2008/12/19

E rieccolo. The Electronic Pimp

Una brevissima segnalazione della solita evidenza come da un post precedente. Anche questa volta il Corrierino della Sera colpisce. Nelle elementari si studiava che per individuare una linea ci vogliono almeno due punti. Il primo l'avevo già dato, eccovi il secondo. Penso sia a questo punto lecito parlare di una linea. Ecco dunque l'Electronic Pimp (Pappa Elettronico).

Al solito si vada a fondo pagina per gustare gli annunci di google. Di passaggio, sembrano vedersi da Firefox ma non da Konqueror. Probabilmente gli scassati utenti Linux spendono pochi soldi in perversioni :-D o forse in nostro EP/PE ne ignora l'esistenza.

2008/12/18

Come opera una scimmia.

"Ao' famo er podcast della nostra radio."
"Ah sì, bello. Ma come se fa?"
"Boh, ma mi' cuggino Mario ce sa fa. Ce penso io.
A' Mario facce er podcast, ok? Che so 5.000 EURI, c'abbiamo er finanziamento
pubblico!
Bene, me raccomando mi cugino li vuole senza troppe storie sennò so 2.000 de
più. Ao' poi vedemo de fa vede che siamo 'na radio veramente libera."
"Ah bhe allora sur sito ce mettemo puro li Creative Commons."
"E che d'è?"
"'E' 'na cosa che fa fico."
"A che serve?"
"Boh? forse sarà per la link popularity... e poi di chi famo i podcast...
anche qui ce vo robba fica. Pijamo Oliviero. Aho ma poi se dovrà puro
spiegare a l'utente come se fa..."
"Ma no, mettemoce er link alla Wikipedia che fa fico puro quello. Sapere
condiviso e libertà de scerta."

Così alla fine il cugino Mario, non avendo la più pallida idea di quello che sta facendo, finisce per mettere tutto quanto in formato RealPlayer, che come ognuno di noi sa è l'esatta antitesi del software e della conoscenza libera.
Poco importa se un utente Linux che cerca di sentire quanto detto dal noto personaggio si trova a smadonnare come un porco e alla fine, dato che l'audio RealPlayer su Linux fa pure schifo è costretto a dover scegliere se usare Windows o fare a meno di sentire. Il tutto alla faccia della libertà di scelta.

Inutile aggiungere che il tutto è in ovvia contraddizione con quanto riportato dai credits del sito che ovviamente non riportano che la tecnologia software di Realplayer non è certo open source. E neppure mi pare molto in linea con il "chi siamo" sempre dal medesimo.

Quanto sopra è ovviamente una libera fantasia dell'autore. Tuttavia potrebbe essere anche una implementazione del famoso algoritmo detto del "British Museum" che grosso modo funziona così: Metti mille scimmie in una stanza piena di macchine da scrivere e prima o poi scriveranno la Divina Commedia.

Ma direte voi cosa ci azzeccano le scimmie (senpre citando il famoso retore). Semplice in questo caso ci erano andate vicino (ad una cosa vera). Ma una o più non hanno pigiato i tasti giusti. Ecco così emergere il senso (suspicion come cantava Elvis) di essere di fronte ad una simulazione.

Insomma possibile che siamo così in pochi ad aver mai navigato da queste parti ?

Mauro

PS: ringrazio Manuela per la preziosa collaborazione nel parto linguistico.

2008/12/14

Finalmente un aiuto dal nostro governo.

Come sapete uno dei miei pallini è quello di misurare la distanza che ci separa dai paesi che civilmente sono nel lato al sole del digital divide. Il nostro premier, Sivio Berlusconi, ci viene tempestivamente in aiuto stando a questa notizia presa dal Corrierino della Sera (la versione online del Corriere della Sera).

Ma facciamo un po di conti. Al Gore (candidato democratico alle presidenziali USA) nel 2000 proponeva di regolamentare l'Internet per evitare che i poveri bambini potessero "incidentalmente" essere esposti alle foto porno. AL Gore si passava per il Fondatore di Internet tra le altre cose (forse è stata una fortuna che vincesse Bush che come ben si sa aveva per la testa altro), se volete una descrizione ilare della cosa sentitevi questo. Oggi 2008 Il nostro Presidente ritiene che questa sia una battaglia d'avanguardia. Il tutto per me fa 8 anni. E 8 anni se ricordate è la cifra che già avevo stimato per l'Italico digital divide.

A parte anche una piccola considerazione. La propensione a considerare una novità una qualsiasi banalità gia scoperta da altri è una faccenda antica. Ne ho parlato a proprosito della "scoperta" dei forum. Un caso eclatante fu quello di Cristoforo Colombo che "scoprì" un paese gia abitato da altri. La cosa cattiva è che con quella scusa si fece propria una terra d'altri abitata (un po come se uno "scoprisse" il vostro salotto e vi ci si installasse). Ora mi giunge notizia che Mediaset (o una delle scatole cinesi correlate) si sia recentemente mossa con molto peso su Internet. Che ci sia una correlazione ?

A parte sarebbe anche interessante fare un conticino di quanti soldi siano stati buttati nel cesso (tutto ovviamente con finanziamenti pubblici) nel costruire sistemi per evitare che i poveri bambini vedessero per caso delle foto porno. L'anno scorso, per citare un esempio, ho dovuto spiegare ad un "tecnico informatico" scolastico che era del tutto inutile intercettare i javascript visto che oramai il porno passava per via flash e che il suo sistema semplicemente era quello che gli americani chiamano "a pain in the ass" per i siti con contenuto gestito dagli utenti. Come nota di colore segnalo che in genere tutti i protettori dell'infanzia internettante sembrano essere molto ben informati di quali siti si stia parlando, ma questo certo è segno di grande competenza professionale!

2008/12/13

Gli anni del master MICSU: il secondo anno parte III

Dopo una breve pausa di riflessione eccomi di nuovo. Purtroppo quando sono immerso nello sviluppo software entro in una sorta di catalessi generale per quel che riguarda ogni altra attività intellettuale.

Allora eravamo rimasti al finale del secondo anno. La situazione era piuttosto complicata come ricorderete dalle puntate I e II.

Ovviamente non se ne cavò molto a favore degli studenti. I problemi che si erano creati erano tali e tanti da poterci fare veramente poco, inoltre l'anno era passato completamente. A peggiorare le cose era il clima di scarsa credibilità che l'intero parco docenti e addetti del MICSU si era guadagnato. Feci alcuni colloqui con i più attivi che, esattamente come l'anno precedente, erano stati i soli formatori adeguati dei loro compagni.

Questo infatti fu una delle cose che in un qualche modo salvò l'annata (e in genere le prime tre annate). In pratica oltre alle lezioni dei docenti, a contratto e pagati, va ricodata la formazione e l'informazione operata da quegli studenti che per diverse ragioni si trovarono a operare anche come formatori (in)volontari (e non pagati ovviamente).

L'aula in cui i formatori di cui sopra (non voglio dire in erba per evitare qualche sorprendente coincidenza semantica :-) agivano era il corridoio (nei pressi della toilette o cesso se preferite il volgare), il pascolo (o cortile) e infine il laboratorio.

Dalle chiaccherate mi resi conto che tuttavia non si era andati molto lontani. In primo luogo per le limitazioni dovute alla lingua le fonti disponbili erano le solite pessime come quella di "html.it" che a tutt'oggi consistono di scopiazzature scimmiesche di cose dette altrove e da molto tempo (e spesso anche sbagliate). Parecchi studenti usavano i tipici portali disinformativi come virgilio o peggio msn. La cosa più raccapriciante fu quando vidi sgranare gli occhi parlando di "browser". Il termine non era noto. Alla faccia della guerra in corso, e pressochè terminata, per gli studenti (anche quelli sinistrorsi) lo strumento per accedere ad internet era "explorer" e non il browser. Dei CSS non si aveva la più pallida idea (e questo dopo mesi di corso). I link venivano annotati su carta e non inviati via mail. Non parliamo di partecipazione ad attività di pubblicazione, al massimo i nostri facevano qualche chat. L'unica cosa divertente e di rilievo fu l'apparizione di gnutella e dei p2p nati sulla scorta di napster. In questo caso la diffusione fu immediata al punto che negli anni successivi venne ristratta la banda ad opera dell'ente ospitante (in sostanza un modello in piccolo dell'Internet italiana fino a due anni fa).

Insomma uno scenario almeno deprimente. Dalle chiaccherate emergeva anche una certa perplessità sulla possibilità di trovare un qualche lavoro. Del resto durante quel master l'ondata dello scoppio della bolla internet aveva fatto il giro del globo e qualche eco si sentiva anche da noi (del resto come poteva scoppiare da noi una bolla mai montata).

Che lezione trarne. Parecchie. In primo luogo che quanto serviva alle aziende che volevano sfruttare l'internet non era competenza tecnica. Era competenza di comunicazione, conoscenza dei modelli in uso e sopratutto rispetto per l'utente (che, non i stancherò mai di dirlo, è il vero finanziatore e proprietario dell'Internet) .

Quanto all'attività formativa era del tutto evidente che si dovesse procedere ad informare e far circolare esempi di buona qualità da cui apprendere. E infine, cosa assai importante, e derivata dall'analisi dell'insuccesso formativo, condurre gli studenti a riflettere sui propri metodi di apprendimento e comunicazione praticando online e non nel corridoio.

Prendo spunto da queste ultime considerazioni per elencare alcuni dei punti che sarebbero poi stati il cardine di alcune mie azioni formative. Parlo di azioni perchè alla fin fine ho trovato che l'unico modo era agire secondo metodi di "guerrilla marketing". Insinuare incertezze, segnalare casi eccessivi e sopratutto mettere in discussione l'intero approccio comunicativo intrattenuto con l'utente. Purtroppo questo apre un abisso di probemi anche nei confronti della committenza. Anche l'anno successivo comunque le cose non andarono molto meglio. Solo a partire dal quarto anno riuscii a impiantare una attività che coinvolgesse direttamente gli studenti. Ci sarebbe voluto un altro anno negativo per avere qualche argomento convincente.

Detto questo chiudo la questione del secondo anno. Chi si aspettava chissa quale rivelazione sarà di certo un pò deluso. Non vi nascondo che mi sono direttamente ispirato a una ciclo di tre puntate della serie "South Park" intitolata "chi è il padre di Cartman".

2008/11/23

Social Media Specialist.

Non ho potuto resistere a questa cosa divertentissima.

2008/11/19

Segnalazioni. Come il digital divide possa essere sconfitto con intelligenza

Cari, vi segnalo questo confronto formativo (la fine dell'ultimo workshop mi lascia un po' orfano, al solito, sniff). Si tratta della questione della pirateria. Fatevi un confronto di come si possa trattare con informazioni sensibili rispetto a opinioni e sentito dire, notare il fantastico "anche" nel titolo.

Una bella differenze non vi pare. La versione di bldgblog è pure affascinante.

Brevissime

Purtroppo in questi giorni sono presissimo. Quindi molto di corsa. Sto smaltendo le raccomandazioni su linkedin con molta calma (odio l'interfaccia dell'oggetto). Segnalo a tutti coloro (ex studenti MICSU) che volessero una connessione e una raccomandazione su linkedin sono a disposizione. Non vi fate cercare per cortesia ma mandatemi una proposta di connessione. Noto peraltro che il MICSU e' scarsamente segnalato nei profili, o se lo avete fatto e' sottotono.

Se qualcuno volesse riempire la bella discussione con un proprio post e' benvenuto. Accetto anche opinioni fortemente discordi :-D. Le regole le ho gia date in un commento precedente. Il tema dovrebbe riguardare che fare per toglierci dal digital divide (lasciate stare il governo per carita' o altri enti superioriori come Dio, la Madonna, Maradona, Allah e Odino).

Se invece avete delle idee per corsi o docenze brevi sappiate che sto progettando una serie di mini workshop tematici. Il tema va dalla programmazione alla gestione e produzione di contenuti. Mi piacerebbe avere (ad alcuni l'ho gia chiesto) ipotesi di vostri possibili contributi (molto brevi max 3 lezioni da 2 ore) la e-mail la conoscete.

2008/11/17

Indagini sulle annate del MICSU

Per ricostruire un con delle certezze le date sto utilizzando questo.

Ah le "way back machines" banali e utilissime. Oltre alla way back sto verificando tra tutte gli scritti del periodo. Ho fortunatamente un backup abbastanza ampio ma non ho attualmente il posto sui dischi per aprirlo.

In merito al dubbio di Gianpaolo su Hermes/Penelope. Stando ai dati di fatturazione il 2001 dovrebbe essere stato l'anno di inizio dell'analisi. Il 2002 potrebbe essere stato l'anno di realizzazione e il 2003 l'anno del distacco. Sarebbe quindi sparso su 3 MICSU. Mi pare ci fosse stata una conferenza di presentazione ma non ricordo le date. Forse dovrei cercare il documento che servi da base alla presentazione (non fatta da alcuno del gruppo :-). Se avete rimembranze e' il momento di tirarle fuori :-D

2008/11/14

Weekend

Stavo guardando le statistiche del blog e con somma gioia ho notato che ci sono ben 7 konqueror che visitano. Un applauso, normalmente sono abituato a scartare i konqueror perchè miei, in questo caso no. Meno bene per i 14 explorer. A tutti dedico comunque il cineforum di questo venerdi che non c'entra nulla ma avendone sempre parlato qui e la nelle lezioni mi pare finalmente giunta l'ora di darvene un "assaggio". Del resto il filmatino è in tema con la frenetica attività di calunnia e insulto che s'ode a destra e che, come a sinistra la faccenda della scuola, ha scaraventato in rete un sacco di individui.

La crescita dei cosidetti heavy users dall'anno scorso è stata robusta. Questo a dimostrare che oggi come ieri l'Internet è fatta dagli utenti. E' il bisogno di comunicare che fa crescere la domanda a livelli basilari. Quindi ragazzi se il lavoro va un pò meglio nonostante i tempi lo si deve alla Gelmini e a Paolo Guzzanti.

Ma prima di tutto occorre ricordare Walter Veltroni che è riuscito a fare per noi quello che le BR teorizzavano nei momenti di onanismo più efferati. Tagliare la testa alla sinistra parlamentare e sindacale per ottenere un proletariato attivamente rivoluzionario. Vabbè non si tratta di proletariato rivoluzionario ma bensi di utenti Internet Italiani che sulla scia dell'insegnamento di Brian di Nazareth, ed orfani degli usuali padri, hanno creato una miriade blog/partito. E che fanno costoro di bello. Nulla ma fanno traffico e creano domanda. Sperem. Di certo avremo tra poco qualche profonda riflessione filosofica su twitter e magari chissa un nuovo libro sul web 2.0 che ci parli della profonda incidenza del web sociale sulle elezioni americane. Peraltro ho notato che si stanno preparando qua e la nuove offerte di master di informatica per umanisti volti al social web. In particolare un docente esterno dei primi due anni del MICSU, noto per l'abilità camaleontica, ha gia riciclato il proprio materiale (il solito cambio di titoli) in web socialista (era partito dal multimedia per passare dall'elearning). Chi di voi seguisse questo blog per farsi una idea di che master fare aspetti con pazienza la guida in preparazione. Per ora vi consiglio di scartare tutti quei master che abbiano la parola "face book" nel programma (l'hanno gia fatto e non serve a nulla studiare un mostro di siffatte dimensioni).

Mauro

2008/11/13

Corto circuito. Evidenze della tragicommedia digitale del belpaese. 2

Un altro fantastico scoop. he he he. Beccatevi questo (ringrazio per la segnalazione).

Manca di tutto. E' un vero manuale online di cosa non fare. Provate a calarvi nei panni dell'usuale cittadino di un paese sviluppato (non l'Italia o la Romania o il Kasakistan) e immaginate che cosa si possa pensare di una cosa simile. Manca peraltro anche il prefisso internazionale per poter telefonare alcune sacrosante ingiurie. Provate poi a seguire i link.

Se poi guardate il sorgente vien da ridere. Il sorgente è un tutorial di tutte le sciocchezze richieste (a basso compenso) dai comunicatori Italiani, dubito però che un cieco lo possa apprezzare (senza offesa per la categoria).

Chi lo ha fatto ? Che si tratti di un fornitore di servizietti umanistici ? O uno a cui non piace Magritte ?

Altro che saper programmare, ragazzi qui siamo all'inf della comunicazione.

Mi ricordo a questo proposito di un colloquio che alcuni di noi intrattennero con MxM alla fine del primo anno. Ho ancora la mascella che mi duole, da allora, per il tonfo, e si che uno dei nomi assomigliava a quello del noto liberatore d'Italia.

Segnalazione

In attesa di rilasciare la terza puntata del II anno del MICSU (sto raccogliendo documentazione in modo da avere un pò di riferimenti), vi segnalo questa cosa piuttosto interessante.

Mauro

Dialogo dei massimi sistemi (in minimi termini)

In pausa pranzo ho captato con la coda dell'orecchio un interessante sfogo di una sistemista alle prese con un'addetta al marketing.
Il pomo della discordia era rappresentato da un problema di segmentazione del target.
Mi sono immaginata la gustosa scenetta.

Antefatto:
Marketing scrive l'ennesima mail sul fatto che non sappia che pesci prendere per ottenere il risultato voluto con l'applicativo.
Sistemi, che ha rinunciato da tempo all'idea di poter risolvere dubbi di tale portata via mail o tramite help on line accorre di persona.

Dialogo:
Marketing: "Il problema è che vorrei selezionanare i giovani"
Sistemi (non vedendo bene dove sia il problema): "Allora selezioniamo una fascia di età tra i 18 e i 28."
Marketing: "No, non è quello che voglio! Io voglio rivolgermi ai giovani! Io ad esempio ho superato i 30 ma mi sento ancora gggiovane!"
Sistemi (reprime un profondo sospiro scorato, calcola velocemente l'età della collega, spera di non fare gaffe): "Allora selezioniamo gli utenti tra i 18 e i 35?"
Marketing (indecisa tra il pensare che la sistemista manchi totalmente di sensibilità o sia semplicemente cretina) "Ma no! sentirsi gggiovani non ha che fare con l'età..."
Sistemi (alzando gli occhi al cielo): "Allora classifichiamo i contenuti del sito da "per giovani" a "per vecchi" e analizziamo le abitudini di navigazione degli utenti per identificarli?"
Marketing (scoraggiata): "No, non serve! io ad esempo devo navigare tra contenuti "per vecchi" per lavoro ma.... alla fin fine mi sento ggggiovane!!!!"
Sistemi (scoraggiatissima): "D'oh!"

Segue un lungo imbarazzante silenzio. Nel frattempo si è fatta una certa.
La pausa pranzo e un senso di profonda rassegnazione per entrambe le parti tessono il sipario che cala sulla scena...

Riflessione:
Pensavo al recente discorso della terza cultura.
Nel nostro caso da una parte non c'è la più pallida idea di come ragioni un programmatore e si tende a vedere l'applicativo come dotato di poteri paranormali, o quanto meno psicoanalitici (e per quanto adori Eliza mi sembra una convinzione un po' forte).
Dall'altra l'abitudine a parcellizzare i problemi riducendoli all'alternanza tra 0 e 1 non fa certo guadagnare in flessibilità di fronte alle sfumature, alle contraddizioni, all'indefinibile con cui l'utente finale deve fare spesso i conti.
Proprio in questi casi, mi sembra, avere un piede in due scarpe potrebbe essere la strada verso una sana INVENTIO, conscia della natura dei problemi e dei mezzi al tempo stesso.

Nota tardiva:
Manco a farlo a posta dopo cena, nel mio consueto giro di socializzazione su Facebook ho trovato un invito a fare il test "Scopri la tua età psicologica"... non aggiungo altro.

ManuZ

2008/11/11

Che insegnare all'informatico umanistico che non sappia già

Io credo che l'Università dovrebbe insegnare le basi dei principali linguaggi dell'informatica a tutti i laureati in Scienze Umane. Si tratta di un bisogno oggettivo e culturale, dati i tempi.
Muoversi con agilità ad un livello soddisfacente tra markup, programmazione e algoritmi, URL et similia nn e certo così difficile.

E poi, voglio direi magari abbiamo studiato 2000 anni di storia e comunicazione tra gli uomini, e filosofia e filologia. Come è possibile che noi nn si sia in grado di capire come comunicano due macchine?

Fabio in un recente commento.

Mah non ne sono convinto. Allo stato attuale, posto che si abbia una idea di che programmare, si può impararsi il tutto dal sito più opportuno con un tempo proporzionale alla profondità richiesta. E' una perdita di tempo totale insegnarlo. Io credo che nelle aule gli studenti siano più motivati dai tratti pratici ed esperienziali forniti dal docente.

Un tempo anche io pensavo si dovesse insegnare a tutti almeno un linguaggio. Ora non ne sono molto convinto anzi, dato che sono un relativista convinto: "Anything goes". La questione però è seria. In tempi molto recenti, osservando il mondo della scuola ai piani bassi, mi sono sempre più convinto che il passo serio è quello di apprendere ad apprendere. Nel pratico si traduce in come decido in fretta che sto contenuto è credibile e quindi studiabile. Chissa quante volte te lo sarai chiesto, Fabio, di fronte al pezzo di codice trovato via ricerche, ponendoti il problema se valeva fare o meno un eventuale debugging dato che non sembrava fungere del tutto (pescare codice via ricerche francamente è un modo di programmare che mi piace, sopratutto se ci si deve interfacciare con api astruse, dopo 25anni di tastiere riscrivere lo stesso loop può essere letargico).

L'altra cosa importante da considerare è l'assoluta necessità di considerare di lavorare in gruppo. Questo è uno scoglio difficilissimo da superare nelle ristrettezze degli investimenti generalmente scarsi o ben ricondotti a porti sicuri.

Se dovessi guardare in termini utilitaristici mi è servito di più nel tempo un corso di conduttore di gruppo che feci nel lontano 1981 (con un ritardo di un po di decenni anche in italia con training autogeni tgroups et similia) rispetto al tempo perso a imparare un fracassata di linguaggi inutili (tutti sottilmente diversi, a volte anche aclatantemente) , per fortuna che alla fine mi sono ridotto a 4 o 5 nello scrivere materiale. L'utilità del corsetto non era tanto nei termini pratici (sostanzialmente inutile sul piano della resa) ma perchè i tgroup obbligavano alla riflessione sulla comunicazione, posto che uno ne fosse interessato, e io lo ero seppur non in modo relato ai computer, notare che solo un paio di anni dopo scrivevo allegre routine in basic per un computer di nome "new brain" inglese con supporto di memoria di massa su cassette (un incubo).

Questo per arrivare a di che dovrebbero trattare le lezioni di programmazione. Ma Inventio! come avrebbe detto Leonardo. Porre problemi e reperire, come mosche che sbattono la testa su un vetro, una qualche soluzione programmatoria. Insomma la cosa che richiede più tempo oltre al debugging è la pensata di inizio, e quella la può fare anche uno che non conosca alcun linguaggio, è solo più difficile (non impossibile) che serva a qualche cosa.

Il solo problema qui è convincere lo studente che il linguaggio da usare sia sostanzialmente un cavolo suo e puntare ad un progetto di massima fattivo fin dall'inizio considerando che comunque la programmazione è solo un aspetto della questione. Per strada poi convincere i recalcitranti a leggere almeno il manualetto online. Altrimenti il corso deve diventare da sfinimento e lungo se deve inglobare ll'insegnamento del linguaggio oltre al progetto.

Per esperienza personale un corso teorico/pratico tende a comprimere sempre la parte pratica e va quindi evitato.

A posteriori: una piccola chiccha. Senza cattiveria ma che ci azzecca (sempre come diceva il noto retore) Arabo III ? Non sarà che l'uploader umano del caso abbia capito male ? Magari ha scritto arabo in senso figurato ? In realtà è un linguaggio di programmazione molto ostico ? Escludo il linguaggio multimediale per la nota ritrosia con le immagini degli "infedeli" ? (Mi scuso del termine ma è divertente, non sono certo un fedele di un alcunchè, quindi nessuna offesa).

Decidete da voi: ecco qui.

2008/11/10

Pensiero veloce del lunedi. Informatica Umanistica e storia.

Sono molto di fretta perchè ho una valanga di cose da fare in un giorno. Tuttavia un pensiero appena levato non ve lo toglie nessuno.

Questa mattina parliamo di storia e velocità. Mi limito a postare due esempio che da soli valgono mille parole.

Lascio a voi l'esercizio. Vi do però la chiave. Confrontate le date. L'argomento sono i Turing Awards.

  1. turing award del 2008
  2. turing award 2007 (in italiano).
La corretta datazione degli eventi, la loro presentazione in forma onesta. Notate come tutta la questione sia sottilmente fuorviante. E alla fine provate a ricordare se state parlando dei turing award per il 2007 o per il 2008.
Si noti che slashdot non scherza come confusione in merito seguite i link e vi sembrerà di avere il mal temporale (da mal di mare applicato al tempo).

Tempo fa mi capitò di segnalare come una storia dell'Informatica e della comunicazione in rete fosse quanto mai necessaria, e non sono stato l'unico anche nel "paese dove è il trono di colui che regna su tutte le genti" ne è stata più volte invocata la necessità.

Una applicazione da storico serio o anche di storico delle idee credo sarebbe molto benvenuta. Questa potrebbe essere un accezione di Informatica Umanistica molto interessante. Temo che il problema sia la complessità. Già diventare uno storico è cosa difficile. Diventare uno storico di qualcosa richiede l'ulteriore sforzo di conoscere bene quel qualcosa onde evitare l'effetto "biancaneve nel mondo dei sette nani". Probabilmente un lavoro di gruppo potrebbe essere molto più facilitato ma questo non è applicabile nella nostra Patria per le note ragioni individualistiche (si veda sempre Brian di Nazareth).

Personalmente mi divertirebbe, ci sto provando, una storia tutta Italiana. Quella di "Sublink Network" cui partecipava, ne cito l'attualmente più noto, Alex Martelli che allora era un programmatore di sistemi CAD e il famoso sui giornali che al tempo trattavano di hackers come qualcosa di molto esotico: "Blue boy".

2008/11/07

Considerazioni del venerdi o lo status biologico dell'umanista

Per tutta la settimana sono stato afflitto da un pensiero ricorrente. Non sarà che anche la faccenda dell'informatica per umanisti sia un pò attempata ?

Quest'anno mi sono capitati tra gli studenti del workshop, breve, cui ho partecipato anche due studenti del DICO. Fatta salva una maggior comprensione di alcune questioni ho notato le stesse necessità sia per gli umanisti che per i "tecnici". Entrambe le tipologie avevano il problema di maneggiare contenuto, scrivere, o comunque imparare a gestire azioni di comunicazione online oltre all'usuale brik a brak come seo e affini.

Ciò è molto diverso, per fare un esempio, di quanto emergeva al MEL (Master di ELearning) dove le differenze tra le due tipologie erano molto più rimarcate.

In verità mi è sembrato che mancassero tutti di nozioni che vengono da quella che viene chiamata terza cultura.

Questa è una sorta di aggregato di ipotesi , evidenze scientifiche e considerazioni teoretiche, emerse a partire dalla metà del secolo scorso (1900), per sopperire all'assenza dei filosofi e in generale degli umanisti nell'ambito delle scienze biologiche con particolare riferimento alla informatica genetica e alla genetica teoretica (Varela et. al) a cui si sono affiancate scienze come l'antropologia (Bateson) e altre discipline. Fate un giro su Plos Biology per farvi una idea o andate direttamente al libro fondativo (lasciate perdere l'atmosfera new age che ci azzecca poco come era (?) solito dire il noto retore abruzzese).

In particolar modo mancano conoscenze sui modelli di comunicazione, le loro varietà e le diverse viste teoriche che se ne possono avere. Sopratutto manca un correlazione tra pratica e teoria.

Questo ad esempio spiega la scarsissima attenzione ai feedback che vengono da statistiche. O la difficoltà generalizzata a produrre i contenuti che vengono via via richiesti. Non sto parlando degli "uploader" umani che sono un fenomeno tristissimo molto italiano o indiano, insomma tipico di grandi numeri di impiegati a inserire contenuti prodotti da altri, su questo argomento torneremo e so che per alcuni di voi è un fenomeno tristemente pratico.

Nella produzione dei contenuti la domanda comincia ad apparire anche da noi ma siamo molto lontani dagli stipendi americani che vedono anche 25$ (e forse superiori) per post su argomento per i blogger di un qualche successo.

In parte quello che ha cambiato molto le cose è che la rete, adesso, è fatta da sistemi di pubblicazione assistita come questo che stiamo usando. I CMS e la pubblicazione autonoma dei contenuti hanno livellato il campo ai livelli tecnici bassi.

Sono sempre più convinto che quello che serva sia invece l'umanista scalzo se mi si permette di parafrasare Mao. Solo che veramente l'università ne produce di queste figure ? Per umanista scalzo intendo un abile artigiano della parola scritta. Capace di adattarsi a tipi di scrittura anche abbastanza complessi e al contempo molto semplici nella fruizione.

Per fare un esempio se occorre fare un blog per vendere più spazzolini da denti occorre fare uno sforzo non indifferente di fantasia ma anche di lavoro per spicciare un qualche argomento che regga oltre i primi due post e che perdipiù faccia utenza. Come vedete semplice e complesso al contempo. In realtà noto che proprio la provenienza da lettere risulta quella di maggior resistenza a pratiche di scrittura siffatta.

A volte si ha la sensazione che l'unica soluzione sia ricorrere a tecniche come quelle usate dagli alpini con i muli durante la grande guerra per ottenere un qualche risultato. Anche sul piano della scrittura insomma ci sarebbe un livellamento. Del resto, mi conforti Manuela, anche buona parte degli scrittori della seconda metà degli secolo scorso non erano umanisti.

Concludo qui ma vi lascio il filmato per il weekend come possibile argomento per la vendita di spazzolini da denti.

2008/11/06

Corto circuito. Evidenze della tragicommedia digitale del belpaese.

Come annunciato inizio una breve serie di segnalazioni dal Corriere. Per cominciare mi è parso simpatico segnalare la semicomica presenza degli annunci di google nelle pagine del giornale. Per poterla apprezzare occorre andare al fondo della pagina e correlare gli annunci google con il contenuto dell'articolo online.

Come sapete sono sempre stato molto attento al prurigginoso quindi ecco qui. Mi domando se dalle parti dell'autorevole quotidiano si siano mai chiesti se il guadagno proveniente dagli ads non venga vanificato dalla caduta di credibilità dovuta la mancato uso di filtrature sugli annunci (cosa facile e peraltro assai più renumerativa).

Mauro

2008/11/04

Gli anni del master MICSU: il secondo anno parte II

Prima di continuare con i ricordi di come andò il secondo anno devo ringraziare chi ha commentato il post inerente la prima puntata, le testimonianze sono necessarie a fermare la traccia degli eventi.

Detto questo: Previously in devoluzioni (mi piace l'apertura come Star Treck o Heroes) abbiamo parlato della caratteristica ``pivotal'' del secondo anno. Purtroppo per molti studenti fu un anno ``horribilis''. Lo fu anche per il Coordinatore del Master, un docente al di sopra di ogni sospetto nella sua devozione allo studente.

La bolla di internet si era sgonfiata, ma in Italia nessuno lo sapeva visto che i giornalisti in gran parte parlavano di internet per averla sentita raccontare da un loro amico (del resto anche ad oggi al Corriere sembrano avere difficoltà a spiccicare un link funzionante ma su questo farò un discorso a parte). Gli studenti potevano beneficiare di un finanziamento regionale che ne consentì la partecipazione gratuita.

Gli studenti di ogni anno del MICSU sono stati molto diversi sia per provenienza sia per tipologia formativa. Nel primo anno si trattava in gran parte di persone che già avevano lavorato nel segmento d'interesse oppure avevano una idea chiara di cosa volessero tant'è che pagavano, nel loro caso si trattava di dotarsi di un patentino che qualificasse abilità spesso già possedute. Nel secondo anno invece il grosso era costituito da gente in cerca di una occupazione (a volte sembrava anche di qualsiasi occupazione) al minor costo possibile, del resto questa era anche l'impronta che la regione aveva impresso alla struttura dei master finanziati (non c'erano ancora i master di sciatsu e divinazione sulla teiera, finanziati, che sarebbero apparsi nell'anno successivo). Molti degli studenti non avevano neppure una connessione Internet.

Alcuni degli studenti, pochi, avevano le idee chiare, altri invece presentavano stati di prostrazione ai confini del masochismo e spendevano una enorme quantità di tempo a parlottare tra di loro (un pochino come i contadini in Fontamara di Silone) gli studenti comunque non bestemmiavano nostro Signore. Il master non aveva sostanzialmente un sito, lo avremmo fatto noi, i collaboratori che avevano deciso di tentare l'impresa con me nel corso dell'anno ed io mossi anche dall'orrore che un master con chiari sbocchi professionali internet non avesse un sito ̇dignitoso e al passo con i tempi mondiali.

Come avevo accennato nel precedente post io ero molto preso da attività di sviluppo software (sostanzialmente un sistema di CMS per Editori, E-Learning e Comunità) e per la parte iniziale ho delegato la gestione. Come Gianpaolo ha ricordato nel commento il setup iniziale (oltre ai dribling di compatibilità pro quieto vivere) aveva consumato quasi tutto il tempo allocato alla task.

Il semantic web aveva fatto la sua prima apparizione da un anno. Con Gianpaolo ci siamo messi a ideare e sviluppare quello che sarebbe stato chiamato Hermes. Un sistema di annotazione basato sui concetti di referenziazione RDF. A causa di alcune divergenze di vedute con il committente (non pagante nè in danaro nè in riconoscimenti) sarebbe diventato, in casa nostra: Penelope.

In sostanza mentre me ne stavo immerso nei miei bachi e nei miei progetti e verso la fine del corso il Coordinatore mi chiamò e mi fece notare che forse era il caso che mi interessassi maggiormente della cosa. Me ne interessai. Nel frattempo gli studenti cominciavano a covare un certo malumore. Si avvicinava anche il tempo per l'assegnazione degli stage.

La prima cosa che feci fu di cercare di capire che stesse succedendo. Da un lato gli insegnamenti sulla carta erano, seppur basilari, più che adatti ad una prima introduzione. C'era persino un corso che trattava tutti i tag html in ordine alfabetico. Gli studenti diligentemente prendevano appunti.

Insomma feci quello che un formatore decente deve fare, e che nessuno aveva fatto in sei mesi, parlai con gli studenti singolarmente. Quello che usci fu impressionante a dir poco.

Si andava dal timore di non avere sbocchi professionali ad una scarsa comprensione delle ragioni di certi corsi fino alla aperta manifestazione di sfiducia nelle proprie capacità o alla convinzione di essere un alibi per consentire guadagni extra per i docenti che vi partecipavano. Fugati i dubbi più malevoli, ero bene al corrente di dove andassero a finire i soldi e potevo garantire, oggi come allora, che nessuno si sarebbe mai potuto arricchire anzi, pur essendo il finanziamento cospicuo, tolta la parte, rilevante, prelevata dall'amministrazione non sarebbe avanzato neppure da tenere in vita un criceto.

Certo il numero dei docenti era straodinariamente elevato ma questo era dovuto alle alchimie accademiche necessarie alle approvazioni. Il costo della infrastuttura e gli investimenti in termini di hardware mandavano il corso in sostanziale perdita.

Inoltre il tipo di spese finanziate dalla regione doveva, come minimo, essere stato pianificato da un imprenditore edile perchè non prevedeva alcuna possibilità di spesa se non in risorse umane o materiali di consumo, non era prevista ad esempio la spesa per la costruzione e gestione di un sito partecipato dagli studenti. Credo fosse visto, in termini politici, come un modo come un altro per costruire il formicaio.

Non restava che lavorare nella speranza che il finanziamento consentisse di rilanciare sugli anni successivi. Purtroppo lo scontento degli studenti faceva presagire poco di buono per la creazione di un circuito virtuoso che portasse gli studenti a consigliarne altri e così via affidandosi al passaparola come solo device di marketing.

Insomma, fugati i dubbi più paranoici, restava l'interrogativo del perchè dello scontento sia degli studenti sia dei docenti che lamentavano una scarsa frequentazione delle loro lezioni. Ma questo, come nei migliori serial, lo rimando alla parte III.

Colgo l'occasione di segnalare il post sul blog di Apogeo Editore a cura di Fabio Brivio (uno dei molti casi di eccellenza targati MICSU) oltre, naturalmente, a ringraziarlo sentitamente per le belle parole. Confermo di non aver pagato un centesimo ma Fabio mi deve pagare un caffe per questa frase :-D

Mauro

2008/10/31

Digital Divide e stato delle cose e AEM

Nel rileggere il post sul digital divide mi sono chiesto se non fosse stato frutto di una visione eccessivamente catastrofica del nostro "amato" paese. Ebbene ieri sera ne ho avuto la riprova. Cito l'esempio non tanto come un rant (in parte lo è) ma come un caso su cui si può bene generalizzare.

Ieri sera, verso le 19.30, è mancata l'energia elettrica dell'intero numero 4 di Via Pastorelli. Ci sono volute 9 ore circa per ripristinare il tutto con almeno una quindicina di addetti dell'AEM in azione. Cosa c'é di strano ? Nulla a prima vista, anzi, queste persone hanno lavorato in piena notte con una efficienza incredibile.

Il punto però è una altro. Nello stabile recentemente sono venuti ad abitare diversi nuovi inquilini che ad occhio e croce lavorano sicuramente su internet e sono rimasti tutti fermi, alcuni facevano capannello sotto casa per tenere d'occhio la situazione. Il problema è che allo stato attuale non un fermo di 9 ore per assenza di energia non è più accettabile ed ha un costo piuttosto elevato in termini lavorativi perchè per chi come me lavora su internet la distinzione tra casa e lavoro non esiste più lo stesso dicasi per gli orari di lavoro.

Questa cosa poteva essere evitata ? si. Si perchè quello che i bravi lavoratori della AEM hanno fatto è stata di scavare il marciapiede. Ora nei paesi occidentali civilizzati questa cosa non si fa più da tempo. I cavi corrono in cunicoli di cemento armato proprio per garantirne l'accedibilità in tempi brevi. E non pensiate che sia perchè Milano ha delle strutture vecchie. Il marciapiede è stato rivoltato come un calzino almeno 2 volte negli ultimi 8 anni e dalla stessa azienda.

Penso che questo sia il punto. Come scimmie simuliamo le caratteristiche di un paese avanzato e fin che tutto va bene l'apparenza regge. Il problema è quando queste vanno male e lì che casca l'asino (un pò come nelle verifiche di apprendimento). E l'asino casca sul fatto che per garantirci una continuità energetica al riparo dalle intemperie (e adatta al lavoro in rete) occorre spendere una valanga di soldi (e non ce ne sono) che con un pò di lungimiranza (e non dico dal secolo scorso) negli anni che vanno dal 2000 ad oggi poteva evitare. Sicuramente il costo della struttura in cemento armato nell'area scavata (circa 20 metri) sarebbe stato di gran lunga inferiore agli stipendi spesi nel giro delle nove ore di questa notte se fatta quando il marciapiede era aperto (ad esempio per la posa dei cavi di FastWeb).

Non è forse un segno della nostra impotenza ad adeguarci ? Forse occorre capire che fare e disfare è diverso da costruire.

2008/10/28

Gli anni del master MICSU: il secondo anno parte I

Con un duro esercizio di memoria sto in questi giorni cercando di ricostruire quel che mi ricordo dei diversi anni.

Il problema più grosso lo ho con il secondo anno di cui mi ricordo pochissimo. Eppure, in un certo senso, è stato un anno "pivotal" come direbbero i francesi.

Intanto perchè il secondo io personalmente ho lavorato molto ad altri progetti. Poichè l'attività era ristretta alla sola gestione dei servizi su linux (di uso zero perchè ai docenti non è mai importato circa nulla dei servizi web del master).

Chi si occupò del tutto furono le persone, studenti del master dell'anno precedente, che avevano deciso di provare a collaborare su una idea di azienda partecipata e di gruppo che avevo in mente (si rivelerà sostanzialmente un fallimento per ragioni che andro snocciolando nei prossimi post).

Ovviamente il master costituiva un terreno di prova di non difficoltosa gestione e sopratutto aperto a forte collaborazione tra gli studenti e quindi mi pareva che lascaire il tutto agli studenti del master precedente fosse una buona idea anche per la trasmissione delle esperienze.

Nel secondo anno, però, si materializzò un fenomeno già percepibile nell'anno precedente e che richiese, purtroppo solo nella fase finale e quindi tardi , una analisi, mia e non condivisa in alcun modo, circa le ragioni (in gran parte giuste) che avevano condotto a una sorta di "dead end".

Il fenomeno può essere ricondotto alla caduta di "credibilità" presso gli studenti dell'impianto formativo e di contenuto.

Alla produzione del fenomeno concorsero parecchi fattori. Il primo dei quali fu certamente il diverso "target" del master, la bolla internet oramai esplosa ma la solito non percepita, un inizio di contrazione del mercato (semmai si possa parlare in Italia di un mercato al di là del solito nepotismo politico), un aumento dei cosidetti contenuti umanistici a scapito di quelli tecnici.

Nel corso del primo anno gli studenti con maggiore preparazione Internet (mediamente superiore anche all'offerta formativa) progressivamente passavano sempre maggior tempo in laboratorio a studiare per i fatti loro.

Nel corso del secondo anno, invece, gli studenti che sapevano di cosa si stesse parlando cominciarono a manifestare scontento con varie proteste.

Purtroppo cascarono male. In primo luogo perchè, perlomeno in Statale, è impossibile discutere di contenuti (si può però discutere lungamente circa la gestione dei cessi o la macchinetta del caffè). La ragione va ricercata in una generale pratica del quieto vivere tra i docenti che ha portato ad una totale indiferenza per i contenuti insegnati dal collega, successivamente ai propri. Questo va benissimo (forse) in condizioni di insegnamento cattedratico non molto invece dove i contenuti devono per così dire adattarsi allo stato dei discenti e dove la motivazione dei discenti è strettamente interrelata con le necessità di vita (vedi trovare un lavoro).

Poichè la mia memoria non è un gran che prima di proseguire con la seconda puntata mi piacerebbe avere, almeno tra i commenti, uno di Gianpaolo che sicuramente si ricorda meglio di me le cose (avendo anche lavorato parecchio a sistemare i vari Linux) e di Manuela (non certo preparata come Gianpaolo ma sicuramente molto attenta nei report a me).

Attendo il vostro aiuto.

Mauro

2008/10/25

Il dodo

Per il weekend mi limito a una segnalazione buffa ma pertinente. Ho pensato al dodo alcuni giorni fa mentre stavo considerando lo stato della cultura Umanistica Italiana su internet. In particolar modo pensavo alla disponibilità di testi gratuiti in formato e-text. Ebbene, senza voler essere esterofili, vi par possibile che nel mondo (occidentale) ogni straccio di Università si sia peritata di costruire almeno un piccolo repository di e-texts mentre da noi il tutto è lasciato ad una volontaria organizzazione: liber-liber ? Non è illuminante ? Per rispondere ad alcune mail, no non sono un fan della Gelmini (I miei Dei me ne guardino) ma siamo proprio sicuri che sia solo perchè non ci sono soldi ? Io mi ricordo di 2.000.000 di Euro buttati nel cesso, quanti e-text si potevano fare con il solo 10% della cifra ?

Già che siamo al dodo vi passo anche un piccolo ricordo di sito con una bella immagine che si attaglia al nostro panorama. sono certo che molti di voi si ricorderanno del sito e dei suoi effetti nefasti quando usato in mailing :-D

2008/10/23

web 2.0 il buono e il cattivo

Con un ritardo di circa 4 anni siamo qui a parlare di web 2.0. E' ovviamente un tema scontato. Grossomodo da noi si agitano le acque, e le bibbie, da un paio di anni. Nell'ultima infornata, in tempi molto recenti e visi noti sopratutto ai frequentatori dei primi due anni del MICSU, ci siamo ridotti all'essenziale, anche i libretti sono magrolini.

Intanto va detto che in giro pe ril mondo il dibattito sembra essere molto poco attento alla cosa. E ne ha ben d'onde.
Per il "the register" la cosa è stata messa sul ridere 3 anni fa predicendo presto il web 3.0 come trovata di marketing fatta durante una partita di pingo pong tra Mr. Oreilly e Mr. Oracle.

Scorrendo i titoli negli ultimi mesi se ne nota la totale assenza salvo per alcuni riferimenti a sviluppi ajax. Abbiamo smesso da tempo di pensare di passare solo mostruosità xml come prima si può passare di tutto.

Nelle lezioni bisogna parlarne perchè inevitabilmente gli studenti arriveranno con il fatidico libretto nuovo di pacca. Come dirgli guarda che è la solita copiata e rischi anche di perdere tempo a leggerlo oltre ad averci buttato dei soldi.

Detto questo come evitare di acquistare spazzatura totale. Due indicatori utili possono essere:

  1. Se presentando l'ajax dice che la call javascript in questione era in giro da tempo e che il vero problema è organizzare i servizi REST (o altro) lato server(s) per foraggiarla.
  2. Che la centralità dell'utente era una preoccupazione pure già in atto ma che la necessità di far schiodare contenuti e soldi al medesimo ne ha sostanzialmente acuito l'importanza.
Se è gratis badate che non gravi su altri costi.

Se ci sono entrambi i punti comperatelo tranquillamente.

Se c'e' il primo siete sulla tecnicaglia e quindi saprete voi se serve o meno (ricordate che il cut & paste è meglio).

Per il caso due non saprei, da solo non basta a togliere il dubbio della perniciosità. Ultimamente mi rendo conto che lo studio di modelli sociali applicabili richiede un planning e un calcolo dei costi piuttosto complessi (in gran parte umani e non di sviluppo) oltre all'identificazione del sistema della relazioni da mettere in movimento. Gli esempi di facebook e altro non sono particolarmente applicabili e poi ci sono già (ad esempio è piuttosto ambizioso competere con google) .

Una cosa che mi colpisce sempre molto è che raramente nei libretti di cui sopra trovo l'affermazione di base che alla fine l'utente è l'Internet (quello che paga il conto al provider di connettività) cosa da cui il web 2.0 discende in pieno.
Questo mi capita anche con clienti a cui propongo di usare paypal spiegando che in sostanza gli utenti Internet hanno già scelto il metodo di pagamento e che quindi è del tutto inutile arrampicarsi sugli specchi.

Uffa alla fine m'e' toccato parlarne. Del resto penso che occorra fare il punto per evitare di passare per il solito sospetto tardivo. E' vero nel workshop a cui lavoro il web2.0 c'e' eccome e me ne occupo io.

2008/10/22

Informatica umana e Brian di Nazareth

Prima Brian. Che c'entra ? Tantissimo. Serve in particolar modo ad evitare la lunga serie di varianti di dizione in una sola riga. Informatica per Umanisti, Informatica Umanistica e Informatica Umanitaria (quest'ultima di gran lunga più pericolosa se va a finire come col latte in polvere). Avanzerei una proposta. Riduciamo ad IU. Cosi magari tre pagine di documento si riducono a 1/2. Prendendola meno seriamente mi piace pensarla con la umlaut sulla U perche mi ricorda il suono gutturale da prodursi quando da piccolo dovevo far muovere il mulo.

Detto questo stamattina a lezione con Fabio Brivio se ne è parlato un pò. Più ne parlo e più non mi ci racapezzo. Che è questa IU ? Non lo so. Io fino ad ora ho sempre pensato in termini molto strumentali che la Cultura Umanistica (non abbreviabile per ovvie ragioni) ci rendesse disponibili alcuni comodi strumenti per mettere in "prospettiva" l'area di lavoro su cui siamo. Per il resto non vedo molte altre differenze se non una potenziale competenza per settori privilegiati.

Ad esempio sono entrato nel merito, durante questo workshop, di come dovrebbero configurarsi le relazioni sociali in un contesto di editoria online. Considerando anche che come relazioni se vediamo solo il rapporto autore/editore siamo un pò sull'asfittico. Dicevo entrando in merito a questa cosa ho trovato tra gli studenti di quest'anno un immediato riscontro con la pratica. Certamente un umanista legge libri (ma anche la mia portinaia legge libri).

Un altro caso di lampante chiarezza dovrebbe riguardare l'innata tendenza dell'umanista a mettere il tutto in prospettiva storica in modo da evitare di "scoprire" cose già note. Ad esempio scrivere oggi di un forum come di una rivoluzione nella comunicazione potrebbe essere un pochino, come dire, attempato (o perlomeno ingenuo) visto che i forum girano da 25 anni o giu di li, vabbe si chiamavano bbs ma vale anche qui Brian (Il punto arriva alla fine dello spezzone, non ho trovato di meglio).

Ma come sapete i miei studi umanistici fanno abbastanza pena. Sicuramente ho studiato più informatica. Mi piacerebbe sentire da voi che come umanisti siete certo meglio riusciti che ve ne siete fatti di questo bagaglio.

Aggiunta tardiva: ho trovato nel mio aggregatore RSS un puntatore a questioni correlabili al post precedente sul digital divide.

Un grazie a Manuela per la grafica.

2008/10/21

Le annate del MICSU

Una delle cose più curiose che hanno caratterizzato il MICSU è stata la profonda differenza da un anno con l'altro.
Le annate a pagamento sono state ovviamente diverse da quelle gratuite. Sarebbe carino tracciare le annate una per una per tratti salienti. La nota di Gianpaolo mi ha ricordato che c'e' anche la storia di chi al master ha conribuito per la grossa parte (90%) in forma gratuita lavorando con me o anche con altri contratti. Anche li sarebbe utile avere un po di testimonianza.
Detto questo l'anno che maggiormento vedo offuscato è il secondo. In quell'anno per pressanti necessità lavorative il mio tempo dentro al master è stato assai ridotto.

Ah per i non del giro il master si è tenuto a Sesto San Giovanni Viale Italia non mi ricordo assolutamente i dettagli quali via e nome dell'edificio (mi pare fosse la ex mensa Falk ?).

2008/10/20

Il lato negativo del digital divide.

Non vi sto propinando alcuna riflessione teorica. Nella description di questo blog ho messo il riferimento al digital divide.
Vi presento solo alcuni fatti che ho rilevato nel corso della mia attività di informatico.

Negli anni '90 per poter prevedere in tempo utile quello che sarebbe avvenuto di lì a poco sul mercato dell'informatica nazionale consideravo che la distanza temporale tra quanto leggevo su "Byte" o il "Doctor Dobs" americani fosse di circa due anni. Questo grossomodo lo posso ritenere vero fino a circa il 1998. Col passare degli anni questo tempo è andato aumentando. Valutate voi stessi. Al MICSU nel 2003/2004 abbiamo cominciato a parlare dei CMS, che già circolavano da due o tre anni. Quest'anno, 2008, ho sentito (o forse letto) che una nota casa editrice ha iniziato lo sviluppo del proprio CMS, 5 anni dal MICSU e 7 dalla apparizione sensibile (mettetecene 2 altri di incubazione prima di essere visibile su Internet e avrete la misura). Penso che questa possa essere una metrica. Per questo ritengo che noi siamo in caduta libera. A questo aggiungete che il fenomeno del digital divide sembra produrre una fuga verso i rispettivi estremi dei partecipanti al gioco. In sostanza chi sta sul positivo procede (nel bene e nel male) verso il positivo chi sta dall'altra parte va sempre peggio.

Mauro

Aggiunta tardiva: potete trovare dei riferimenti alle direzioni nel digital divide nelle ultime puntate di una trasmissione di "Alle 8 della sera : Il Globo, la mappa, il Mondo" di radiorai.

Manifesto

Questo blog nasce per documentare una esperienza unica e, oramai, non più ripetuta di recente. L'augurio è di poter conservare le conoscenze formative sperimentate e acquisite partecipando attivamente ai sei anni di vita del MICSU (Master in Metodologie di base dell'Informatica e della Comunicazione per le Scienze Umanistiche). Non sto a dilungarmi su ulteriori questioni organizzative, certamente disponibili sul sito dell'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI MILANO che ne ha consentito lo svolgimento.

La mia attività al Master si è progressivamente adattata alle diverse disponibilità economiche, dato che non sono un docente di ruolo ma un Informatico di professione da 27 anni.

Devo dire che francamente l'attività al MICSU è sempre stata in larga perdita, ma da un lato il divertimento mio (mi piace insegnare) e dall'altro l'ampiezza di opportunità di ricerca e sviluppo hanno bilanciato la perdita.

Prima di essere un Informatico ho, tra le molte cose cominciate e continuate, svolto attività di formatore di docenti delle scuole superiori e dell'obbligo su questioni di comunicazione visiva. La comunicazione e l'apprendimento sono sempre stata un mio costante interesse conoscitivo.
Il primo anno e il secondo anno di master li ho visti da tecnico addetto alla infrastruttura internet. In questo tempo ho avuto modo di avere molti contatti con gli studenti che passavano parecchie ore nei laboratori.

La cosa che inizialmente suscitò il mio interesse fu la vistosa scollatura, negli studenti, tra quanto veniva loro spiegato con lezioni frontali di diverso contenuto e l'attività di approfondimento, che sembravano condurre autonomamente tra di loro, sulle tecnologie web in uso al momento. In particolare mi colpì che questo apprendimento avvenisse apparentemente su basi puramente autodidatte. La cosa portò molti degli studenti (soprattutto quelli già dotati di una competenza antecedente il master) a esprimere perplessità e incomprensione sul modello e sui contenuti formativi proposti.
Mi sono posto seriamente la domanda su cosa non stesse funzionando.
La risposta venne da altrove. In particolare dal MIT dove alcuni docenti di computer science avevano deciso di eliminare la parte teorica dell'insegnamento a favore della pratica.
In sostanza l'idea era che la teoria era oramai sovrabbondante rispetto all'esperienza e che gli studenti, in media, già disponevano o potevano disporre di teorie in numero illimitato su Internet, quello che mancava era la colla per tenere insieme le nozioni. Questa colla non poteva essere che l'esperienza.

Dal terzo anno di master riuscii ad avere una piccola parte nella formazione degli studenti con un corso legato sopratutto all'open source dove però si parlava di server internet, di modelli di comunicazione e relazioni di base tra utenti e server. Il mio scopo era dimostrare che la soluzione tecnologica dovesse essere scelta in funzione degli obbiettivi comunicativi.

Ovviamente occorreva avere un'idea di cosa volesse dire avere obbiettivi di comunicazione sul web e con quali strumenti si dovessero condurre propriamente. Qui il problema si fece grosso. Gli studenti non ne avevano la più pallida idea sebbene gran parte delle conoscenza figurava formalmente nel programma di studio. Questo nonostante il mio corso fosse sul finire dell'intero master.

Il problema era evidente: la pratica. Forse non molto percepibile ad un docente abituato alla lezione cattedratica ma evidentissimo a chiunque abbia dovuto formare programmatori, sistemisti e addetti di marketing in diverse PMI.
Personalmente ho anche esperienze di formazione di docenti in ogni ordine di scuola.

Come ogni blogger sa c'è una bella differenza tra condurre un blog nella pratica rispetto al leggerne nelle varie forme teoriche. La mancanza dell'esperienza impediva agli studenti di proiettare su un piano concreto, formativo e poi lavorativo, quanto si andava loro insegnando.

Associato alla pratica si presentava anche un altro problema in forma evidente: la motivazione a fare. Questo per uno studente umanista è un problema enorme. Il modello di apprendimento per uno studente che si voglia laureare è di dover superare una serie di prove dove il contesto e il contenuto è dato. Quando il contesto stesso non è definito, o talmente sterminato da essere in pratica ugualmente indeterminabile, lo studente è perso. Non solo, allo studente non viene in genere chiesto di misurarsi con un problema concreto salvo quello di scrivere la tesi. Un altro aspetto determinante per la motivazione era la capacità di autovalutare l'apprendimento già conseguito per via della forma parziale che le conoscenze in ambienti complessi come l'Internet impongono. Abituarsi ad operare pur senza avere una conoscenza di ogni dettaglio era per gli studenti un grosso problema.

Per fornire uno strumento concreto ho quindi iniziato a sperimentare gruppi di lavoro di studenti che avessero come obbiettivo una presentazione pubblica dei loro risultati di ricerca. I loro risultati sarebbero stati pubblicati in un blog, il primo che mi risulti applicato in Italia alla formazione, e poi presentati in una conferenza pubblica.
L'attività richiedeva un ciclo completo di azioni di comunicazione da svolgere su internet, l'interazione con un cms per inserimento di contenuti e l'analisi dei log per la valutazione del feedback. I diversi argomenti venivano da me presentati e assegnati per interesse a ciascuno dei gruppi di lavoro formati. Tutto questo avveniva parallelamente al normale orario di lezioni e laboratorio oltre che tramite un mailing list da me gestita. A lato, il materiale prodotto online dagli studenti costituiva un utlile supporto al curricola.

La partecipazione degli altri docenti fu nulla o in alcuni casi, visti i risultati, in concorrenza senza però integrarsi nel processo complessivo. Gran parte del lavoro venne svolta in forma extracontrattuale, vale a dire a gratis, e senza alcun incarico, da me e dai miei collaboratori. Per questo gli unici testimoni ne sono gli studenti stessi.

I risultati sono stati soddisfacenti e pur non avendo il master un sistema di verifica formale posso dire che progressivamente il grado di presentabilità lavorativa degli studenti fu grandemente migliorato, prova ne è un aumento sensibile del rapporto stage/occupazione in termini di conversione come dice chi si occupa si se&o.

Oggi il MICSU è smaterializzato, ne sono andate perse le tracce in rete, e non viene più tenuto da almeno tre anni. Cosa che ancora ora non so spiegarmi, ma non essendo un esperto di pensiero burocratico non riesco a capire. Oppure lo capisco benissimo, ma non voglio ne posso dire.

Ora lavoro ad un workshop di formazione e riqualificazione di knowledge workers per l'editoria e oggi come ieri noto che il problema maggiore non è tanto la competenza tecnologica (disponbile sotto molte forme), ma la disponibilità di un'esperienza che consenta di fare da collante tra il tutto.

Mi piacerebbe molto che gli ex studenti dei MICSU dei vari anni riportassero qui le loro esperienze, commenti e, perchè no, autopromozione. Certo è che potrebbe essere una rete di alcuni dei più competenti specialisti Internet disponibili.
Personalmente procederò a ricordare alcuni esempi o aneddoti gustosi, ma vorrei anche intrattenere un po' di chiacchere su come si possa seriamente insegnare a usare l'internet per finalità di comunicazione e non solo navigarla con un occhio rivolto a cosa si posa trarre vantaggiosamente dalla cultura umanistica. Quest'ultima però ha perso molti dei vantaggi competitivi dato che la costante crescita della domanda di contenuti a scapito della domanda sistemistico/programmatoria che, come effetto collaterale, ha prodotto una diffusione di siti di tipo formativo o teorico orientato allo scrivere, ai contenuti e quant'altro.

Un architetto, un ingegnere o un idraulico devono saper condurre attività di comunicazione elettronica e sopratutto disporre di strumenti di cultura atti a capire realtà diverse dalla propria. Tutto ciò deve anche poter essere insegnato
e sopratutto appreso.

Insomma ho bisogno del vostro contributo. Mandate pure il vostro indirizzo di e-mail (corredato con nome e cognome e anno micsu) e provvederò a farvi pervenire al più presto l'invito a postare. Se siete d'accordo sarei per un blog vecchia maniera in cui ognuno può postare ma non commentare. Per ora lascio i commenti per avere la vostra opinione su cosa riterrete meglio fare.

Questo è anche l'unico documento in rete a testimonianza della mia attività al MICSU, vi sarà chiaro che anche solo una testimonianza avrà la sua importanza.

Mauro