Come molti di voi anche io uso un aggregatore RSS per seguire un certo numero di blog. Il modello dell'aggregatore è ancora ai suoi albori. Per ora quello che mi ritrovo è un lista più o meno topicizzata di entries. Devo confessare che ne ho accumulato cosi tanti che ogni tanto azzero gli articoli non letti. Dal punto di vista dei blog la cosa non funziona granchè. I blog sono da leggere e seguire, richiedono per ciascun post, una quantità sensibile di tempo di lettura.
Seguo e studio applicazioni del modello RSS da quando venne presentato per la prima volta sul sito di Netscape (circa 1998). Nel corso degli ultimi tre Anni del Master MICSU abbiamo trattato molto e simulato modelli RSS ad uso delle intranet Aziendali. Alcuni di voi certo ricorderanno i risultati molto interessanti. Tuttavia, con mio grande stupore, il modello nella sua semplicità non è mai stato molto considerato da nessuna istituzione.
Per esemplificare cito il caso del portale Italia. Nella sua versione meno ilare il portale Italia doveva servire alla promozione della patria immagine con l'immediato fine utilitaristico/turistico. Si noti che il referimento al portale Italia non è isolato, nel mazzo ci stanno tutti i siti e sitarelli pubblicamente pagati da Regioni, Comunità Montane/Marinare/Collinari etc e via dicendo. Al di là della ridicola performance del solito noto va notato che il danno economico derivante va ben al di la del solo, astronomico, costo. Il costo nascosto, enorme, va cercato nella deresponsabilizzazione dei soggetti della comunicazione che si trovano, ora, con un notevole ritardo, a dover affrontare una spesa non sostenibile di comunicazione accompagnato dalla mancata crescita nella domanda di specialisti che ora non ci sono.
L'errore intrinseco, di ognuna di queste iniziatve, è quello di volersi sostituire ai soggetti della comunicazione. Nel modello RSS, invece enti di questo genere avrebbero potuto, e dovuto, operare in una gerarchia di aggregatori orientati a facilitare la comunicazione. I soggetti reali della comunicazione sono gli insiders (in senso geografico/paesaggistico) di ciascuna area di interesse, siano essi negozi, alberghi, agriturismi, servizi turistici o storico/conservazionistici.
Se e' chiaro il risparmio in termini di costi dovuti alla duplicazione dell'informazione non cosi chiaro e' il danno che ne consegue non seguendo il modello. Il modello RSS evita la duplicazione rimandando al soggetto la sola (e solo quella) produzione di quella informazione pertinente per se.
Ad una ricerca su un qualsiasi luogo Italiano su google corrisponde sempre un disastro di siti rottame in contraddizione tra loro, abbandonati in seguito al cambio di bandiera e sponsor politico, Insomma sul web l'Italia delle culture si presenta come una raccolta di rottami e spazature (interessante la convergenza con l'Italia non virtuale). Se volete un esempio divertente provate a cercare "Parco sud Milano" troverete, a parità di pertinenza, sia il sito della precedente ammnistrazione (con numero IP perchè il dominio è stato riassegnato) sia quello della corrente (e uscente e poco probabilmente rieletta) amministrazione. Ovviamente lascio a Voi le conclusioni che si possono trarre in termini di credibilità.
Un altro caso evidente di applicazione è il caso del sito della Statale. Il sito dell'Università statale di Milano è ben fatto per quel che riguarda l'apparato amministrativo. Si trova in genere quel che serve. Dove invece fa acqua (e tanta) è nella parte che riguarda le singole cattedre e raggruppamenti intermedi (facoltà, dipartimenti etc.). Il problema ovviamente è lo stesso sopra detto. Credo siano stati fatti diversi tentativi di centralizzare la gestione dell'informazione senza grossi successi apparenti. In un caso come questo la gestione con un gerarchia di aggregatori consentirebbe di demandare la gestione dell'informazione a ciascun soggetto gestendo solo la presentazione degli aggregati in sede di sito centrale.
Taurus Engine Sensor Wiring
5 anni fa