducia nelle proprie capacità o alla convinzione di essere un alibi per consentire guadagni extra per i docenti che vi partecipavano. Fugati i dubbi più malevoli, ero bene al corrente di dove andassero a finire i soldi e potevo garantire, oggi come allora, che nessuno si sarebbe mai potuto arricchire anzi, pur essendo il finanziamento cospicuo, tolta la parte, rilevante, prelevata dall'amministrazione non sarebbe avanzato neppure da tenere in vita un criceto.

Certo il numero dei docenti era straodinariamente elevato ma questo era dovuto alle alchimie accademiche necessarie alle approvazioni. Il costo della infrastuttura e gli investimenti in termini di hardware mandavano il corso in sostanziale perdita.

Inoltre il tipo di spese finanziate dalla regione doveva, come minimo, essere stato pianificato da un imprenditore edile perchè non prevedeva alcuna possibilità di spesa se non in risorse umane o materiali di consumo, non era prevista ad esempio la spesa per la costruzione e gestione di un sito partecipato dagli studenti. Credo fosse visto, in termini politici, come un modo come un altro per costruire il formicaio.

Non restava che lavorare nella speranza che il finanziamento consentisse di rilanciare sugli anni successivi. Purtroppo lo scontento degli studenti faceva presagire poco di buono per la creazione di un circuito virtuoso che portasse gli studenti a consigliarne altri e così via affidandosi al passaparola come solo device di marketing.

Insomma, fugati i dubbi più paranoici, restava l'interrogativo del perchè dello scontento sia degli studenti sia dei docenti che lamentavano una scarsa frequentazione delle loro lezioni. Ma questo, come nei migliori serial, lo rimando alla parte III.

Colgo l'occasione di segnalare il post sul blog di Apogeo Editore a cura di Fabio Brivio (uno dei molti casi di eccellenza targati MICSU) oltre, naturalmente, a ringraziarlo sentitamente per le belle parole. Confermo di non aver pagato un centesimo ma Fabio mi deve pagare un caffe per questa frase :-D

Mauro