2009/03/30

Efficienza come forma simbolica. Brunetta e i suoi successi. Parte 2

Ed eccoci alla seconda parte. Oggi mi do ai post alla grande visto che sto reinstallando la mia defunta workstation, una lacrima ed un pensiero.

Nel precedente post ho cercato di rendere l'idea di che cosa intendo con "Efficienza come forma simbolica". Con questo post vado al punto.

Giorni fa chiaccherando con alcune colleghe che partecipano alla gestione di e-scuola.net ho rilevato un interessante effetto causato dall'imperversare della bufera Brunetta.

In sostanza quello che sta succedendo nella scuola primaria è paragonabile ad una paralisi decisionale. A tutti i livelli si è scatenato uno scaricabarile generalizzato, che si manifesta tramite il ricorso alla burocrazia più ottusa. Tutti sono improvvisamente diventati sensibili alle norme. E dalla gerarchia arriva una continua pioggia di direttive che impediscono questo e impediscono quello. Il risultato è che tutti gli insegnanti di eccellenza, quelli a cui in genere sta a cuore il lavoro, che è quello di ottenere un buon risultato formativo ora si trovano a dover giustificare ogni passo in forma burocratiche a dir poco bizantine. Il risultato: demotivazione al lavoro.

Ora come tutti sappiamo, anche per esperienza come genitore nel mio caso, il successo formativo nella scuola primaria è sostanzialmente dovuto a quegli insegnanti che, personalmente, decidono di non attenersi alla stretta norma, mettendoci anche del tempo e delle risorse extra contrattuali.

Grazie al nostro efficace ministro otterremo cosi un numero di presenze molto più elevato ma anche un totale abbandono di ogni pratica extra contrattuale. Per contro i nostri insegnanti avranno una quantità inenarrabile di extra lavoro per compilare pratiche che nessuno leggerà o verificherà.

Quindi se prima eravamo quasi tutti vittima della burocrazia Sabaudo/Borbonica ora avremo una efficiente burocrazia Sabaudo/Borbonica. Peccato che l'utente, in tale forma di burocrazia, sia l'ultimo problema. O meglio: l'utente è il problema che costituisce un ostacolo al perfetto funzionamento della macchina.

Efficienza come forma simbolica. Brunetta e i suoi successi. Parte 1

Uno dei lavori più divertenti che abbia mai fatto nella vita è stata quella di fare il magut per tre mesi estivi in un cantiere di una struttura pubblica. Il contratto del mio datore di lavoro era, udite udite, a tempo.

Il mio datore di lavoro, una persona simpaticissima, avendo ben chiaro lo scenario, passava il suo tempo a condurre la crew esattamente come sul set di una ripresa cinematografica. Dopo aver verificato la presenza o meno di supervisionatori (in generale presi a consumare al bar dalla bella cameriera 100 metri sotto), passava tra di noi, verificando lo stato, ci dava il passo.La scelta era tra: "a pian rais" (andate lenti ragazzi), "su un po' svelt" (un po più svelti) e infine il massimo sforzo era richiesto con "svelt chen'coh al ghe l'ingegner da milan". Vi assicuro che radere al suolo una piastrellatura di pochi metri quadrati in almeno 8 ore era davvero faticoso. I movimenti dovevano essere lenti e ben calcolati. Ad alcuni potrebbe addirittura ricordare il noto attraversamento del palcoscenico in 10 minuti praticato nella nota scuola teatrale russa. Tanto per dare un senso al tutto il mio modello era il martellatore rallentato del noto spot dei biscotti Plasmon visto alla nausea per anni ed anni a Carosello.
Per chiudere la prima parte in bellezza un ricordo struggente: una delle cose più divertenti che mi capitarono in quel contesto fu quella di guidare una fantastica versione, di derivazione militare, del motocarro leggero a tre ruote della Guzzi. Cercando su google ho trovato delle immagini qui.

2009/03/25

C'è chi la prende sul serio.

Al di la degli insulsi commenti dei nostri giornalini di parrocchia (il Corrierino e la Republichina) mi pare necessario segnalare questa iniziativa riportata oggi dal Guardian (la Republichina online non riporta neppure il link alla fonte, per ripicca ometto anche io il link a loro).

Oviamente colpirà tutti la faccenda di twitter e facebook. Mi aspetto già le reazioni dalla platea degli asini di Goya. Se però leggete a fondo l'articolo vi accorgerete come niente di cio che viene paventato sia vero.

Stiamo parlando della riforma delle scuole primarie Inglesi. In Europa sono i primi ad affrontare seriamente il problema della funzione scuola ai nostri tempi.

E' chiaro che il modello scolastico in uso oggi nell'occidente non regga più. Non tanto per via di Internet ma per via della enorme moltiplicazione e ramificazione del sapere avvenuta dal II dopoguerra ad oggi. Di fronte a tale massa è diventato impossibile selezionare in forma ragionevole un insieme di saperi di base. L'unica soluzione formativa è quella di dare spazio all'apprendere ad apprendere e alla pari gestire le molte forme di comunicazioni oramai disponibili.

Prendiamo il caso della storia. La decisione Inglese è tutt'altro che stupida. Non solo persegue un modello di deutero learning ma anche un criterio di economicità invidiabile. Credo che, oggi, nessuno specialista di insegnamento della storia nelle scuola possa dirsi tranquillo.
Gran parte di quanto viene insegnato è semplicemente falso. Senza volerne fare un elenco completo passo in rassegna alcuni cardini tradizionali.

La Grecia e stata la civiltà antica più avanzata nei saperi. E' una palla. I Cinesi nel 300 AC disponevano di carta moneta, di sistemi di leggi scritte, di un sistema di amministrazione capillare e anche di un sistema primordiale di welfare. Al confronto i nostri Greci erano dei pastori di pecore.Il più grande impero della antichità è stato quello Romano, una altra palla, in verità il nostro impero Romano aveva una estensione di forse neppure 1/2 di quello Cinese. La stampa è stata inventata da Gutemberg, I soliti cinesi già ne disponevano per poter stampare carta moneta.

Potremmo andare avanti per una quantità di cose dalla scoperta delle Americhe alla invenzione dell'Acciao alla rotondità della terra. Ma da soli quelli riportati sono capisaldi molto sgretolati. Ma tornando al punto ecco che di fronte alla necessità di riscrivere gran parte dei libri di testo di storia (a meno di non voler insegnare falsità) la scelta Inglese ne elimina la necessità: clever!

AH tanto per anticipare i nostri Asini di Goya fate attenzione che la scrittura non viene eliminata come abilità da apprendere (come riportato dal giornale di parrocchia succitato). Al contrario viene formulato uno studio della scrittura consono alla necessità di comunicare con i "nuovi" media.

Già che siete sul Guardian fate caso a come anche i Comunisti Inglesi siano stati, con l'Internet, molto più furbi dei nostri. Questo giornale da giornalino di parrocchia (come l'Unità o il Manifesto) è diventato un riferimento giornalistico mondiale grazie alla decisione di prendere Internet sul serio. Noterete ad esempio che quasi nessuna parte richieda un pagamento (a differenza dei due fogli sinistri Italiani). Chissa perchè. Che c'entri l'emolumento delle nostre tasse a sostegno della "libera stampa" ? Probabilmente è solo ad un meta livello che la cosa può essere capita. Come in la Guida Galattica Per Autostoppisti dipende dalla domanda che i nostri gestori di giornale si sono posti:

A) Come faccio approfittare del nuovo mezzo per aumentare la mia diffusione ?
B) Come faccio a non perdere i soldi delle poche vendite, il cui numero è adeguato a giustificare un contributo pubblico alla "Libertà di stampa" ?

Scegliete da voi a chi vadano attribuite le formulazioni.

Aggiunta postuma: passando in rassegna i blog di oggi ho incocciato questo interessante e problematico post che fa un ardito parallelo tra il pensiero di "Maria Montessori" con lo sviluppo ed il successo di alcuni videogame. Vale la pena.

Digitalizzazione, Musei e patrimonio artistico

Stando ad alcune stime sulle affluenze ai Musei (per brevità associo al termine Musei una quantità di diversi luoghi ivi compreso il nostro territorio) Italiani, e qui bisognerebbe aprire una parentesi enorme sulla inesistenza di dati pubblci facilmente raggiungibili, uno dei nostri maggiori problemi è dato dalla distribuzione sblilanciata verso pochi luoghi. Questo comporta in genere un elevato tasso di insoddisfazione nel visitatore che si trova ad affrontare code lunghissime in ambienti tutt'altro che favorevoli ad una esperienza positiva, sovradimensionamento delle strutture e quant'altro.

Le ragioni sono molte e spesso poco maneggiabili come il grado di iconicità raggiunto nel corso del tempo da alcune opere presenti nei musei più gettonati. Questo non è ovviamente un problema solo Italiano, si vada al Louvre, per fare un esempio, e si valuti il numero delle persone che affollano lo spazio in cui è esposta la Gioconda del Giocondo Leonardo rispetto alle altre. L'iconicizzazione, tanto perseguita alla nascita del primo turismo industriale, si rivela una autentica sfiga sul piano dello sfruttamento economico e culturale.

Una interessante area di studio è quella che indaga la formazione storico/sociale delle icone. Di particolare interesse risulta il periodo a cavallo tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800 con i cosidetti "Cahiers de Voyage", libri che ripostano esperienze di viaggio di personaggi, che per ragioni le più varie (non poi tanto varie se si va a vedere la vita di Von Humbolt per citarne uno molto attivo in diversi sensi :-).

I cahiers univano informazioni ad esperienze legate ai vari sensi (in perfetto ordine post illuministico) oltre a illustrazioni di notevole qualità pittorica. Ovviamente a quel punto per distinguersi dal coro dei plaudenti poteva essere una buona idea andare contro l'opinione e sottolineare come i veri tesori fossero altrove (si veda l'introduzione delle "Seven lamps of architecture" e "The stones of Venice" di Ruskin. Si trova tutto a gratis negli intenet archives) La nostra società dei consumi non vi ha aggiunto molto; semplicemente, seguendo alla lettera l'osservazione, che le masse eleggono a desiderio quanto fatto o praticato negli ordini sociali dominanti, hanno seguito l'onda producendo il fenomeno in oggetto.

Sul piano della comunicazione, che segue sempre il principio della massima economicità, la cosa più furba da fare, e che è stata fatta, è seguire l'onda. Il risultato ora però un problema.

Una soluzione, sul finire del ventesimo secolo, è stata tentata enlla forma di eventi, pubblicizabili, di grande rilievo. Purtroppo il rapporto costi benefici, come gia detto in precedenti post, è in perdita e quindi non praticabili in una economia recessiva come la nostra.

Che fare allora ? La soluzione più immediata, e reclamata a gran voce, è quella di aumentare i fondi. Personalmente penso che sia una strada sbagliata. L'aumento dei fondi, allo stato attuale, aumenterebbe solo lo spreco senza spostare di una virgola i problemi. Cosi come non hanno funzionato i vari portali (senza entrare in merito per fare un grande gesto pieno di pietà) costatici svariati milioni di Euro.

La proposta che mi pare sensato avanzare è quello di una grande opera di digitalizzazione del patrimonio. Disporre di una buona documentazione digitale dei beni ne consente la conoscenza e consente di attingere ad una proprietà spesso sottostimata dell'Internet: la differenziazione degli interessi. Nel caso dell'editoria si chiama long tail. Proporrei di allargare il termine a tutti i casi di consumo di cultura.

Un caso interessante l'ho notato nel corso dello scorso anno. Una delle tendenze artistiche in ambito visivo emerse lo scorso anno è quella del recupero di stili rappresentativi propri di un certo periodo storico. In particolare l'attenzione è caduta sui pittori Fiamminghi.
La cosa non è certo casuale. L'Olanda ha investito pesantemente nella digitalizzazione e gran parte delle risorse Museali sono accessibili online. Questo, alla faccia dei contrari, non ha ne penalizzato il numero delle visite. Al contrario la notorietà, crescendo, comporta un numero maggiore di interessati ad esperire direttamente i luoghi.

L'opera, gigantesca, di digitalizzazione del patrimonio potrebbe innescare diversi sviluppi virtuosi. Intanto aumenterebbe la domanda di competenze di pregio sul piano tecnico. Poi aumenterebbe la domanda di specialisti di comunicazione e ci consentirebbe, data la massa, di accedere ad un posto al sole quanto a disponibilità di competenze in materia. Se avete seguito alcuni dei link che vi ho proposto qui avrete senz'altro capito che prima o poi tutti andranno in questa direzione.

Purtroppo la tendenza da noi è per ora viene sviluppata al contrario. Esattamente come gli editori che negli anni novanta tentarono la tecnica dello struzzo nei confronti dell'internet anche i nostri curatori museali sembrano tutti cantare come un sol uomo. Un caso veramente esilarante è quello dei Musei dedicati alla fotografia dove vengono finanziate (in forme più o meno nepotistiche) iniziative di documentazione e produzione artistica da archiviare e rendere meno visibili. Per inciso questa è una strada che anche le gallerie d'arte stano seguendo. Rendere meno visibili le cose per ottenere un aumento di interesse. Gia' forse sarà anche sensato nel breve periodo ma alla lunga perchè una cosa interessi occorre che sia nota. La cosa paradossale è che molta della produzione contemporanea di arte si basa su supporti digitali.

Perche invece di favorire la costruzione, proponendoci alla meglio di diventare muratori, non si favorisce la digitalizzazione da rendere disponibile pubblicamente ? Questo, forse, è davvero un caso di ignoranza bestiale come diceva il Martin.

Ad esempio, proviamo a pensare, nel centenario del Futurismo, cosa sarebbe e cosa costerebbe una seria attività di digitalizzione contrapposta alle stupide manifestazioni in corso o in arrivo. Penso che il costo sarebbe una frazione di quanto speso anche solo in compensi a "consulenti".

2009/03/17

Digital Divide. Risalire la china.

Mentre continua la caduta libera dell'economia occidentale eccomi qui con una bella vena ottimistica. Alcuni post fa preconizzavo un futuro radioso per le tecnologie della comunicazione. La cosa certo sarà sembrata a molti piuttosto irrealistica. Forte dei successi, che aihme solo io conosco, nel fare previsioni "me ne frego" delle altrui opinioni e procedo.

L'altra sera parlavo con un mio amico imprenditore nel settore meccanico. La situazione, al di la dei 3% che vanno pensati non ben spalmati, è a macchie di leopardo. Aziende che non reggono il numero di ordini (e non vogliono aumentare il personale) e aziende che sono andate allo zero completo.

Chi sembra se la stia cavando sono le produzioni marginali. Quelle cioe' che producono prodotti di cui ci sia una domanda relativamente piccola. Un caso di marginalità è la Ferrari. Il piccolo numero di unità richieste (seppure ad alti costi) mal si accoppia con la produzione di massa Cinese o Indiana o altro. Se ci pensiamo bene l'italia è sempre vissuta di marginalità.

Un caso eclatante di marginalità è stata Olivetti. Il successone l'ha avuto con lo M20, macchina compatibile con un alcunche ma che aveva uno splendido design, un po come Brionvega, belli da vedersi ma orribilmente inutili e obsoleti, ovviamente a nessuno interessavano i numeri del mercato dei bei computer, ma Olivetti aveva un mercato di belle macchine da scrivere. Ad un certo punto ci hanno messo dentro un bel motore e via per un successone con lo M24 (questa volta quasi compatibile con tutto quel che c'era sui PC IBM e compatibili). Poi quando hanno smollato il bel design e hanno perso la marginalità sono morti (bhe è più complicata di così ed è pure in odore di garofani e querce e stolta furbizia nella finanza).

La marginalità comporta un ambiente molto diversificato. Questo favorisce anche una elevata distribuzione territoriale. Cosa ideale in un paese dove ognuno ha l'idea migliore. Avere un prodotto marginale richiede capacità di comunicazione. I livelli di domanda sono uniformati all'internet. Questo obbligherà le aziende che andranno in questa direzione a crescere nella capacità di marketing in rete e non solo marketing.

Non vedo altre, serie, vie di uscita al momento attuale. Lo stesso vale per altre aree Umanistiche come Musei e Biblioteche e Risorse ambientali/culturali. Comunicare nel mondo o sparire. Ricordiamoci che ci sono un sacco di economie emergenti e destinatari potenziali di lussuose marginalità.

L'internet si è sempre sviluppata sulla base dei bisogni dell'utenza. Difficilmente si sono visti avere successo sviluppi calati dall'alto. Del resto i sistemi sociali non avrebbero avuto alcun successo se non ci fosse stato un oggettivo bisogno (non entro su questioni morali in merito) per un numero elevato di utenti. Sono ancora sbalordito che la pessima interfaccia di Facebook non sia stata d'ostacolo. Questa è una grande lezione. L'utente che intravede come il proprio bisogno (o urgenza) possa essere soddisfatto è disposto a camminare sui carboni ardenti per arrivarci.

Non a caso in Editoria l'area redditizia per l'online è quello della long tail. Vale a dire libri con numeri di vendita marginali. Gia ma un marginale qui e uno la fanno il guadagno. Chi è il fautore della domanda ? Gli utenti con i loro anacronismi e cammini individuali di lettura. E se guardiamo bene la long tail è proprio l'unica cosa che le librerie (vi ricordate questo antiquato mezzo capitalistico specializzato nella circolazione dell'informazione ?) non si possono permettere (ognuno di voi sa quanto sia scocciante non trovare un libro quando lo si cerca in libreria).

L'Internet è fatta dagli utenti.

2009/03/11

Divagazioni

Scrivere sui blog è faticoso e richiede un fracasso di tempo. Non tanto a scrivere (considerando la vasta quantità di errori è evidente che non mi sofrzo neppure più di tanto) bensi a pensare.

Nel blog che tengo sul paesaggio ho introdotto l'Intervallo di memoria "RAI". Qui preferisco le divagazioni.

Per rompere il tedio delle elucubrazioni su come dovrebbe essere e non è ecco qui un sito divertente dedito a quello che chiamerei senso statistico comune. Oggi va la disposizione delle stanze nelle sitcom. SI veda, successivo nella pagina, lo studio sulle trilogie.

2009/03/09

Aggregatori

Come molti di voi anche io uso un aggregatore RSS per seguire un certo numero di blog. Il modello dell'aggregatore è ancora ai suoi albori. Per ora quello che mi ritrovo è un lista più o meno topicizzata di entries. Devo confessare che ne ho accumulato cosi tanti che ogni tanto azzero gli articoli non letti. Dal punto di vista dei blog la cosa non funziona granchè. I blog sono da leggere e seguire, richiedono per ciascun post, una quantità sensibile di tempo di lettura.

Seguo e studio applicazioni del modello RSS da quando venne presentato per la prima volta sul sito di Netscape (circa 1998). Nel corso degli ultimi tre Anni del Master MICSU abbiamo trattato molto e simulato modelli RSS ad uso delle intranet Aziendali. Alcuni di voi certo ricorderanno i risultati molto interessanti. Tuttavia, con mio grande stupore, il modello nella sua semplicità non è mai stato molto considerato da nessuna istituzione.

Per esemplificare cito il caso del portale Italia. Nella sua versione meno ilare il portale Italia doveva servire alla promozione della patria immagine con l'immediato fine utilitaristico/turistico. Si noti che il referimento al portale Italia non è isolato, nel mazzo ci stanno tutti i siti e sitarelli pubblicamente pagati da Regioni, Comunità Montane/Marinare/Collinari etc e via dicendo. Al di là della ridicola performance del solito noto va notato che il danno economico derivante va ben al di la del solo, astronomico, costo. Il costo nascosto, enorme, va cercato nella deresponsabilizzazione dei soggetti della comunicazione che si trovano, ora, con un notevole ritardo, a dover affrontare una spesa non sostenibile di comunicazione accompagnato dalla mancata crescita nella domanda di specialisti che ora non ci sono.

L'errore intrinseco, di ognuna di queste iniziatve, è quello di volersi sostituire ai soggetti della comunicazione. Nel modello RSS, invece enti di questo genere avrebbero potuto, e dovuto, operare in una gerarchia di aggregatori orientati a facilitare la comunicazione. I soggetti reali della comunicazione sono gli insiders (in senso geografico/paesaggistico) di ciascuna area di interesse, siano essi negozi, alberghi, agriturismi, servizi turistici o storico/conservazionistici.

Se e' chiaro il risparmio in termini di costi dovuti alla duplicazione dell'informazione non cosi chiaro e' il danno che ne consegue non seguendo il modello. Il modello RSS evita la duplicazione rimandando al soggetto la sola (e solo quella) produzione di quella informazione pertinente per se.

Ad una ricerca su un qualsiasi luogo Italiano su google corrisponde sempre un disastro di siti rottame in contraddizione tra loro, abbandonati in seguito al cambio di bandiera e sponsor politico, Insomma sul web l'Italia delle culture si presenta come una raccolta di rottami e spazature (interessante la convergenza con l'Italia non virtuale). Se volete un esempio divertente provate a cercare "Parco sud Milano" troverete, a parità di pertinenza, sia il sito della precedente ammnistrazione (con numero IP perchè il dominio è stato riassegnato) sia quello della corrente (e uscente e poco probabilmente rieletta) amministrazione. Ovviamente lascio a Voi le conclusioni che si possono trarre in termini di credibilità.

Un altro caso evidente di applicazione è il caso del sito della Statale. Il sito dell'Università statale di Milano è ben fatto per quel che riguarda l'apparato amministrativo. Si trova in genere quel che serve. Dove invece fa acqua (e tanta) è nella parte che riguarda le singole cattedre e raggruppamenti intermedi (facoltà, dipartimenti etc.). Il problema ovviamente è lo stesso sopra detto. Credo siano stati fatti diversi tentativi di centralizzare la gestione dell'informazione senza grossi successi apparenti. In un caso come questo la gestione con un gerarchia di aggregatori consentirebbe di demandare la gestione dell'informazione a ciascun soggetto gestendo solo la presentazione degli aggregati in sede di sito centrale.

2009/03/06

Aziendalismo

La vena aziendalistica mi ha sempre divertito. In questo abito mi pare cosa giusta, prima di cominciare a pensare per settori, fare il punto sulla concorrenza.

Se lo trovate utile ve ne posto un pò purchè mi capitino a tiro (in sostanza mi guardo bene di fare ricerche ad hoc).

Il tipo di concorrenza a cui guardare è ovviamente globale. E visto che non ci piace lavorare per la solita ciotola di riso sarà bene guardare a quelli che hanno si le pezze "la dove il sol non duole", come noi, ma se la tirano di più e dove, duole dirlo, l'entrata monetaria per la nostra categoria è più che dignitosa.

Penso sia inutile avvertire del dubbio circa la replicabilita' patria degli esempi riportati. Ad esempio in questo caso va detto che l'antropologia non è cosa che vada forte nella nostra terra. Nei paesi Anglosassoni, e anche, non proprio sempre, dai nostri cugini Galli, Retii e Germani, molti dei recenti (entro 30 anni) sviluppi in umanistica sono fortemente basati sul modello di teoria accettabile secondo l'insegnamento di Popper. Personalmente sono uno scettico in merito a questro aspetto fondativo delle teorie scientifiche sostenuto dal succitato. Sono comunque disposto ad accettare una teoria che disponga di un modello in qualche modo condivisibile e confutabile (l'astuto lettore si ricorderà della faccenda della copertina. No non quella di Linus!). L'antropologia moderna si attribuisce statuto di scienza su queste basi (si apre qui un vero abisso di discutibilita' su cui glisso). Da noi invece sembra che l'ecosistema della cultura sia più improntato alla storia. E' una vecchia mania dei Marxisti. Presto comunque anche il settore della cultura sarà appannaggio delle veline Fininvest e quindi elimineremo il problema in forma definitiva. Forse un qualche nostro pronipote studierà il pensiero ?!? di Lolo Ferrari.

Bhe quella dell'inclinazione alla storia potrebbe non essere un male dopotutto. Come ho avvertito da tempo il mondo dei blog e della pubblicistica online è molto povera nella storia della tecnologia degi ultimi 50 anni. Sopratutto quella informatica, che equivale a circa tutta.

Comunque ecco qui un programma per un MA ("Master of Arts" su wikipedia) per Antropologi digitali. Ovviamente non entro nel merito della qualità. Mi interessa solo dare una idea dei temi che circolano. Penso sia un servizio utile. Ecco qui il link.

E' chiaro che da noi, che stiamo nella parte ombreggiata del digital divide, dobbiamo partire da cose un po' piu' terra terra. Ma come dicevo fatevi una idea dei contenuti.

2009/03/05

Non so che dire.

Non ho mai nutrito un grande interesse a riflettere su questioni come la morte o amenità del genere. Tuttavia di recente mi è capitato di incrociare la faccenda da vicino. Posto qui la cosa ad informazione degli studenti che sono passati dal MICSU ma che magari non ne sono stato informati.
Mi è impossibile scrivere cose serie quindi mi limito a riportare di sana pianta la mail che ho spedito a Pierluigi Miraglia un vecchio collega di studi finito prima a fare il PHD ad Austin nel Texas e che ora riveste professionalmente il ruolo di "Consulente Ontologico" per una firma di software.

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Come gia saprai Corrado Mangione e' morto. Sono stato alla cerimonia funebre. E' stata una cosa molto toccante.

Mentre ero li mi sono ricordato di una sua lezione sui metodi di dimostrazione di Frege (quando faceva il corso di un anno intero), e le brevissime note (come nel suo costume) sull'estetica della dimostrazione.

Non l'ho molto frequentato, escluso per le lezioni e alcuni brevissimi scambi di parole qui e la'.

Una volta e' venuto al MICSU per un lavoro di gruppo sull'uso del web nella scuola dell'obbligo. Fu un pomeriggio cognitivamente molto intenso.

Non posso dimenticarlo al mio matrimonio dove era venuto con Salvatore.

Infine non posso non essergli grato (odierai le doppie negazioni da yankee acquisito) di aver patrocinato il Ballo.

Saluti.

Mauro
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I logici sono creature strane e sofferte. Una sofferenza, penso, è quella di sentirsi sempre "un nano sulle spalle giganti" (i più astuti avranno colto che non è mia). Un conto è sapere "che non si sa" un altro è vederselo ogni giorno davanti agli occhi. E' una lezione di coraggio e umilta' insieme.

2009/03/02

Ripensandoci

Ho lasciato questo blog fermo negli ultimi mesi. Le ragioni sono state
parecchie. La prima è che il mio "tempo blog" è stato assorbito da un altro
blog che tengo. Dall'altra sono più preso da questioni educative in fascie
scolari più basse.

Ma forse il punto principale riguarda la finalità di questo stesso blog. Nelle
intenzioni iniziali l'idea era puramente di fare della storiografia critica
di basso cabotaggio. Delle rimembranze per così dire. Nel corso dell'anno
scorso però ho avuto modo di partecipare molto attivamente in un esperimento
pilota di formazione alla comunicazione su internet per addetti all'editoria
elettronica. Il sito, nato con un certo ritardo :-D, è qui. Giace ancora poco
pieno di contenuto ma, come direbbe la Cariatide del gruppo TNT, il logo ha
un bello svolazzo.

Ho lavorato parecchio anche a progettare una formula di formazione modulare,
organizzata in due fascie separate: una che presta maggiore attenzione alla
comunicazione e una alla programmazione (o meglio all'uso di tools web 3.0
per costruire automazioni). I due corsi sono cumulabili, ma anche spendibili
separatamente. Il vincolo primario è quello di occupare un amezza giornata
per max 3 giorni la settimana per ciascun corso. In questo modo potrebbe
essere più accettabile in ambito di life long learning.

Purtroppo il patatrak economico cominciato a dicembre ha cambiato parecchio le
cose. Da un lato ritengo che, paradossalmente, abbia avvantaggiato le vendite
degli editori, dall'altro però non ha per ora comportato un significativo
incremento di occupazione. Al contrario dalle voci che mi giungono, gli
editori hanno ulteriormente ridotto la spesa per il personale procedendo
questa volta non con i contratti a progetto (che sono già serviti a ridurre
la spesa) ma alla riduzione numerica degli organici (ricordando in alcuni
casi la "decimazione" come praticata dai Romani).
Ma anche questa potrebbe essere una buona notizia. La competizione tra i paesi
sviluppati non viaggia da tempo sul numero delle braccia. Mentre a competere
su quel piano sono paesi in cui la fatidica scodella di riso al mese è più
che sufficiente come salario.

Ritengo sia d'obbligo per l'editoria il salto elettronico. Meno braccia e più
automazione. Offerta nel mondo e meno importazione (tanto detto onestamente
io delle traduzioni che sono il doppio della versione originale non so che
farmene, mentre invece disporre di edizioni almeno in Inglese di molta della
saggististica pubblicata in Italia potrebbe essere molto più utile, non fosse
altro per avere quanche ritorno da Amazon).

Il salto elettronico (o il salto del fossato del digital divide) avverrebbe
ora in un momento assai più favorevole dei tempi passati. Oramai il numero
degli Italiani online è molto cresciuto e proporzionalmente il numero degli
utenti attivi.

Stiamo a vedere. Nel frattempo mi sono messo riprogettare micro unità
formative a costi relativamente bassi.

Dicevo all'inizio della finalità. La mia riflessione (e fermo post) è iniziata
da una critica del sollecito Martin che mi faceva notare che il vento dei
tempi (preferisco il vento allo spirito per ovvie spiritose ragioni, chi mi
conosce farà subito la dovuta connessione) richiedesse propositività e non
solo critica.

Al punto quindi. Riprendo il blog con una frequenza certo minore, devo fare i
conti con le risorse disponibili, su argomenti lasciati aperti sopratutto
negli ultimi due anni del MICSU. Negli ultimi due anni del MICSU presero forma degli argomenti per cosi dire standard. Tra questi quello della comunicazione museale che produsse risultati molto interessanti di analisi. Segnalo allo scopo un ciclo di conferenze "Musei oggi: modelli, prospettive, problemi" curato dallo "Istituto di Storia dell'Arte Medioevale e Moderna", Università Cattolica del Sacro Cuore. Purtroppo il contributo del direttore dei Musei Vaticani era il 26 Febbraio. Il prossimo incontro avrà come ospite Giandomenico Romanelli, direttore della Fondazione dei Musei civici di Venezia. Dovrebbe essere disponbile nel podcast di radio rai una sua intervista a "Faccia a Faccia", francamente non sono riuscito a navigare sul sito rai e ritrovarlo.

L'ambito museale deve affrontare tempi molto difficili. Economicamente col fiato corto e con un metodo di marketing basato su eventi che costano molto e hanno poco ritorno in termini immediati di visita. A dicembre, per citare un esempio illustre, il MOCA andò vicino alla bancarotta. Si può seguire la storia di grande interesse attraverso diverse trasmissioni della KCRW.

Recentemente ho notato alcuni interessanti contributi a ripensare in forma internet il museo. In particolare l'intero sito dello Humanities lab di Stanford lavora a progetti di divulgazione e conservazione di vario tipo. Un altro contributo interessante è questo.