2009/10/15

Ulimo post

Ed eccoci alla chiusura. Questo blog nato per puntualizzare alcune falsità accademiche oltre ad un evidente tentativo di cancellazione orwelliana dello scrivente è giunto al suo termine.

Lo stato evidente cui è ridotto il nostro Paese è praticamente irrimediabile. E questo è dovuto anche alla grassa ignoranza che è stata diffusa a piene mani da chi negli ultimi decenni si è assunto il dovere di formare.

I nostri eroi, però, incuranti del ridicolo, continuano imperterriti a coltivare ritardi decennali, si veda qui, spacciando mosche per elefanti.

Non vale la pena prendersela. Occorre costruire anche in condizioni difficili. Revisionare i punti della nostra storia in cui alcune peculiarità Italiane hanno messo le loro radici. Il blog prosegue in una veste più allargata con Eco Mores.

2009/07/26

Quando una buona idea risulta una insulsaggine. Le avventure di Mariastella.

Introdurre criteri di valutazione dell'operato di un ente pubblico non può che essere applaudito. Suppongo che alla fine, visti i risultati, questa sia stata la vera finalità ultima del nostro governo in materia formativa.

Premetto intanto che è del tutto incredibile che un sistema di valutazioni questi enti, Università, non se lo fossero già dato da sè. Eppure molti docenti hanno amici che lavorano in università straniere. Quasi tutti sanno che ogni consiglio di amministrazione di Università USA valuta per quantità di attività svolte per ogni singolo docente, per i gruppi di progetto che manda avanti, per le pubblicazioni e per la partecipazione alla diffusione dell'immagine istituzionale oltre alla integrazione con la rete produttiva con un network di imprese interconnesse.

La cosa risulta meno incredibile se si considera l'orientamento prettamente autoconservativo che le Università Pubbliche hanno. Ho già scritto dell'amore per la bella macchina disturbata solo dalla presenza di studenti con una qualche esigenza di apprendimento che sta nel cuore di ciascuna di queste enclavi.

E infatti anche il sistema di valutazione non si allontana da questo schema. Vengono valutate le capacità di gestione etc. etc. Nessuna valutazione del ROI per esempio. Ovvero quale ritorno abbiamo da questi soldi (nostri) che come stato investiamo in formazione ? Che poi alla fine è l'unica cosa che interessa. Purtroppo qui occorre entrare nel merito. E questo nella nostra cultura Universitaria è tabu.

Stupisce l'assoluta noncuranza della Lega (sarà per il basso livello scolastico dei suoi dirigenti ?) che vede colpite al nord università con una forte componente territoriale come Brescia.

Ad una spesa formativa va associata la verifica del ritorno. E' l'unico parametro serio che possa preservare la varietà. Ricordo che una delle caratteristiche di uno dei periodi più floridi dell'Italia geostorica, il Rinascimento, vedeva università in tutta il territorio, sopratutto al centro nord. Anche la ricchezza dell'Italia era ed è nella varietà. I parametri usati dal Ministero sono sbagliati e portano al tragico risultato di ridurre l'unica fonte di ricchezza.

Ovviamente applicando criteri seri di valutazione con buona probabilità i profili risulterebbero peggiori. Va comunque detto, che ad esclusione della Università di Trento il livello risulti in genere basso.

2009/07/21

Utenti che cambiano. Frodi al ristorante. Calo della credibilità

A differenze delle regole di Dio che possono essere contravvenute (almeno nel nostro modello fideistico Cattolico) le regole del gioco tra gli uomini no. In parole povere se freghi il portafoglio ad uno è molto difficile che quello te la perdoni in un modo o nell'altro. Quanto meno la volta successiva porterà la mano, incontrandoti, sul luogo dovuto.

Con un ardito salto andiamo all'Internet del consumo. In parole povere l'adozione dello strumento a finalità di commercio oltre a mutarne alcune caratteristiche ne ha sostanzialmente sancito l'ordine gerarchico.
Anche qui detta in termini molto semplici si può tentare di parafrasare il comportamento degli utenti (che sono quelli che pagano e fanno l'internet lo ricordo) in questo modo: "cari i miei venditori, ci siamo rotti le palle di comperare come e quando volete voi. Vogliamo comperare quando ci pare o ci serve e vogliamo poter dire cosa ne pensiamo tra di noi".  Su questo patto la cui sottoscrizione, tacitamente o meno, viene richiesta dall'utente per concedersi sono  nate e-bay e paypal. Nella distribuzione del prodotto libro l'equivalente "voglio comperarmi il libro per cui mi viene il ghiribizzo e non quello presente sul bancone del librario" ha avuto successo Amazon e con essa il concetto di "long tail".

L'inutilità del sito brochure risultò del tutto chiara già alla fine degli anni novanta. La brochure (e il relativo sito) era la forma di presentazione, generalmente condita di hyperboli da Carosello, di uno o più prodotti o di una azienda  o istituzione. L'hyperbole era una forma esagerata in parte accettata come convenzione mediatica  (a tutt'oggi la maggior parte degli Italiani che hanno votato la accetta). Anche qui il traslato dell'utenza Internet potrebbe essere reso più o meno così: "voglio decidere io la variante di prodotto che mi offri perchè cacchio ti ostini a dirmi che devo solo comperare e credere".

L'errore del ristoratore di Roma è stato proprio questo. Non ha capito che è mutata l'idea di esperienza positiva. Questo per non nasconderci dietro al solito dito. In fondo la convenzione vuole che comunque il ristoratore ti faccia pagare prezzi superiori a quelli di mercato qualsiasi cosa. Non solo ma il nostro ristoratore opera nella città in cui la repubblica della P3 impera (Papa,Papi e Pappa). E che volete che siano in cotal caso 613 Euro ? Ed ecco qui il problema. Probabilmente se il nostro ristoratore avesse messo nella guida (riservata a Giapponesi) anche la spiega "frequentato dalla P3 Romana" con relativa entry in wikipedia per spiegare chedde sta P3 non sarebbe successo nulla. Anzi magari, la nostra coppia, felicemente, avrebbe trovato incentivante un pranzo in luogo frequentato da siffatte figure. Questo per ricordare che questo non è un discorso moralistico (alla altro consumo) sulla maggior coscenziosità dell'utente finale (he he sempre a proposito) ma che semplicemente ci si trova con i nuovi modelli di comunicazione a dover utilizzare altre forme di convenzione altrimenti ne nasce un conflitto e una caduta di credibilità.

E al solito torniamo al problema della credibilità. Secondo le moderne neuro scienze noi umani abbiamo sviluppato una parte di cervello dedicata alla inteprezione delle intenzioni dei nostri simili. L'area (più aree) sono identificate con l'acronimo TOM: Theory of Mind. In sostanza evolutivamente abbiamo mutuato una specializzazione nell'interpretazione dei pensieri dei nostri simili. Questi adattamenti evolutivi si sono presumibilmente sviluppati lungo il pleistocene. Se ne possono avere tracce continuamente in ogni nostro tentativo di anticipare il prossimo. La parte di cervello dedicata la tutto (stando le rilevazioni) è importante. Una interessante conseguenza legata alla credibilità viene ben delineata in questo breve articolo che si applica sulla crisi economica e il suo significato implicito.

Sembra che nella nostra cultura peninsulare abbiamo sollevato, almeno nel settore del turismo, un calo sensibili di credibilità. Purtroppo la mancanza di una pratica a comunicare con forme correnti ci svantaggia di molto rispetto a coloro che tale credibilità non si sono giocata. Ma c'è sempre l'opzione del salto del coniglio (di Schumpeteriana memoria) e comprendere i risvolti della tecnologia, magari non considerandola un semplice amenicolo, senza conseguenze quindi, per la compravendita del pesce a Pescasseroli. L'errore è nel dover sempre fare un giro di parole invece di andare al sodo delle cose come stanno. Da li in poi sarà più facile capire se la convenzione "sono un oste e quindi tiro a fregare" o "sono un politico e quindi rubo le caramelle ai bambini quando mi chino a baciarli" sia o meno bene accetta e regolarsi di conseguenza. Non sto di cendo di nuovo di non raccontare palle ma che andare dritti al punto ad esempio produce feedback meglio gestibili e in genere aumenta la credibilità.

Certo che per un popolo che passa il proprio tempo a raccontarsi palle può essere dura senza contare che non è neppure una prassi scaricabile sull'immancabile precario di turno. e come dicevo in apertura non c'è neppure il transfer salvifico della confessione.


Blogged with the Flock Browser

2009/07/17

Ancora sulla storia dell'internet

Uno dei grandi tormentoni della usenet del tempo erano gli "adventure games" testuali in buona compagnia dei text scramblers tipo l'elisa dell'Emacs. Interessante come i primi si siano poi evoluti in quei mostri di realismo e nevrosi di oggi. I secondi sono invece rimasti appannaggio dei soli portavoce di governo. Comunque certamente pochi di voi hanno vissuto in diretta l'esperienza del giocarci che era al confine del mistico. Oggi slashdot segnala opportunamente il caso.

Non posso che continuare a perorare l'idea di una storia critica e sociale della tecnologia informatica degli ultimi 60 anni. Per molti versi il rischio è quello della perdita di una fetta di memoria importante e poco conosciuta. Questo è invece un vantaggio per il giovine storico che voglia cimentarvisi. Tra un decennio avrà pochissimi concorrenti e, sono certo, una domanda rilevante. Per inciso il trend mondiale delle pubblicazioni di storia informatica è in evidente crescita. Non aspettatevi di fare il libro però. Occorre iniziare con un blog, connettersi ai canali apportuni di commento, fornire materiale in forma pdf e alla fine renderlo disponibile su un print on demand service (tanto dagli Stati Uniti la posta arriva prima che da ogni altro luogo dell'Italia). Insomma vi state rivolgendo ai più antichi abitatori di questo mondo.

2009/06/26

Costruire iniziative di comunicazione

Prima di partire per la prima tranche di vacanze estive vi lascio con un pò di considerazioni. Uno degli effetti del digital divide nei paesi occidentali è la costituzione di due contesti sociali separati. La cosa e' stata evidente nel caso della vittoria di Obama negli USA, dove e' stata la sollevazione corale dei content makers a fare la differenza. Hanno fatto cosi tanto la differenza che i sistemi tradizionali (tradizionalmente modernisti) di comunicazione se ne sono accorti all'ultimo. Parimenti nel nostro disastrato paese nel corso delle ultime elezioni a destra e a manca non sono mancati i casi interessanti. Lasciamo perdere il caso "Borat" friulano, speriamo che il PD sappia fare id meglio che presentare casi limite dal mondo di "OZ". Piu' interessanti sono le liste senza senso come quelle "grillo" che qui e la hanno fato il pieno (scommetto che quelli che votano queste liste sono anche convinti che il gabibbo sia di di sinistra). A dirla in tutta onesta' le elezioni Italiane sono sempre colorite e fonte di intrattenimento, capisco che i nostri freddi parenti Anglo Sassoni non ci capiscano in genere una mazza, a loro manca del tutto il senso dell'ironia cinica (siamo pur sempre di un millennio in vantaggio, quando loro bollivano radici noi si faceva pranzi luculliani).

Chi tra di noi sta sull'Internet da praticamente sempre (e magari anche prima) ha una grossa responsabilità verso i nuovi arrivati. Chi tra noi ha avuto delle opportunità di comunicazione lo deve ad altri che si sono premurati di educarlo online. Infatti nei tempi primevi abbondavano i siti di netiquette. Volenti o nolenti per restarci occorrreva aderire. In Italia la maggior parte del pubblico è arrivato circa 10 anni dopo l'inzio (un tempo Internet enorme) e quindi esposto al mondo in cui siamo cresciuti da zero senza aver fatto i passi intermedi e neppure aver avuto la possibilità di studiarli. Faccio questi post con questo spirito di servizio per rendere il valore che mi è stato passato da altri con le medesime finalità, equidistante se possibile dal razzolio di bassa scuola dagli opposti fronti, convinto che una società capace di comunicare (non trasmettere si badi bene) sia comunque migliore. Questo impegno l'ho tenuto al MICSU per anni e successivamente nel mio giardino (studio).

Detto questo veniamo al dopo elezioni. Al solito finita la festa gabbato lo santo. I nostri vecchi conducator possono tornare allegramente a tuffare le rispettive teste sotto la sabbia della storia e ripredere le pratiche di sempre. Dai vari giornaletti si continua con il glamour di sempre. Fortuna che sull'internet sembra andare meglio. Il risveglio di attività avutosi prima delle elezioni sembra abbia una ondata lunga. Certo un po' sta scemando ma questo temo sia legato a una sorta di mestitia post coito tipico dei match calcistici. Per certo ora molti di più stanno pensando all'uso dell'instrumento (la rete) per le prossime elezioni di qualsivoglia sorte. Bene vi fo un prognostico. Se ci pensate solo non andrete di nuovo da nessuna parte. Comunicare in rete richiede tempi piuttosto lunghi. Intanto pensate ai tempi richiesti per essere indicizzati da un motore di ricerca che vi passa in rassegna grossomodo ogni 7/15 giorni. Fate due conti su quanto tempo di vuole per impostare un cambiamento di rotta. Minimo 2 mesi per averne uno verificabile. Anche solo capire a che fare caso richiede un fracasso di tempo. In sostanza se volete essere pronti tra diciamo due anni dovete mettervi da subito. Ma pronti a che ? Bhe a dire la Vostra ad un publico un po' più numeroso del vostro simpatico vicino. Ricordate le 500 miglia ? no ? male.

Postato questo me ne posso andare in vacanza felice. A tra 15 giorni.

2009/06/22

Iran, Italia e Paperopoli. Libertà di omissione.

Nel mondo ideale di Paperopoli l'ecosistema sociale viene opportunamente semplificato per essere ragionevolmente significante in uno spazio di 10/20 pagine a fumetto. Il sistema colà assomiglia un poco al modello di Crespi d'adda dove anche l'anarchico trova il suo posto, opportunamente isolato, nel cimitero/rappresentazione. Insomma un mondo piccolo in cui l'interpretazione dell'evento ha il sopravvento sulla scelta dello stesso. Gli eventi sono cose rare nell'ordinarietà e quindi benvenuti.

Nel nostro mondo globalizzato, invece, gli eventi, la cui percezione viene acutizzata da alcune nozioni orginate tra le teorie del Caos passate nel senso comune, sono innumerevoli quanto sono innumerevoli gli interessi individuali. Penso che ci sia una quantita' di eventi tale da saturare gli interessi individuali senza che ci sia il bisogno di averne anche solo uno in comune con un altro individuo per una vita intera. A voler bene essere onesti questo è sempre stato possibile per il genere umano. Indubbiamente una tribu primitiva avrebbe potuto sciogliersi nella diversità di eventi diversi anche solo in un pezzo di prateria, chi il fiorellino, chi il bacherozzo etc. etc. Probabilmente solo omettendo un sacco di interessi individuali si è potuto costruire, evolutivamente, una qualche forma sociale.

E qui veniamo al vero punto. Quello delle omissioni nella informazione di massa. Bhe intanto diciamo subito che senza omissioni non è data informazione di massa. Vi immaginate una telegiornale che desse notizie di interesse esclusivo per ogni singolo individuo ? Un elenco di almeno una sessantina di milioni (meno una, la vostra) di cose irrilevanti.

Quello che è interessante è notare come questa ovvia considerazione mediatica possa portare, il redattore distratto, a pensare che il tutto sia solo un problema altrui.
Per una esemplificazione della questione si veda questo articolo. Qui il nostro si scaglia contro gli omissis dei telegiornali, stracciandosi le vesti per l'omissione. Già, siamo a corto di argomenti. Il problema è che l'argomentazione può essere allegramente ribaltata nel senso opposto perchè sempre e banalmente vera.

Purtroppo capisco anche che l'antica, e malsana, idea, che viene da una generazione di insegnanti attivi ai bei tempi delle piazze infuocate, che invece il problema sia di confrontare diverse versioni dell'evento non omesso per poter separare i fatti dalle opinioni. Questa pessima idea ebbe però pronta risposta presso il giornalismo nostrano che reagi eliminando del tutto i fatti. Del resto però anche gli utenti non sono rimasti a guardare. Ben conscia dell'importanza nel gestire l'omissione la nostra specie ha reagito a sua volta decidendo per il fai da te nelle omissioni. I cammini di navigazione sul web che altro sarebbero se non una serie di decisioni tra cosa seguire e cosa omettere ?

E l'Iran che c'entra in tutto ciò ? Poco e molto. Di nuovo voglio tenere su questa cosa l'occhio del cinico occidentale. Il caso dell'Iran mi interessa più nelle sue cause che nei suoi effetti. L'Iran ha una interessante composizione sociale. Da un lato ha una generazione al potere piuttosto Vecchia e dall'altra una società relativamente giovane. Mancano almeno un paio di generazioni in mezzo per via della sanguinosa guerra con l'Iraq finanziato e spinto, a suo tempo, dagli USA. Anche da noi succede circa lo stesso solo che un paio di generazioni (inclusa la mia) sono state semplicemente indirizzate all'inceneritore della spazzatura della storia (con il bene placito del Sig. Agnelli, ora defunto, che le definì generazioni di troppo).
Persino quando vado a votare trovo o gente di esperienze precedenti o successive la mia. E' ovvio, in casi come quello Iraniano, che le forme di comunicazione ("ovvio" assumendo i criteri attuali di diffusione dell'informazione come inevitabili se rapportati alla necessità), divergano in modo massiccio e che diventino il piano su cui si attiva il teatro di scontro.

2009/06/18

Le banche hanno ragione. Ma sono autistiche.

Francamente non amo il sistema Bancario Italiano. Ma ne dipendo come circa tutti i piccoli imprenditori. Il sistema bancario Italiano è un sistema feudale di rastrellamento del danaro. Un sistema moderno si occupa invece di redistribuzione.

Tuttavia nel caso della stretta creditizia delle aziende credo che abbiano ragione. Cercherò di limitarmi a delinerare il nocciolo della questione.

Le Banche non ritengono credibile la recuperabilità del credito erogato ad aziende.

L'unico appunto che mi sento di muovere è che se lo dicessero eviteremmo tutti un sacco di rogne e ci renderemmo conto prima del problema reale.

La verità è che le aziende Italiane non sono in condizioni di competere sul mercato globale. In questi anni abbiamo tentato di starci, con prodotti di largo consumo in competizione con altri ben più agguerriti di noi nei prezzi. Finche c'è stato grasso d'avanzo ci siamo stati. Ora la competizione diventa cattiva e pluf il nostro export cala del 25%. E' ovvio non sappiamo comunicare che in forme antidiluviane dai costi enormi. Ma quel che è peggio non sappiamo neppure ascoltare perchè manca, aziendalmente, una cultura della comunicazione e della trasparenza nei processi e nei rapporti col cliente. Il web non solo consente di comunicare con bassi costi su larga scala (e in questo i nostri competitor ci sopravvanzano di gran lunga) ma anche e sopratutto di sondare mercati, individuarne di nuovi o in formazione e sopratutto avere feedback veloce.

Questa nostra carenza è cronica. Valga come esempio l'articolo del 2002 di Business Week Online in cui il sito Ferrari veniva caldamente sbeffeggiato come assolutamente non focalizzato al compito che doveva essere quello di creare una comunity (e quelli di BW avevano ragione visto che l'idea di comunity di Ferrari era: "comperate tutti il cappellino rosso"). Il tutto notate bene non in un commentario da web nerds ma da analisti interessati al rating creditizio e azionario aziendale. Un analista serio valuta anche la credibilità di una impresa in termini di organizzazione e infrastruttura. La fabricheta col siur parun che va in giro per il mondo a cercar clienti è patetica e non certo credibile e ancor meno sostenibile. Francamente prestare soldi in casi del genere eleverà notevolemente i casi di mancata riscossione del credito e chi cacchio vuole il capannone sfitto in ipoteca come rientro ?

Insomma anche qui siamo al ridicolo. Oppure perchè mai una Banca dovrebbe finanziare una nuova azienda che al secondo anno si troverà strozzata del fisco che pretende le tasse del primo anno oltre all'anticipo del 98 per cento sull'anno appena aperto ? Il tasso di mortalità trova in questa causa un numero elevato di vittime. Come dare torto alle Banche anche in questo caso ? Se prestano i soldi a vanvera li buttano aprendo un ulteriore fronte di crisi come è successo negli USA coi prestiti facili.

2009/06/11

Guarda guarda !?!

"Dopo la restaurazione del 1815 l'Italia fu ricacciata nel fondo di ogni abbiezione. Francesco I a Lubiana aveva detto:
Voi sudditi obbedienti, non cittadini illuminati,
e fu questo il disegno cui dovettero forzatamente esemplarsi le scuole italiane, intente a moltiplicare i mediocri che sapessero acconciarsi a servire, e a rompere le intelligenze virili che da ogni umiliazione aborrivano. In tale intendimento, dice Emanuele Celesia, Pio VII ripristinava il Santo Ufficio e la Compagnia di Gesù, la quale tirava un'altra volta a sue mani l'indirizzo dèi giovani, e, ogni altra disciplina cacciandone, spegneva il brio degli ingegni nello studio precoce ed informe della lingua latina; un canonico, Cesare Gattoni, potè allora impunemente predicare in un suo libro sulla "Educazione cristiana" la necessità di tutta affidare la gioventù nostra al tirocinio dei Loiolesi, poiché — se i giovani, egli scriveva, non devono aver paura del diavolo, io non so con qual mezzo si potrà far argine alle loro impetuose passioni. — "

da "La vita e le opere di Raffaello Lambruschini (1907)" di Gesualdo Vannini

2009/06/10

L'affascinante storia dei primevi dell'internet

Ho piu' volte sottilineato l'ampio spazio e le opportunita' per fare della storia del mezzo di comunicazione (o meglio hypermedia trasportando esso piu' media) grazie a cui potete leggere queste interessanti note. Per la vostra felicita' ecco qui un altro signore (ovviamente attempato forse piu' di me) che presenta la storia di Clarinet e alcuni altri graziosi aneddoti sulle "Usenet news".
Due note di spiega per i giovanissimi che potrebbero non avere al piu' pallida idea di che si parli i protocolli usenet erano una catasta appoggiata sul protocollo uucp (unix to unix copy program). Il protocollo UUCP era caratterizzato da una topologia dei sistemi in configurazione hop by hop. Vale a dire ogni macchina di transito delle informazioni provvedeva a immagazzinare e poi rendere disponibili le informazioni pertinenti ai sottonodi (la funzionalita' era quella store & forward). La mail per esempio (eccetto per successive introduzioni dello schema arpa di indirizzamento quello con la @, at sign, per intenderci) si esprimeva specificando o l'indirizzo assoluto a partire dal supernodo originatore, con la successione dei nomi dei nodi (cammino) oppure in forma relativa con l'hop comune tra il sender e il receiver immediatamente superiore (sempre via successione di nomi di nodo). Le connessioni tra i sistemi potevano essere di diversi tipi (tutti vi ricorderete della solita pila ISO/OSI per cui in genere ho sempre sprecato una lezione :-). I tre transport piu' diffusi erano l'ip (Via Darpa), l'X25 per le grandi telecom Europee (Itapac in Italia) e infine il modem su linea telefonica. Nel periodo finale la massa di dati era piuttosto sensibile (pensate che il primo Linux passo' via cosi) e i modem andavano lenti (max 2400 Baud). Lo sviluppo di massa fu reso possibile dalla gloriosa casa produttrice Telebit che con i suoi Trailblazer forni' inizialmente i 9600Baud con il T1000 fino a 32000 Del T2500. In Italia la rete Usenet prima era gestita con esclusiva (e prezzo astronomico) dalla associazione i2u (Italy to Unix). La vocazione al monopolismo era piuttosto evidente e l'associazione si distinse piu' per voler limitare l'accesso che espanderlo. Fu invece Sublink Network, inizialmente creato da un gruppo di hacker molto simpatici, a farsene carico. Sublink con la rete sorella tedesca (subnet) vennero ferocemente combattute dalle associazioni del tipo di cui sopra ma nonostante questo consentirono a molte giovani (spiantate e precarie) risorse umane di accedere al luogo "pivotal" della nuova eta' informatica le "Usenet News".

Post: si segua il link gentilmente fornito da Davide nel commento per lo statuto di Sublink Network.

2009/06/09

Segnalo questa cosa di elevato interesse

A dire il vero e' di interesse solo per gli addetti ai lavori. Tuttavia questa breve intro all'ORE va considerata e vista.

2009/06/05

This revolution will be digitized: online tools for radical collaboration

Un eccellente articolo su come potrebbe evolvere la ricerca scientifica online. Lo scenario di apertura (leggete l'abstract evidenziato) e' intrigante.

2009/06/04

Le 500 miglia

Uno degli argomenti che ho sempre seguito e introdotto nelle varie lezioni tenute nei Master per Umanisti che ho potuto seguire come docente è stato quello delle 500 miglia. Ovvero l'addestramento a condurre azioni di comunicazione nel tempo.

Il web, e a maggior ragione strumenti come facebook, linkedin o twitter richiedono una elevata frequenza di post/azioni per poter disporre di una presenza significativa. I tempi di propagazione delle informazioni da persona a persona o via i motori di ricerca sono relativamente lunghi.

Decidere di attivare un proprio piano personale di comunicazione (o una campagna di marketing) richiede quindi una pianificazione che non è semplicemente inerente i contenuti o le tecniche. Richiede una pianificazione di azioni nel tempo.

Non solo oltre a pianificare occorre pensare, come sempre si fa nelle strategie serie, varianti e strategie per gestire il feedback. Un metodo assolutamente sbagliato è quello di operare secondo coerenza (certo un po' ci vuole senno si perde in cedibilità) non considerando correzioni di rotta in base a diversi parametri di posizionamento. Certo la cosa ha i suoi casi contrari. Ad esempio nel mio blog sul paesaggio preferisco agire per coerenza per ovvie ragioni di integrità artistica, tuttavia questo complica notevolmente le cose in termini di adattamento alla domanda e quindi nel numero di utenza che si può sperare di ottenere.

Queste considerazioni, che per uno con delle esperienza concrete, potrà sembrare aria fritta è in verità un tallone di achille molto diffuso.

Il concetto delle 500 miglia, trovato su un sito di e-learning Australiano nel 2000, dipinge lo scenario di chi si appresti a percorrere una simile distanza a piedi (o, siamo buoni, con un mezzo a bassa velocità). In primo luogo dovrò percorrere 100 miglia e poi cosi via (non mi si citi il paradosso di Zenone a meno che non vogliate passare per spiritosi).

Per questa ragione molti degli sforzi elettorali sul web non hanno successo. Il tempo necessario anche solo a creare un reputazione sui motori di ricerca è di qualche mese.

Inoltre come ho gia rilevato in un precedente articolo manca spesso una struttura di rete in modo che i vari link creino proprio quel grado di reputazione in tempi brevi.

De resto se si va a guardare la storia dell'Internet ci si accorgerà che gran parte dei modelli di comunicazione sembrano essere stati costruiti proprio per evitare la presenza di venditori di professione (attivi solo nel momento del bisogno).

Ma oltre al caso, evidente nel caso delle elezioni, il problema, con particolare attenzione all'Italia, sembra essere diffuso. Certamente uno dei motivi va ricercato nel vero e proprio condizionamento, operato fin dalla scuola dell'obbligo, al tema e allo svolgimento compiuto. Un altro problema è che le cose che occorre organizzare nel tempo sono molte e continuare con una certa cadenza richiede molta attività inventiva (da inventio di uso Leonardesco). Spesso, se non si crede (o ci si impone di credere) nella propria attività e finalità comunicativa diventa molto difficile trovare la corretta continuità.

2009/05/30

yuppy vacanza.

Prima di partirmene per il breve ponte vi lascio con alcune spiegazioni. Ho ripreso questo blog più come commentario che come rimembranze. La ragione è che mi sono stufato di fare la storia (prevedo di avere un ritorno di vena storica dopo l'estate :-) Inoltre l'altro blog sul paesagio va molto bene e mi impegna parecchio. Sono molto indeciso come continuare. Sto pensando ad una cosa piu' veloce con twitter. Ho notato che in italia gli aggregatori RSS sono veramente poco usati (lo si vede dalle statistiche in cui i picchi non sono strettamente relati al tempo del post). Questo e' strano e impedisce di fare molti calcoli di frequenza. Quindi tiro a caso. Nell'altro blog mi sono assestato su una pubblicazione ogni due o tre giorni per sfruttare la coda di visite. Qui non riesco a trovare una misura. Vi confesso che mi sono anche un po' stufato dell'idea di fare ulteriore formazione. Il livello di richiesta tecnologica da queste parti e' basso ancora più basso. Per contro nei contenuti credo stiano succedendo cose interessanti. L'ipotesi che avevo fatto l'anno scorso sull'inretamento (entrata in rete) della sinistra è palpabile sopratutto ora in clima elettorale. A onore del vero però la destra si muove meglio. In particolare va dato merito a Fini di condurre operazioni interessanti. Tra l'altro avrete notato che i blog da lui patrocinati in qualche modo sono spesso anche sui giornali online. Anche su facebook risulta uno dei pochi che paga pubblicità. Credo che Fini sia uno dei pochi politici Italiani ad avere delle conoscenze, anche se forse molto alla larga, di sistemi di comunicazione. Lo vidi per la prima volta alla fine degli anni ottanta allorche, al palazzo delle stelline, partecipai come relatore/testimonial ad una breve conferenza di Telecom sui servizi ISDN e X25 a seguito di corso di specializzazione che seguii presso la detta azienda (ho ancora la fantastica cartella). La destra penso sappia anche fare piu' rete (per destra intendo qui Alleanza nazionale e cio che e' confluito nel PDL), Mediaset, e' notorio in questo segmento arranca, non e' avezza al media (non si puo comperare).

Comunque la sensazione e' che ci sia del movimento e delle novita' a livello utenti. Se qualcuno di voi segue il "Giornale Libero" si sara' accorto del notevole uso che se ne sta facendo ivi incluse istituzioni che comunicano (in modo goffo ma gli va dato atto). Mi piacerebbe che segnalaste altri casi simili di vostra conoscenza. Evitiamo pero' roba attiva solo elettoralmente. In cambio vi prometto report e analisi di modelli di comunicazione. tenete presente che in parte la vittoria di Obama si e' giocata proprio sul terreno Internet con blog che a catena (e non immaginate a che livello di capillarita') spingevano per la propria idea (dal piu' piccolo al piu grosso) e che, incidentalmente, ha fatto forza univoca. Dico incidentalmente perche' la condizione atomica dell'individuo che sta su Internet non permette forme di aggregazione piu' di tanto. Ognuno si fa i beati cazzi propri. La propbabilita' quindi che le diverse forze individuali vadano ad un solo scopo sono molto basse. Questo per evitare la solita dichiarazione generalizzante sul futuro radioso e dell'affermazione di buone idee nel nuovo mondo.

Il nostro amato paese non va granche' bene. Quel che e' peggio e' che nessuno capisce perche'. Intanto perche la nostra china discendente parte ben prima dell'ultimo patatrak finanziario (e' per questo che non siamo stati toccati in modo drammatico stando gia peggio mica ci si accorge della instillazione omeopatica del male). In sostanza il nostro stige era gia ben colmo e noi gia si stava sotto. Sotto piu' sotto meno fa poca differenza. Quello che a noi e' venuto meno e' l'export. E questo per mancanza di capacita' di competere con i mezzi correnti di comunicazione.
Mentre i Cinesini, e gli altri, mandano in giro mail, fanno spam etc. etc. noi ancora, pateticamente, mandiamo in giro venditori (quando non direttamente sciur Brambilla). Ne abbiamo messo uno anche al governo. Il venditore, in una economia user driven e' quanto di peggio ci sia in termini di credibilita', non ne abbiano a male gli amici venditori (Lui incluso).

Il tasso di investimento in comunicazione su Internet e' risibile, persino nel turismo. E qui salta su il secondo problema. Ritenere che il cugino che se ne intende sia sufficiente. Figuratevi voi la cosa in un mercato in cui la competizione e' giocata proprio su queste cose con i concorrenti che non hanno il cugino tecnico ma uno stuolo di specialisti. Ovviamente il ritorno e' proporzionato all'investimento. Come gli ex studenti del MICSU sanno il web ha questo falso aspetto di semplicita' per cui ognuno si puo improvvisare uno specialista. Sembra di conoscere ma non lo si conosce affatto. Uno delgi errori maggiori e' quello di pensare che l'unica comunicazione sia quella di vendita. In verita' la credibilita' la si ottiene rendendo trasparenti i processi e intrattennendo non una vendita ma un colloquio con l'utente. Questo permette anche di anticiparne, a volte, le mosse e di avere una migliore valutazione della propria posizione.

2009/05/28

Cose incredibili in tempo di elezioni.

Incredibile novità: La Republica (uno degli zombie Italiani dell'informazione se non siete tra la milionata e mezzo che legge il giornale, un po meno se come polli lo pagate) ha pubblicato in un articolo un link ad un altro giornale Italiano: "Il Centro". Non ho avuto tempo di verificare se per caso non siano della stessa proprietà. Miracoli del periodo elettorale ?

Eh si perchè questo è uno dei più grossi problemi del centro sinistra moderato/conservatore (non parliamo di quello più a sinistra ma qui il problema è a monte). Altro che titubanza (come dai giornali esteri) qui abbiamo una sinistra che non sa comunicare (e non comunica) con gli strumenti di comunicazione attualmente disponibili. E in parte lo deve al cadavere tenuto in vita dalla nostra donazione (già il finanziamento ai giornali viene dalle nostre tasse).

Ci vorebbe un discorso molto lungo per elencare tutti i campi dell'informazione in cui La Republica e il suo gruppo editoriale letteralmente annichiliscono l'offerta informativa sul web. Come lo fa ? Semplice tenendo (in una (o piu') azienda(e) esterna(e) per carita') un nugolo di precari (a cifre che non ci si mantiene un criceto) che riempiono (con tecniche antidiluviane in termini internet) qualsiasi buco informativo si prospetti aperto sul web Italiano. Ma questo non è l'aspetto peggiore. Il vero problema è che il comportamento de "La Republica" è completamente fuori dalla prassi Internet stabilitasi in forma convenzionale tra gli utenti. La prassi vuole una apertura nello scambio di link in modo da formare una rete (per l'appunto). Avete forse mai notato un qualche link ad un blog o ad altri siti che i nostri giornalisti navigano regolarmente per farsi l'articolo ?

Ovviamente questo non vale solo per "La Republica", ma a sinistra, esclusi quei quotidiani che vengono letti solo da chi ci scrive, non c'è altro, il Corriere (l'altro zombie eccellente) sta da altra parte.

Uno dei punti principali in cui avviene la rottura della prassi (netiquette) è quello dei commenti. Impossibile metterci il link ad un alcunchè. Questo è in termini Internet una cosa molto grave. Fa venire meno il contratto generale e convenzionale tra gli utenti. Nel caso in oggetto introduce il pesante problema di non riuscire a segnalare ai naviganti altri siti. Del resto questo lo si vede nei commenti, non c'è uno solo di qualità. Oviamente di ciò non frega nulla al nostro zombie, tanto mica si deve accattivare gli utenti, li deve semplicemente sviare perchè non salti su un altro a chiedere i finanziamenti. Poco importa se solo un branco di blockheads commenta, fa colore.

Ovviamente i siti stranieri vengono linkati sopratutto quelli degli altri giornali per evitare figuraccie. Questo mostra che ne sono consapevoli e non semplicemente ignoranti.

Lo stesso vale tutti gli altri servizi Internet che il giornale offre e con buon supporto visto i nostri soldi (prelevati dalle tasse). In sostanza stiamo pagando uno zombie per farci strozzare. Miracoli d'Italia. Io fossi nel nostro Primo Ministro attuale gli sarei grato.

Ah dimenticavo. Io penso che debbano pubblicare anche una directory aggiornabile dall'utente visto che in fondo paghiamo tutti (a dire il vero d'estate compero anche qualche copia perche mi serve per accendere il fuocherello nella baita, la carta stessa però è nettamente peggiorata a causa dei trattamenti ignifughi).

2009/05/26

Fighette e vecchietti

Ah! renoncez aux vertus, Eugénie! Est-il un seul des sacrifices qu'on puisse faire à ces fausses divinités, qui vaille une minute des plaisirs que l'on goûte en les outrageant? Va, la vertu n'est qu'une chimère, dont le culte ne consiste qu'en des immolations perpétuelles, qu'en des révoltes sans nombre contre les inspirations du tempérament. De tels mouvements peuvent-ils être naturels? La nature conseille-t-elle ce qui l'outrage? Ne sois pas la dupe, Eugénie, de ces femmes que tu entends nommer vertueuses. Ce ne sont pas, si tu veux, les mêmes passions que nous qu'elles servent, mais elles en ont d'autres, et souvent bien plus méprisables... C'est l'ambition, c'est l'orgueil, ce sont des intérêts particuliers, souvent encore la froideur seule d'un tempérament qui ne leur conseille rien.
D.A.F. De Sade "La Philosophie dans le boudoir"


"Je ne cesserai de te le dire : le sentiment de l'humanité
est chimérique; il ne peut jamais tenir aux passions, ni
même aux besoins, puisque l'on voit dans les sièges les
hommes se dévorer mutuellement. Ce n'est donc plus
qu'un sentiment de faiblesse absolument étranger à la
nature, fils de la crainte et du préjugé. Peut-on se dissi-
muler que ce ne soit pas la nature qui nous donne et nos
besoins et nos passions ? Cependant les besoins et les
passions méconnaissent la vertu d'humanité; donc cette
vertu n'est plus dès lors qu'un pur effet de l'égoïsme qui
nous a portés à désirer la paix avec nos semblables, afin
d'en jouir nous-mêmes. Mais celui qui ne craint pas les
représailles ne s'enchaîne qu'avec bien de la peine à un
devoir uniquement respectable pour ceux qui les redou-
tent. Eh! non, non, Juliette, il n'y a point de pitié franche,
point de pitié qui ne se rapporte à nous. Examinons-
nous bien au moment où nous nous surprenons qu'une
voix secrète crie au fond de nos cœurs : Tu pleures sur
ce malheureux, parce que lu es malheureux loi-même et
que lu crains de le devenir davantage. Or, quelle est cette
voix, si ce n'est celle de la crainte ? et d'où naît la crainte,
si ce n'est de l'égoïsme ?"
D.A.F. De Sade "Histoire de Juliette, ou les Prospérités du vice" da questa raccolta di estratti di opere di D.A.F. De Sade.


Donatien Alphonse François de Sade, Marquis de Sade, è stato certamente uno dei più attaccati e denigrati degli analisti delle rappresentazioni simboliche e delle relative psicologie del dominio, la propaganda del potere si è cosi accanita contro il nostro che l'immagine collettiva, sviluppata lungo secoli tanto faceva paura, è che lui fosse il porco e non quelli che lui descriveva. Ben l'aveva capito Pier Paolo Pasolini nelle sue "120 giornate di Sodoma e Gomorra" tratto da quanto rimasto del romanzo del Divino.

Quello che trovo criticabile nella versione di Pasolini è la necessità di associare il tutto al solo "Fascismo" non considerando come nella versione del Divino invece sia il Potere in assoluto ad essere messo in bella vista indipendentemente dalla bandieruola del momento. In questo Pasolini è stato un uomo di sinistra. Troppo preso dalla propria ideologia per avere il coraggio di approdare ad una visione radicale qui e la scivola nel giustificazionismo.

Infatti ora che abbiamo una riproposizione moderna (sempre in forma di operetta) del soggetto la sinistra si scopre moralista e bacchettona. E si fa fregare. Persino le figure che piu' hanno rappresentato pubblicamente il movimento femminista si sono buttate in questo che pare un appiglio per incrinare la credibilità del presidente.

Purtroppo quello che ne esce non è edificante. Mi rendo conto quanto poco l'attività di molti esponenti dell'area per cosi dire "trasgressiva" degli anni 70 abbia inciso se confrontato con il peso culturale di Baglioni, Cocciante e Lucio Battisti.

La traccia di quanto affermo si trova ben impressa nel linguaggio usato dagli esponenti dell'opposizione. Ovunque si parla di Lui il ghermitore, lo spreca fanciulle, colui che fa i festini con le giovani pagnottelle a danno del malcapitato garzone di macellaio etc. etc. In ogni caso è lui l'attore. Mai si vede una partecipazione attiva della fanciulla. Persino la moglie trova le sue ragioni nel Suo tradimento (o forse c'e' una questione di spartizione del bottino ?).
Ma la datrice del tesoretto che pensa ? O la mamma/pappa ? No anche qui si fa parlare il fidanzato (che di sicuro ha le idee piu' chiare dell'oca) o il padre (che fa, a confronto della moglie, una figura da "venado". Si veda "I ragazzi selvaggi" di Borroughs per l'espressione "venado"). E tutte le altre concorrenti ? Si parla di una cinquantina, gia' quelle selezionate, mi piacerebbe conoscere la burocrazia delle decisioni invece (si veda il film di Pasolini), e di nuovo le mamme spargevano nastri e lustrini negli amati capelli ? No, solo loro i gaudenti sono l'unico soggetto nella faccenda.

In sostanza anche se con le migliori motivazioni quello che ne esce e' un calderone di abissale vetustita' che come la polvere spessa copre di una patina triste la nostra amata Patria. Papa, Pappa e Papi. Perchè chiamarla ancora Italia ? Non è meglio e più comodo 3P ?

PS: e non mi si venga a fare il paragone con il Duce. L'Uomo sotto il profilo del codino anteriore, era di tutt'altra tempra cosi come le donne che a lui si davano. Anzi a ben guardare proprio le donne (di cui non c'e' traccia) spesso erano certo piu' colte di lui avendo non solo letto ma interiorizzato quanto nel periodo in questione si andava sviluppando nella coscienza culturale in merito ai piaceri.

2009/05/15

Flikr facebook e compagnia bella.

Confesso di fare pochissimi accessi a linkedin. Oggi ci sono andato e sono cascato su due commenti, incredibilemente simili tra di loro di due "Followers" di questo blog: Fabio Brivio e Alessandro Martin.

La questione riguarda un post su un blog in merito al futuro economico (leggi ritorni o dividendi tra gli shareholders) oscuro dei "social" web services.

Premesso che il blogger cola referenziato non gode di tutta la mia stima (ricordo il personaggio, in giovanissima eta', quando cercava di portare borse qui e la' e non ritengo avesse la piu' pallida idea di cose fosse una rete IP, meno ancora Internet. Pioniere, ma per favore!. Al Gore docet ..., forse e' un omonimo ) trovo pero' che il tema meriti una qualche riflessione.

Per cominciare ritengo che la maggior parte delle analisi sui servizi sociali web sia malposta. Intanto perche' si fa la classica di "ogni erba un fascio" e poi perche' spesso gli analisti che affrontano il problema lo fanno sempre da un punto di vista aziendalmente arretrato e quindi hanno uno sguardo inevitabilmente conservatore. Anche il concetto di redditivita', cosi come viene analizzato, mira ad identificare un nucleo omogeneo di entrate, cosa assolutamente non vera in una web factory. Come insegna Amazon e' il mix delle marginalita' ad essere il punto di interesse (leggi "sordi" o "grano").

Intanto distinguiamo due classi. I servizi come Myspace e Flickr (tipo A) verso servizi come Facebook o Linkedin (Tipo B).

Definirei il tipo A come "succedaneo" nel senso che ha funzione di bridge nel digital divide. Fornisce cioe' agli utenti un servizio che altrimenti richiederebbe una qualche competenza seppur minima nel setup di un proprio blog o sito rssizzante. La seconda classe invece la definirei caratterizzata da funzioni di "ecosistema", fornisce cioe' un ambiente di relazioni proattivo.

Per essere piu' chiari, la prima tipologia (tipo A) capitalizza proprio sul digital divide fornendo strumenti di pubblicazione in apparenza piu' semplici di un sito o anche di un blog. In apparenza perche' la necessita' di conservare un buon numero di utenti a scapito di altri sistemi similari richiede necessariamente una certa propensione all'abito operativo contorto.

Questo tipo e' quello piu' a rischio di non redditivita'. Il rapporto tra utenti visitanti e utenti attivi tende a rimanere costante nel tempo. Un aumento serio della visitabilita' flikr l'ha ottenuta facendo accordi con grandi fornitori di contenuto, Musei, enti governativi e istituzioni. Le potenziali fonti di reddito di servizi come il tipo A sono o l'acquisto di servizi da parte degli utenti attivi e la vendita di servizi di monitoraggio sui partecipanti.
Senza violare alcuna privacy e' possibile indagare (tramite i record exif) parecchi dettagli operativi che possono essere di grande interesse per le major fotografiche. Escludo i contenuti a pagamento, almeno per il grosso del servizio, sorgerebbe il problema della retribuzione dei proprietari dei contenuti e gli stessi, utenti attivi, migrerebbero per lo piu' verso altre piattaforme ugualmente gratuite. Senza contare che alcune istituzioni a quel punto troverebbero naturale migrare.

Sempre nel caso di flikr o di myspace resta poi il dubbio del reale rapporto numerico tra utenti attivi e passivi, che non e' noto. Personalmente ritengo che grosso modo siano entrambi una vasca dei pesci rossi, dove i produttori corrispondono perlopiu' ai visitatori.

Nel caso di flikr inoltre il potenziale numero di utenti attivi e' limitato da ragioni strumentali. Guardando i dati di vendita mondiali di fotocamere digitali si vede come il numero delle fotocamere digitali vendute nel mondo dal 2000 ad oggi corrisponda grosso modo al 50% dell'utenza mondiale internet (e considerate che solo una piccola pencentuale di questi pubblica su flikr, sebbene questi ultimi siano molto prolifici), il rapporto, quando si passa analizzare Dslr (reflex digitali), che sono il core del mercato fotografico attuale, diventa un po' piu' favorevole ma il rapporto utenti internet / fotocamere digitali scende al 10% della popolazione della Rete.

Inoltre il tipo A richiede un tipo di impianto che ha costi decisamente superiori ma funzionalita' simili ad un buon servizio di aggregazione. E' quindi molto debole anche sul piano della competizione tecnologica.

Diverso e' il discorso per il tipo B. Intanto la genericita' e' di svariate misure di grandezza superiore. Il tipo stesso di interessi e' dei piu' vari. Dagli affetti e affettati al marketing pissi pissi o virale. In sostanza la differenza e' nell'ampiezza del mix che possa, in potenza, generare reddito. L'handicap di Facebook e linked, ma puo' essere una forza in termini economici, e' che comunque per accedervi occorre una registrazione. Le registrazioni richiedono utenti attivi. Dubito che ad utenti registrati sia possibile richiedere un costo di acceso ai contenuti (basti pensare come il sasso, tirato dai concorrenti, sulla proprieta' dei contenuti abbia fatto effetto).

Per contro sono molto ampi gli ambiti di integrazione (ed e' in parte la nuova frontiera) con contesti applicativi (desktop). Molto interessante potrebbe essere il connubio tra agenzie interinali e utenti in cerca di lavoro.

La reale forza del tipo B e' molto lontana dall'essere sfruttata. In particolare la parte inerente gruppi e eventi che allo stato attuale sono piuttosto rachitiche. Ad esempio ho seguito esperimenti in cui abbiamo studiato la velocita' di crescita di un gruppo. Con opportuni accorgimenti si puo' arrivare a picchi molto elevati e veloci. Inoltre il gruppo puo' essere fortemente integrato con siti esterni aumentandone la tenuta di rete.

Ma per concludere. Che se ne trae. Poco perche io tendo a prendere atto dello stato e ho molta difficolta' (da contrarieta' teoretica) a fare prognostici (mancano dati sensibili sul mix attuale). Mi pare pero' di aver mostrato, con osservazioni qui e la, che l'ambito di discorso vada affrontato con una maggiore attenzione da insider piuttosto che come analista di contesti aziendali tradizionali.

2009/05/07

A furia di raccontarci palle

La vicenda dell'Abruzzo si complica. Cominciano a sorgere dubbi sulle disponibilità di soldi per la fantomatica ricostruzione. Nel frattempo però l'edificio con il maggior numero di danni è quello della realtà. E badate per questo edificio le scosse continuano senza sosta. Nessuno però sembra accorgersene.
Partendo da questo quadro voglio fare una disamina più generale dello stato delle cose basato, come mia pratica, più sulla proiezione che sulla analisi dei numeri. Accanto a questo mi permetto di fare riferimento alla mia esperienza di giratore dell'Italia e l'Abruzzo l'ho girato in lungo e in largo per anni per questioni di lavoro.
Intanto di che stiamo parlando ? Stiamo parlando di una delle tante aree Italiane la cui economia è completamente basata sul grande nulla.
I capoluoghi di regione come l'Aquila sono molti. L'attività prevalente dell'area è il pubblico impiego. Eh si! Non industria ma burocrazia. La ASL che occupa un 2000 individui, la regione molti di più le comunità varie ulteriormente e così via. Attorno una miriade di piccole attività di servizio per la comunità. Il meccanico, la carrozeria, le imprese edili etc. etc. etc. e infine i servizi pubblici per la popolazione. Insomma un perfetto circolo vizioso.
E non si venga a raccontare la palla del turismo. I famosi parchi la popolazione non li ha mai voluti. Per anni sono andati avanti cercando di smontarli, loro e i da loro eletti. Altro che il 50% del turismo mondiale da infilare lì come dice il nostro Presidente.
In questo quadro va letto anche il perchè di una popolazione così frignona. Fa freddo ? Ma non diciamo cazzate. C'è la neve sulle cime bhe si come in tutte le Alpi e non mi è parso di sentire grandi lamentele in merito.
La seria ragione è che ognuno di loro sa bene come ha fatto a costruire la propria casa. Con il cugino muratore assentandosi alla grande dal lavoro. Non soldi ma doppio lavoro, uno virtuale stipendiato (quello nella struttura amministrativa) e uno vero quello nel proprio podere a costruire in muratura. I soldi ? nelle rate del porsche cayenne (passando da queste parti stupisce sempre la qualità del parco macchine). Adesso con il Presidente arrivano invece le imprese (di dubbia pulizia morale) che vogliono invece soldi veri, non lavoro part time. Non una casa costruita in due anni, part time, ma una in tre mesi richiede una impresa di costruzioni, non il cugino che ha fatto il manovale.
Città come l'Aquila ce ne sono molte per fare qualche esempio da me altrettanto conosciuto: Potenza, Macerata e Sondrio. Si dall'alpi alle piramidi. Senza il lavoro nelle amministrazioni pubbliche queste città non sarebbero molto diverse da quelle Rumene o Bulgare. Non ci credete ? Fatevi un giro senza fette di salame sugli occhi e senza andare a vedere i grandi monumenti. Prendete le "tangenziali" di Pescara o Teramo in direzione dell'Aquila o andate nei parcheggi dell ASL e capirete cosa sto dicendo. Lo consiglio anche ai giornalisti dei nostri "quotidiani" nazionali. Invece di stare comodamente seduti sul divano a ruminare commenti sulle notizie viste in televisione andate a prenderne atto, magari scopriremo che l'informazione si può fare e in senso utile, invece di fare poesia sull'ultimo nato o sullo stato del cadavere ritrovato. Le palle non costruiscono le case e ancor di meno l'economia. Non a caso la singora Marcegaglia, che i soldi veri li conosce, c'è andata di persona, mica si è limitata alle notizie sui giornali.
Non riuscite a crederci? E' possibile. Il cumulo di sterco pallista che si accumula dalla nostra liberazione è quasi impossibile da dipanare. Infatti chi è il nostro presidente ? Una versione ricca del venditore porta a porta. Uno che racconta palle per mestiere e senza offesa per alcuno solo banale realtà, come quella della terra su cui poggiamo che quando trema lo fa realmente e non si assenta.

2009/05/05

Il web, l'informazione e l'Italia.

Per introdurre il discorso intanto vi rimando a questo articolo riguardante lo stato dell'industria delle news USA. Non datevi pena di chiedervi per quale ragione quelli Italiani sembrino non soffrirne. La verità è che i giornali tradizionali, in carta e online, nostrani sono già morti da tempo. Restano ancora in piedi solo grazie a forme di finanziamento pubbliche. Peggio, come ogni buon cadavere sono pure d'impiccio. Del resto perchè pagare delle opinioni ? O ancora perchè pagare per leggere i comunicati stampa dei vari poteri che traggono vita sempre dalle nostre tasche, in sostanza finisce che paghiamo due volte ?

In fondo se andiamo alla origine storica dei quotidiani ci accorgeremmo che la loro fortuna veniva (è il caso del Corriere) dalla informazione locale. Informazione e non opinione.

Ad esempio quanta informazione vi stanno dando i giornali sul terremoto degli Abruzzi ? poca. Opinioni e descrizioni funanboliche dello spettacolo relato: molte. Veline del governo o dei vari enti che dovrebbero essere invece oggetto di controllo: tutte. Non stupisce quindi che la domanda sia bassa. Del resto opinioni le potete trovare a gratis ovunque (incluso qui dove cerco almeno di colorarle di originale). Ad esempio chi ha dato informazioni sui criteri seguiti per l'organizzazione urbana delle zone già in ricostruzione ? A chi sono state appaltate ? e via dicendo. Mica di certo ce lo devono dire le veline (non intese come bistecca). Persino la Signora Marcegaglia ha avuto la necessità di andarci di persona segno che qualche dubbio le sia venuto (del resto credo abbia pesato meglio di me il suo Presidente).

La dichiarazione generale (o opinione) è che in Italia non c'è richiesta di informazione. E' una palla. Prova ne è che parecchi sono gli esperimenti che nascono e sono di reale utilità e frequentati da pubblico numericamente interessante.

Segnalo a titolo di esempio interessante (e credo un modello per molti ex studenti del micsu che non hanno ancora ben sbarcato il lunario) è quello del giornalelibero.com. Un news blog tutto riferito a quanto accade (anche alla sciura Pina) nel sud di Milano.
Generalmente i blog locali sono perlopiù basati sul ranting (da rant o lamento rumoroso) e quindi hanno un respiro molto simile a quello ben descritto da Musil nel "Discorso sulla stupidità" circa la formazione di gruppi da bar che vedono, per fare un esempio, la sputacchiera come centro dei mali del mondo. Altre volte invece sono un puro device elettorale e quindi, esattamente come la manutenzione delle strade, si attivano solo in occasione dell'apertura dei seggi.

Ma tornando al giornalelibero.com che ha di così interessante ? Che è utile. Da ormai 4 anni studio il parco sud nelle sue manifestazioni antropologiche e questo è l'unico giornale che riporti con velocità e dovizia una valanga di informazioni, verificabili nel concreto. Non solo riporta opinioni politiche con doverosa correttezza ma non nasconde la propria opinione, cosa che ovviamente è cosa diversa dal becchino che si limita al body count, e contribuisce ad un buon livello di credibilità. E' gestito nella più corretta tradizione Internet. Per cominciare Riportando i link dei commentatori che è il ritorno dalla partecipazione e il sale dei blog, a differenza di come fa il Corriere, che dal "Libro tibetano dei morti" sarebbe uno spirito dal grosso ventre introiettando i commenti ed esimendosi di pubblicare i link. I commenti, poi, sono spesso di interesse per il vasto spettro sociale coperto (dall'idiota al sensato).

Se andate al blog, e ve lo consiglio sopratutto se siete nel sud di Milano, noterete che la redazione è composta da più poster. In verità io finora ho colto solo i post di Davide Bortone (ma si sa che sono un distratto, naturale, per eccellenza).

Resta da vedere come un blog di questa portata possa essere anche renumerativo. Condizione indispensabile per la continuità e per costruire una tradizione, incluso il "tradere" quando il buon Davide passerà ad altro. Il grosso problema dell'Internet Italiana è la continuità dei siti e delle attività di questo tipo e si sa che il web logora.

Certo un grande aiuto verrebbe dalla abolizione del finanziamento pubblico ai giornali (o cadaveri) tradizionali. Allo stato attuale la Republica, come il Corriere e altri pubblicatori di veline altro non sono che un ostacolo alla nascita di una nuova imprenditoria dell'informazione. Tanto più che il vitalizio li esime dal confrontarsi con l'utente. Se volete che i vostri figli domani abbiano più giornali liberi e meno vicende di divorzio non comperateli più, contribuirete a costruire un ecosistema dove possano emergere, e sopratutto sopravvivere, novità interessanti.

Ragazzi l'ultima volta che l'ho detta questa mi sono preso dal fomentatore di qualunquismo.

2009/05/03

Accidenti ai famigli.

Ma vuoi vedere che per una volta :-D mi sono sbagliato. La nostra first lady fa sul serio.
Tuttavia chiedo a voi certo più illuminati come mai tutti i famigli del nostro scelgono con tempismo il momento migliore ?
Ad esempio, per citare un altro famiglio illustre, come mai l'ex ragioniere del PD e poi DS scelse il giorno dell'affare Mills per dimettersi ? Non sto a citare i leccaculo come quel noto ministro della giustizia che per un rolex venderebbe anche la mamma, li è persin banale vedere il puparo all'opera. Mah, a volte il caso (chissa quale farfalla ha sbattuto le ali a Palermo) è maligno e ti fa vedere cose che sembrano collimare.
Forse, come ben descritto da Musil nell'"Uomo senza qualità" la sindrome della connessione causale omnipresente viene da una qualche eredità ancestrale.

2009/04/29

Maiali e Maiale. L'informazione e le sue influenze.

Vi confesserò che anche questa volta, atterrito dal cogito necessario a scrivere la seconda parte sulle vicende scolastiche della mia prole, preferisco sviare e fare un pò di opinione falsa e tendenziosa come a me piace.

Ma occupiamoci prima delle Maiale. Nei nostri giornalini di parrocchia oggi la cosa ha fatto la sua parte. Tutti i giornali si sono allineati negli elenchi, con le belle fotine e il pettegolezzo più sfacciato. Certo i più attempati giornalisti avranno perfino perso un pò di bava e forse anche dello sperma a pagamento pensando alla giovine Partenopea mummificata nel suo statuario trucco (nel disperato tentativo di sembrare vecchia, brava c'è riuscita) con tanto di sceneggiata alla Napoletana di un padre di rifiutata che cerca di darsi fuoco e la scoperta agghiacciante di corsi di formazione di pochi giorni per aspiranti neo euorodeputate/i. La brava Veronica Lario (metto il nome solo per poter usufruire di google e delle Italiche ricerche) con tempismo eccezionale ha portato in primo piano le Maiale proprio quando i Maiali stavano togliendo al consorte l'audience preelettorale. A scanso di equivoci vi dico subito che in questo caso appoggio totalmente il nostro capo del governo. Se l'Italia è il paese del Papa e del Pappa è giusto che la compagine sia opportunamente rappresentata. Del resto il Nostro ha capito benissimo l'antifona quando al Gqualcosa avendo ben chiaro che non avevamo che le pezze al culo da mostrare ha preferito fare il guitto. Ha avuto il suo posto anche sulla stampa Europea e forse anche un invito alla casa Bianca da giocare al momento opportuno in faccia ai DS. Il suo mestiere lo sa fare e bene. Cosi, visto e considerato che abbiamo proprio poco da metter sul piatto della trattativa proviamo, in sede comunitaria, con la bistecca. Hai visto mai. C'e' sempre la questione delle quote latte ha ha ha. In questa luce non possiamo però negare a Cicciolina l'onore di essere stata una autentica avanguardia artistica di fine 900 precorrendo lo "Zeitgeist" di oggi. Insomma se proprio bisogna mandare qualcuno esclusivamente per appoggiare il culo su una sedia a Strasburgo che sia almeno un culo di qualità. Costa caro ? Ma ragazzi la scaletta dei prezzi la conoscete. Per pochi euro ci mandate solo la battona in pensione di Cinisello.

Ma passando ai Maiali e alle loro febbri entriamo in una questione interessante. Intanto il dito nella piaga lo mette, al solito, il Guardian, leggete qui prima di proseguire. Francamente non so a chi dare retta, può essere come può non essere. Di una cosa sono certo, questa influenza ha già mietuto una grande vittima: l'Informazione. Onestamente quanti di voi, come rileva correttamente l'articolista del Guardian, sono disposti a credere a quanto propinato dai media ? E quali reali informazioni siete stati capaci di trarre dalle varie chiacchere dai media in genere ? Per quanto lo vogliate negare dentro di voi siete molto dubbiosi che qui non ci sia di mezzo un qualche interesse.Che dire, infatti, della curva di credibilità di questo video di professionalità elevata quando ad un certo punto appare ... non vi racconto cosa. Qui viene esposta la vera crisi della domanda di informazione in senso mediatico che scende a picco.

E che dire della credibilità della nostra preparazione in termini di vaccini. Sono sicuro che ciascuno, sentendo la dichiarazione, abbia almeno dubitato che si trattasse di un bufala. E davvero c'è un Italiano che si sia sentito completamente rassicurato dal Presidente in merito ?

Insomma il controllo dell'informazione in contesti incerti è cosa difficile da praticare e un buon professionista della comunicazione capisce subito quanto la questione Suina sia di estrema importanza nel dipartimento della credibilità. E cosi come per il 26 Aprile siamo ancora qui, di Maialata in Maialata, e grazie alla Matrona, a parlare di Lui. Al di là di ogni considerazione è un vero capolavoro di comunicazione a mezzo dei media tradizionali, onore al merito. Vi faccio una previsione che non potrete verificare, he he. Tra un millennio, che si tratti umani, o di scarafaggi evoluti, studieranno, come casi storici di esempi luminosi della gestione della comunicazione a scopo di propaganda: Goebbels, Warhol, Lui e il suo suo core team.

A proposito tra tette, suini e altro è passato il Federalismo.

2009/04/26

Ed eccoci qui il giorno dopo.

Io ve lo avevo detto. Il 25 Aprile datevi ai gelati.
Ad esempio oggi, 26 Aprile, ci saremmo evitati un sacco di fastidi. Qual'è stato il risultato per molti ? Oggi sono depressi, compreranno più farmaci, si faranno più canne o piste (non ciclabili) o si limiteranno a maltrattare figli e congiunti vari. Il costo sociale di una baggianata può essere molto alto.
Non negate l'evidenza. L'allegra presenza, e abbondanza di discorsi, della destra (che si supponeva fascista) al 25 Aprile, trasformandolo in un giornata per le [parole in] Libertà, ha fregato tutti i comunisti nostalgici. Eh già la nostalgia ! Ma non erano "loro" i nostalgici ?
In verità penso che in questo caso la "Destra" abbia dimostrato una capacità di penetrazione non indifferente in termini di avanzamento culturale. La comprensione dei punti deboli del nemico, in senso politico, richiede una attenta analisi delle basi semantiche su cui esso poggi la propria coesione. Dalla comprensione alle azioni la cosa è breve. Cosi nel corso degli ultimi anni sono stati svuotati i contenuti semantici deboli. Dalle manifestazioni alle celebrazioni tipo il 25 Aprile. Questa tecnica, per onorare gli introduttori, si deve a Comunione e Liberazione. L'esordio, penso, noto a pochi, fu la diffusione di una versione italico/cattolica di un po di canzoni degli Inti Illimani. Uno dei simboli deboli della sinistra di quegli anni. Deboli perchè il rituale era di bassa lega e alla lunga risentiti di continuo davano allo stomaco (oddio anche subito a volte). Si senta qui per il rituale. Inoltre gran parte degli ascoltatori non capiva una ceppa di che venisse detto (peggio ancora fingeva di capire come in genere sostiene ogni Italiano in terra di Spagna). Da li a metterci "madonne e signori" al posto di lavoratori veniva facile. Veniva facile anche sentirli in Italiano, visto che pochi di quelli di sinistra che bigiavano si preoccupò di fornirsi di una cultura sostitutiva, producendoci quei fantastici mostri di ignoranza che fanno capolino anche dai televisori. Un altro caso fu quelli del "saffi a scacchi" di palestinese memoria negli anni 70. All'inizio degli anni 80 in Statale era normale vederli su propagandisti della sacra "astinenza", poi esteso anche al giovanilismo di destra e, parimenti agli introduttori originali, cannaiolo. E di li si arriva alle manifestazioni e alle istanze più sacre e sinistre.
Io onestamente comincerei a occuparmi delle sconfitte e come queste si sono prodotte senza tanti miti propagandistici. E alla fine siamo sicuri che anche il concetto di democrazia, all'Americana (visto che pagavano loro), non sia, lui pure, un concetto semanticamente molto debole dalle nostre parti ? Questo spiegherebbe bene l'attribuzione di significato calcistico alla vittoria elettorale, il perdente ? Quello che ha perso. Dimenticato.
Consoliamoci con l'amore (antica tradizione).

2009/04/23

25 Aprile. San Marco.

Gli studenti del MICSU che mi seguono sanno che questo è un mio vecchio pallino. Lo ripropongo qui per i molti nuovi.
Pur essendo apertamente carico di simpatie (più emotive che razionali) per la sinistra non ho mai nascosto a nessuno da molto tempo la mia avversità al festeggiamento (non religioso) del 25 Aprile.
Le ragioni sono molte. La prima in assoluto riguarda l'utilità, per una democrazia, del sistema delle forche Caudine. Davvero siamo convinti di convincere un qualche nemico umiliandolo e ricordandogli a vita che abbiamo vinto ? Suvvia non credo seguireste questo blog se foste siffattamente idioti.
Ma peggio ritengo che la vittoria dei partigiani sia sostanzialmente una palla. La verità è che l'Italia ha perso una guerra in cui era entrata appoggiando, a grande maggioranza, un idiota con manie di grandezza. Per una ironia del destino dobbiamo parte della statuaria figura agli amici Inglesi che provvidero a foraggiarne la penna allorchè, nella prima guerra mondiale, sentirono la necessità di aprire un nuovo fronte. Del resto credo sia interessante vedere la figura del Mascellluto Statista in qualità di pennivendolo (o modernamente manipolatore dell'informazione).
Se non ci fosse stato lo scontro per il predominio economico tra Stati Uniti, URSS, Germania e Giappone nessuno ci avrebbe neppure considerato di striscio tanto era patetica la nostra armata e la nostra ricchezza.
In più se facciamo due conti ci accorgeremmo che alla fine della guerra c'erano meno partigiani di republichini volontari. In mezzo, ben vivo, c'era il vasto popolo dei furbi, dei borsaneristi, dei preti e dei burocrati (quelli al potere in Italia oggi in buona sostanza).
Come il vostro parroco preferito vi avrà spiegato da piccoli la menzogna perverte lentamente. Bene la Repubblica Italiana è fondamentalmente basata su una menzogna storica. Non deprimiamoci siamo in buona compagnia con i nostri cugini Francesi che anche in questo ci battono. Loro si sono addirittura passati per vincitori. Te credo che amino De Gaulle. Questi con circa 50.000 sfigatissimi soldati Francesi (la maggior parte ignari poveracci presi dalle colonie) è riuscito a farcela bere come pochi.
Interresante poi considerare, alla luce dei sopravvisuti delle guerre (intese come fenomeno di selezione naturale), quanto esemplificato da questo bel filmetto di cui vi dò l'apertura.
Detto questo passerò il 25 aprile festeggiando San Marco. San Marco, nella mia infanzia tra le montagne dell'Alta Valtellina, era giorno topico. Primo entro quella data andavano piantate le patate (no non comperate, piantate con piegamento relativo della schiena), poi era il limite temporale ultimo delle gelate notturne, da quella data si sapeva se ci sarebbero state le ciliege verso la fine di Maggio (o dopo a maggiori altezze), era la prima celebrazione della Messa in una piccola chiesetta ai piedi della montagna: "la "Madunina", pregevole per l'oratorio dei Santi Ippolito e Cassiano affrescato in età rinascimentale e, forse, costruito sopra un monumento religioso di cultura Ariana. Nel cortile antistante "la Madunina", cosa più importante, per la prima volta nell'anno appariva il "carretto che vendeva gelati" della gelateria Toldo di Tirano. E per la modica somma di 10 lire (ma forse erano 25 non ricordo bene) si aveva un gelato di buone dimensioni con una scelta tra 3(5) gusti: Crema, Cioccolato, Stracciatella (mitica), Fragola e Limone (di questi ultimi due non sono sicuro). Oh e non dimentichiamoci che la Republica di San Marco regalò, al tempo, 300 persiane,ad un borgo vicino al mio paesello. Ancora oggi si incontrano, tra i nativi del borgo, sparsi in tutta l'Alta Valle, questi occhi bellissimi e pochissimo Celtici.

2009/04/02

Elogio dell'immaturità. Motivazione e adattamento nella scuola Italiana. Parte I.

Da alcuni mesi sono impegnato nell'operazione AIR (Abysmal Ignorance Recovery) a seguito delle difficoltà della mia figliola nella scuola superiore. Da buon (dis)umanista informatico mi sono apprestato all'impegno con l'ottica di chi deve fare debugging complesso.

Una delle prima cose da fare in questi casi è capire esattamente lo stato delle cose. Fermarsi solo all'apparenza equivarrebbe ad una condanna senza appello: è una bestia.
Fortunatamente, per la figliola, la mia gioventù da settantasettino mi ha messo in guardia dal sistema di valutazione di una scuola, quale quella Italiana, in cui l'interpretazione cattolica della conoscenza al popolo vuole più apparenza che sostanza.

Comunque per capire lo stato delle cose mi sono messo a cercare feedback con i docenti. Glisso sui tempi richiesti dal tutto per via dei metodi antidiluviani di comunicazione disponibili (che tra l'altro costringono i docenti a lavorare di più quando una banale e-mail consentirebbe risparmio di tempo a tutti), basti sapere che io e mia moglie ci siamo messi in moto a Dicembre e solo a Marzo abbiamo potuto farci un quadro del punto di vista di sue soli insegnanti.

Comunque alla fine la diagnosi dei docenti intervistati è stata in sostanza: mancanza di metodo di studio. Detta così sembra banale. Ma per farsi un metodo di studio (che aihme non si può insegnare ma solo esibire come per tutte le cose legate all'esperienza) occorre anche volerlo e questo è un punto molto delicato. Infatti sotto sotto il problema, ritengo, sia più motivazionale che altro.

Detto questo però mi voglio soffermare su una cosa sentita durante i colloqui con gli insegnanti (di gruppo e individuali).

Una delle rilevazioni della Prof di Latino ed Italiano (che al contrario dell'apparenza iniziale si è rivelata una persona molto attenta e preparata) sull'intera classe è stata quella dell'immaturità manifesta dei ragazzi. L'immaturità nella nostra cultura è considerata un tratto negativo della personalità.

Sulla negatività della cosa dissento per molte ragioni. Ma intanto cosa è l'immaturità ? Nel caso della frutta la maturazione è quello stato oltre il quale si ha la putrefazione. Il frutto (nel caso delle mele) maturo cade. Ovvero è morto. Nel caso degli umani ci si riferisce alla maturità come quello stato in cui le scelte di vita dell'individuo si sono stabilizzate, ovvero non ci sono più scelte alternative.

L'avvertimento più importante circa la opinabilità del valore di questo stato ci viene da Ilya Prigogine nella sua introduzione alla "Nouvelle Alliance" 1981 dove rileva che in ambito biologico le sole strutture stabili sono quelle prive di vita. Ma senza scomodare il premio nobel e facendo un salto indietro di almeno 2500 anni il "Tao Te Ching" può essere considerato un un testo interamente dedicato alla conservazione dell'immaturità del discente. In quel contesto la conservazione delle possibili alternative viene vista come la comprensione della costante tensione tra i poli positivi e negativi che costituicono la nostra percezione del mondo.

Se guardo alla mia figliola come ad un semplice essere vivente che ha come finalità (mi si perdoni la barbarie finalistica ma uso il termine per sola comodità) la prosecuzione della specie non posso non pormi l'interrogativo del perchè prima di esprimere un qualsiasi giudizio di natura morale. In natura non ci sono sono cose giuste o sbagliate quella è una nostra proiezione. Ci sono perchè e ragioni. Nel caso in oggetto quali sono le ragioni ?

Beh cominciamo dal lavoro. Quando ero, aihme, giovane la certezza del lavoro era piuttosto forte. Tutti, i miei compagni ed io, credevamo che finito il corso degli studi saremmo finiti a lavorare da qualche parte fino alla pensione (fu proprio questa cosa in realtà ad agghiacciarmi). Chi frequntava lo scientifico sarebbe andato a fare una professione inerente, chi faceva il classico si sarebbe dato all'insegnamento e chi faceva ragioneria sarebbe finito in qualche ufficio con una giacca blu scuro abbondantemente spolverata da forfora chi faceva il perito sarebbe invece finito ad aggiustare motori o limare sbarre (non mi sono mai spiegato altrimenti le ore di limatura). In sostanza il nostro futuro era cablato. Per fortuna mia non è andata così.
Ma oggi quale futuro lavorativo percepiscono le nostre creature ? Sostanzialmente nessuno.

Un altro punto sarebbe il valore attribuito al sapere. Non ne parliamo per carità. Tutti i casi Italiani televisivemente noti dicono il contrario. Che motivazione allo studio o al lavoro futuro possono trarre gli studenti da un paese in cui gli stessi governanti sono dei venditori di abissale ignoranza le cui fortune dipendono dall'aver corteggiato e poi dileggiato il politico o il malvivente di turno ? Il venditore stesso deve essere professionalmente un immaturo (chi come me conosce professionalmente la categoria, e non me ne voglia la categoria che rispetto, sa di cosa sto parlando).

Visto nella sua accezione biologica Il malvivente, o il venditore, è un organismo instabile per eccellenza. La sua fortuna dipende dalla abilità di adattarsi e ribaltare le regole (nel nostro caso addirittura farle a propria immagine e somiglianza).
Se la vediamo così i nostri figlioli non hanno poi tutti i torti a voler restare il più possibile immaturi. Come organismi stanno facendo semplicemente il loro mestiere: adattarsi per sopravvivere.

Ma la scuola non dovrebbe invece essere un esempio positivo ? Sono molto dubbioso in merito.
In primo luogo proprio per l'eredità cattolica dove notoriamente l'esempio personale non conta. Lo stesso Papa può al contempo essere infallibile e fallibile. Fallibile nelle cose terrene ma infallibile in quelle ispirate da Dio (nel caso più recente viene il dubbio sulla connessione del medesimo con Dio considerate le vaccate proferite qui e là a meno che non ammettiamo che Dio stesso possa contraddirsi).

Ma a parte l'amena considerazione cosa impedisce alla scuola di essere un esempio ? semplice. Il mondo che i nostri figlioli si aspettano è agli antipodi. Sopratutto nell'espletamento di una funzione biologica fondamentale: la comunicazione. Ma sto andando oltre la lunghezza adatta ad un post. Per ora chiudo qui e tornerò su questo importante punto nel prossismo post. Per ora vi lascio con questo interessante video che costituisce una sintesi molto onesta della questione.

2009/04/01

Clamoroso. Scoperto il vero problema degli Italiani.

Da tempo mi chiedevo come mai in Italia si perdesse tanto tempo a discutere di questioni apparentemente irrilevanti e normalmente risolte in via personale e privata. Leggetevi questo articolo. Ricordatevi della data di oggi.
Sempre in tema di pesci nel caso non l'aveste letto vedetevi di seguito a quanto sopra questa notizia passata ieri

2009/03/30

Efficienza come forma simbolica. Brunetta e i suoi successi. Parte 2

Ed eccoci alla seconda parte. Oggi mi do ai post alla grande visto che sto reinstallando la mia defunta workstation, una lacrima ed un pensiero.

Nel precedente post ho cercato di rendere l'idea di che cosa intendo con "Efficienza come forma simbolica". Con questo post vado al punto.

Giorni fa chiaccherando con alcune colleghe che partecipano alla gestione di e-scuola.net ho rilevato un interessante effetto causato dall'imperversare della bufera Brunetta.

In sostanza quello che sta succedendo nella scuola primaria è paragonabile ad una paralisi decisionale. A tutti i livelli si è scatenato uno scaricabarile generalizzato, che si manifesta tramite il ricorso alla burocrazia più ottusa. Tutti sono improvvisamente diventati sensibili alle norme. E dalla gerarchia arriva una continua pioggia di direttive che impediscono questo e impediscono quello. Il risultato è che tutti gli insegnanti di eccellenza, quelli a cui in genere sta a cuore il lavoro, che è quello di ottenere un buon risultato formativo ora si trovano a dover giustificare ogni passo in forma burocratiche a dir poco bizantine. Il risultato: demotivazione al lavoro.

Ora come tutti sappiamo, anche per esperienza come genitore nel mio caso, il successo formativo nella scuola primaria è sostanzialmente dovuto a quegli insegnanti che, personalmente, decidono di non attenersi alla stretta norma, mettendoci anche del tempo e delle risorse extra contrattuali.

Grazie al nostro efficace ministro otterremo cosi un numero di presenze molto più elevato ma anche un totale abbandono di ogni pratica extra contrattuale. Per contro i nostri insegnanti avranno una quantità inenarrabile di extra lavoro per compilare pratiche che nessuno leggerà o verificherà.

Quindi se prima eravamo quasi tutti vittima della burocrazia Sabaudo/Borbonica ora avremo una efficiente burocrazia Sabaudo/Borbonica. Peccato che l'utente, in tale forma di burocrazia, sia l'ultimo problema. O meglio: l'utente è il problema che costituisce un ostacolo al perfetto funzionamento della macchina.

Efficienza come forma simbolica. Brunetta e i suoi successi. Parte 1

Uno dei lavori più divertenti che abbia mai fatto nella vita è stata quella di fare il magut per tre mesi estivi in un cantiere di una struttura pubblica. Il contratto del mio datore di lavoro era, udite udite, a tempo.

Il mio datore di lavoro, una persona simpaticissima, avendo ben chiaro lo scenario, passava il suo tempo a condurre la crew esattamente come sul set di una ripresa cinematografica. Dopo aver verificato la presenza o meno di supervisionatori (in generale presi a consumare al bar dalla bella cameriera 100 metri sotto), passava tra di noi, verificando lo stato, ci dava il passo.La scelta era tra: "a pian rais" (andate lenti ragazzi), "su un po' svelt" (un po più svelti) e infine il massimo sforzo era richiesto con "svelt chen'coh al ghe l'ingegner da milan". Vi assicuro che radere al suolo una piastrellatura di pochi metri quadrati in almeno 8 ore era davvero faticoso. I movimenti dovevano essere lenti e ben calcolati. Ad alcuni potrebbe addirittura ricordare il noto attraversamento del palcoscenico in 10 minuti praticato nella nota scuola teatrale russa. Tanto per dare un senso al tutto il mio modello era il martellatore rallentato del noto spot dei biscotti Plasmon visto alla nausea per anni ed anni a Carosello.
Per chiudere la prima parte in bellezza un ricordo struggente: una delle cose più divertenti che mi capitarono in quel contesto fu quella di guidare una fantastica versione, di derivazione militare, del motocarro leggero a tre ruote della Guzzi. Cercando su google ho trovato delle immagini qui.

2009/03/25

C'è chi la prende sul serio.

Al di la degli insulsi commenti dei nostri giornalini di parrocchia (il Corrierino e la Republichina) mi pare necessario segnalare questa iniziativa riportata oggi dal Guardian (la Republichina online non riporta neppure il link alla fonte, per ripicca ometto anche io il link a loro).

Oviamente colpirà tutti la faccenda di twitter e facebook. Mi aspetto già le reazioni dalla platea degli asini di Goya. Se però leggete a fondo l'articolo vi accorgerete come niente di cio che viene paventato sia vero.

Stiamo parlando della riforma delle scuole primarie Inglesi. In Europa sono i primi ad affrontare seriamente il problema della funzione scuola ai nostri tempi.

E' chiaro che il modello scolastico in uso oggi nell'occidente non regga più. Non tanto per via di Internet ma per via della enorme moltiplicazione e ramificazione del sapere avvenuta dal II dopoguerra ad oggi. Di fronte a tale massa è diventato impossibile selezionare in forma ragionevole un insieme di saperi di base. L'unica soluzione formativa è quella di dare spazio all'apprendere ad apprendere e alla pari gestire le molte forme di comunicazioni oramai disponibili.

Prendiamo il caso della storia. La decisione Inglese è tutt'altro che stupida. Non solo persegue un modello di deutero learning ma anche un criterio di economicità invidiabile. Credo che, oggi, nessuno specialista di insegnamento della storia nelle scuola possa dirsi tranquillo.
Gran parte di quanto viene insegnato è semplicemente falso. Senza volerne fare un elenco completo passo in rassegna alcuni cardini tradizionali.

La Grecia e stata la civiltà antica più avanzata nei saperi. E' una palla. I Cinesi nel 300 AC disponevano di carta moneta, di sistemi di leggi scritte, di un sistema di amministrazione capillare e anche di un sistema primordiale di welfare. Al confronto i nostri Greci erano dei pastori di pecore.Il più grande impero della antichità è stato quello Romano, una altra palla, in verità il nostro impero Romano aveva una estensione di forse neppure 1/2 di quello Cinese. La stampa è stata inventata da Gutemberg, I soliti cinesi già ne disponevano per poter stampare carta moneta.

Potremmo andare avanti per una quantità di cose dalla scoperta delle Americhe alla invenzione dell'Acciao alla rotondità della terra. Ma da soli quelli riportati sono capisaldi molto sgretolati. Ma tornando al punto ecco che di fronte alla necessità di riscrivere gran parte dei libri di testo di storia (a meno di non voler insegnare falsità) la scelta Inglese ne elimina la necessità: clever!

AH tanto per anticipare i nostri Asini di Goya fate attenzione che la scrittura non viene eliminata come abilità da apprendere (come riportato dal giornale di parrocchia succitato). Al contrario viene formulato uno studio della scrittura consono alla necessità di comunicare con i "nuovi" media.

Già che siete sul Guardian fate caso a come anche i Comunisti Inglesi siano stati, con l'Internet, molto più furbi dei nostri. Questo giornale da giornalino di parrocchia (come l'Unità o il Manifesto) è diventato un riferimento giornalistico mondiale grazie alla decisione di prendere Internet sul serio. Noterete ad esempio che quasi nessuna parte richieda un pagamento (a differenza dei due fogli sinistri Italiani). Chissa perchè. Che c'entri l'emolumento delle nostre tasse a sostegno della "libera stampa" ? Probabilmente è solo ad un meta livello che la cosa può essere capita. Come in la Guida Galattica Per Autostoppisti dipende dalla domanda che i nostri gestori di giornale si sono posti:

A) Come faccio approfittare del nuovo mezzo per aumentare la mia diffusione ?
B) Come faccio a non perdere i soldi delle poche vendite, il cui numero è adeguato a giustificare un contributo pubblico alla "Libertà di stampa" ?

Scegliete da voi a chi vadano attribuite le formulazioni.

Aggiunta postuma: passando in rassegna i blog di oggi ho incocciato questo interessante e problematico post che fa un ardito parallelo tra il pensiero di "Maria Montessori" con lo sviluppo ed il successo di alcuni videogame. Vale la pena.

Digitalizzazione, Musei e patrimonio artistico

Stando ad alcune stime sulle affluenze ai Musei (per brevità associo al termine Musei una quantità di diversi luoghi ivi compreso il nostro territorio) Italiani, e qui bisognerebbe aprire una parentesi enorme sulla inesistenza di dati pubblci facilmente raggiungibili, uno dei nostri maggiori problemi è dato dalla distribuzione sblilanciata verso pochi luoghi. Questo comporta in genere un elevato tasso di insoddisfazione nel visitatore che si trova ad affrontare code lunghissime in ambienti tutt'altro che favorevoli ad una esperienza positiva, sovradimensionamento delle strutture e quant'altro.

Le ragioni sono molte e spesso poco maneggiabili come il grado di iconicità raggiunto nel corso del tempo da alcune opere presenti nei musei più gettonati. Questo non è ovviamente un problema solo Italiano, si vada al Louvre, per fare un esempio, e si valuti il numero delle persone che affollano lo spazio in cui è esposta la Gioconda del Giocondo Leonardo rispetto alle altre. L'iconicizzazione, tanto perseguita alla nascita del primo turismo industriale, si rivela una autentica sfiga sul piano dello sfruttamento economico e culturale.

Una interessante area di studio è quella che indaga la formazione storico/sociale delle icone. Di particolare interesse risulta il periodo a cavallo tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800 con i cosidetti "Cahiers de Voyage", libri che ripostano esperienze di viaggio di personaggi, che per ragioni le più varie (non poi tanto varie se si va a vedere la vita di Von Humbolt per citarne uno molto attivo in diversi sensi :-).

I cahiers univano informazioni ad esperienze legate ai vari sensi (in perfetto ordine post illuministico) oltre a illustrazioni di notevole qualità pittorica. Ovviamente a quel punto per distinguersi dal coro dei plaudenti poteva essere una buona idea andare contro l'opinione e sottolineare come i veri tesori fossero altrove (si veda l'introduzione delle "Seven lamps of architecture" e "The stones of Venice" di Ruskin. Si trova tutto a gratis negli intenet archives) La nostra società dei consumi non vi ha aggiunto molto; semplicemente, seguendo alla lettera l'osservazione, che le masse eleggono a desiderio quanto fatto o praticato negli ordini sociali dominanti, hanno seguito l'onda producendo il fenomeno in oggetto.

Sul piano della comunicazione, che segue sempre il principio della massima economicità, la cosa più furba da fare, e che è stata fatta, è seguire l'onda. Il risultato ora però un problema.

Una soluzione, sul finire del ventesimo secolo, è stata tentata enlla forma di eventi, pubblicizabili, di grande rilievo. Purtroppo il rapporto costi benefici, come gia detto in precedenti post, è in perdita e quindi non praticabili in una economia recessiva come la nostra.

Che fare allora ? La soluzione più immediata, e reclamata a gran voce, è quella di aumentare i fondi. Personalmente penso che sia una strada sbagliata. L'aumento dei fondi, allo stato attuale, aumenterebbe solo lo spreco senza spostare di una virgola i problemi. Cosi come non hanno funzionato i vari portali (senza entrare in merito per fare un grande gesto pieno di pietà) costatici svariati milioni di Euro.

La proposta che mi pare sensato avanzare è quello di una grande opera di digitalizzazione del patrimonio. Disporre di una buona documentazione digitale dei beni ne consente la conoscenza e consente di attingere ad una proprietà spesso sottostimata dell'Internet: la differenziazione degli interessi. Nel caso dell'editoria si chiama long tail. Proporrei di allargare il termine a tutti i casi di consumo di cultura.

Un caso interessante l'ho notato nel corso dello scorso anno. Una delle tendenze artistiche in ambito visivo emerse lo scorso anno è quella del recupero di stili rappresentativi propri di un certo periodo storico. In particolare l'attenzione è caduta sui pittori Fiamminghi.
La cosa non è certo casuale. L'Olanda ha investito pesantemente nella digitalizzazione e gran parte delle risorse Museali sono accessibili online. Questo, alla faccia dei contrari, non ha ne penalizzato il numero delle visite. Al contrario la notorietà, crescendo, comporta un numero maggiore di interessati ad esperire direttamente i luoghi.

L'opera, gigantesca, di digitalizzazione del patrimonio potrebbe innescare diversi sviluppi virtuosi. Intanto aumenterebbe la domanda di competenze di pregio sul piano tecnico. Poi aumenterebbe la domanda di specialisti di comunicazione e ci consentirebbe, data la massa, di accedere ad un posto al sole quanto a disponibilità di competenze in materia. Se avete seguito alcuni dei link che vi ho proposto qui avrete senz'altro capito che prima o poi tutti andranno in questa direzione.

Purtroppo la tendenza da noi è per ora viene sviluppata al contrario. Esattamente come gli editori che negli anni novanta tentarono la tecnica dello struzzo nei confronti dell'internet anche i nostri curatori museali sembrano tutti cantare come un sol uomo. Un caso veramente esilarante è quello dei Musei dedicati alla fotografia dove vengono finanziate (in forme più o meno nepotistiche) iniziative di documentazione e produzione artistica da archiviare e rendere meno visibili. Per inciso questa è una strada che anche le gallerie d'arte stano seguendo. Rendere meno visibili le cose per ottenere un aumento di interesse. Gia' forse sarà anche sensato nel breve periodo ma alla lunga perchè una cosa interessi occorre che sia nota. La cosa paradossale è che molta della produzione contemporanea di arte si basa su supporti digitali.

Perche invece di favorire la costruzione, proponendoci alla meglio di diventare muratori, non si favorisce la digitalizzazione da rendere disponibile pubblicamente ? Questo, forse, è davvero un caso di ignoranza bestiale come diceva il Martin.

Ad esempio, proviamo a pensare, nel centenario del Futurismo, cosa sarebbe e cosa costerebbe una seria attività di digitalizzione contrapposta alle stupide manifestazioni in corso o in arrivo. Penso che il costo sarebbe una frazione di quanto speso anche solo in compensi a "consulenti".

2009/03/17

Digital Divide. Risalire la china.

Mentre continua la caduta libera dell'economia occidentale eccomi qui con una bella vena ottimistica. Alcuni post fa preconizzavo un futuro radioso per le tecnologie della comunicazione. La cosa certo sarà sembrata a molti piuttosto irrealistica. Forte dei successi, che aihme solo io conosco, nel fare previsioni "me ne frego" delle altrui opinioni e procedo.

L'altra sera parlavo con un mio amico imprenditore nel settore meccanico. La situazione, al di la dei 3% che vanno pensati non ben spalmati, è a macchie di leopardo. Aziende che non reggono il numero di ordini (e non vogliono aumentare il personale) e aziende che sono andate allo zero completo.

Chi sembra se la stia cavando sono le produzioni marginali. Quelle cioe' che producono prodotti di cui ci sia una domanda relativamente piccola. Un caso di marginalità è la Ferrari. Il piccolo numero di unità richieste (seppure ad alti costi) mal si accoppia con la produzione di massa Cinese o Indiana o altro. Se ci pensiamo bene l'italia è sempre vissuta di marginalità.

Un caso eclatante di marginalità è stata Olivetti. Il successone l'ha avuto con lo M20, macchina compatibile con un alcunche ma che aveva uno splendido design, un po come Brionvega, belli da vedersi ma orribilmente inutili e obsoleti, ovviamente a nessuno interessavano i numeri del mercato dei bei computer, ma Olivetti aveva un mercato di belle macchine da scrivere. Ad un certo punto ci hanno messo dentro un bel motore e via per un successone con lo M24 (questa volta quasi compatibile con tutto quel che c'era sui PC IBM e compatibili). Poi quando hanno smollato il bel design e hanno perso la marginalità sono morti (bhe è più complicata di così ed è pure in odore di garofani e querce e stolta furbizia nella finanza).

La marginalità comporta un ambiente molto diversificato. Questo favorisce anche una elevata distribuzione territoriale. Cosa ideale in un paese dove ognuno ha l'idea migliore. Avere un prodotto marginale richiede capacità di comunicazione. I livelli di domanda sono uniformati all'internet. Questo obbligherà le aziende che andranno in questa direzione a crescere nella capacità di marketing in rete e non solo marketing.

Non vedo altre, serie, vie di uscita al momento attuale. Lo stesso vale per altre aree Umanistiche come Musei e Biblioteche e Risorse ambientali/culturali. Comunicare nel mondo o sparire. Ricordiamoci che ci sono un sacco di economie emergenti e destinatari potenziali di lussuose marginalità.

L'internet si è sempre sviluppata sulla base dei bisogni dell'utenza. Difficilmente si sono visti avere successo sviluppi calati dall'alto. Del resto i sistemi sociali non avrebbero avuto alcun successo se non ci fosse stato un oggettivo bisogno (non entro su questioni morali in merito) per un numero elevato di utenti. Sono ancora sbalordito che la pessima interfaccia di Facebook non sia stata d'ostacolo. Questa è una grande lezione. L'utente che intravede come il proprio bisogno (o urgenza) possa essere soddisfatto è disposto a camminare sui carboni ardenti per arrivarci.

Non a caso in Editoria l'area redditizia per l'online è quello della long tail. Vale a dire libri con numeri di vendita marginali. Gia ma un marginale qui e uno la fanno il guadagno. Chi è il fautore della domanda ? Gli utenti con i loro anacronismi e cammini individuali di lettura. E se guardiamo bene la long tail è proprio l'unica cosa che le librerie (vi ricordate questo antiquato mezzo capitalistico specializzato nella circolazione dell'informazione ?) non si possono permettere (ognuno di voi sa quanto sia scocciante non trovare un libro quando lo si cerca in libreria).

L'Internet è fatta dagli utenti.

2009/03/11

Divagazioni

Scrivere sui blog è faticoso e richiede un fracasso di tempo. Non tanto a scrivere (considerando la vasta quantità di errori è evidente che non mi sofrzo neppure più di tanto) bensi a pensare.

Nel blog che tengo sul paesaggio ho introdotto l'Intervallo di memoria "RAI". Qui preferisco le divagazioni.

Per rompere il tedio delle elucubrazioni su come dovrebbe essere e non è ecco qui un sito divertente dedito a quello che chiamerei senso statistico comune. Oggi va la disposizione delle stanze nelle sitcom. SI veda, successivo nella pagina, lo studio sulle trilogie.

2009/03/09

Aggregatori

Come molti di voi anche io uso un aggregatore RSS per seguire un certo numero di blog. Il modello dell'aggregatore è ancora ai suoi albori. Per ora quello che mi ritrovo è un lista più o meno topicizzata di entries. Devo confessare che ne ho accumulato cosi tanti che ogni tanto azzero gli articoli non letti. Dal punto di vista dei blog la cosa non funziona granchè. I blog sono da leggere e seguire, richiedono per ciascun post, una quantità sensibile di tempo di lettura.

Seguo e studio applicazioni del modello RSS da quando venne presentato per la prima volta sul sito di Netscape (circa 1998). Nel corso degli ultimi tre Anni del Master MICSU abbiamo trattato molto e simulato modelli RSS ad uso delle intranet Aziendali. Alcuni di voi certo ricorderanno i risultati molto interessanti. Tuttavia, con mio grande stupore, il modello nella sua semplicità non è mai stato molto considerato da nessuna istituzione.

Per esemplificare cito il caso del portale Italia. Nella sua versione meno ilare il portale Italia doveva servire alla promozione della patria immagine con l'immediato fine utilitaristico/turistico. Si noti che il referimento al portale Italia non è isolato, nel mazzo ci stanno tutti i siti e sitarelli pubblicamente pagati da Regioni, Comunità Montane/Marinare/Collinari etc e via dicendo. Al di là della ridicola performance del solito noto va notato che il danno economico derivante va ben al di la del solo, astronomico, costo. Il costo nascosto, enorme, va cercato nella deresponsabilizzazione dei soggetti della comunicazione che si trovano, ora, con un notevole ritardo, a dover affrontare una spesa non sostenibile di comunicazione accompagnato dalla mancata crescita nella domanda di specialisti che ora non ci sono.

L'errore intrinseco, di ognuna di queste iniziatve, è quello di volersi sostituire ai soggetti della comunicazione. Nel modello RSS, invece enti di questo genere avrebbero potuto, e dovuto, operare in una gerarchia di aggregatori orientati a facilitare la comunicazione. I soggetti reali della comunicazione sono gli insiders (in senso geografico/paesaggistico) di ciascuna area di interesse, siano essi negozi, alberghi, agriturismi, servizi turistici o storico/conservazionistici.

Se e' chiaro il risparmio in termini di costi dovuti alla duplicazione dell'informazione non cosi chiaro e' il danno che ne consegue non seguendo il modello. Il modello RSS evita la duplicazione rimandando al soggetto la sola (e solo quella) produzione di quella informazione pertinente per se.

Ad una ricerca su un qualsiasi luogo Italiano su google corrisponde sempre un disastro di siti rottame in contraddizione tra loro, abbandonati in seguito al cambio di bandiera e sponsor politico, Insomma sul web l'Italia delle culture si presenta come una raccolta di rottami e spazature (interessante la convergenza con l'Italia non virtuale). Se volete un esempio divertente provate a cercare "Parco sud Milano" troverete, a parità di pertinenza, sia il sito della precedente ammnistrazione (con numero IP perchè il dominio è stato riassegnato) sia quello della corrente (e uscente e poco probabilmente rieletta) amministrazione. Ovviamente lascio a Voi le conclusioni che si possono trarre in termini di credibilità.

Un altro caso evidente di applicazione è il caso del sito della Statale. Il sito dell'Università statale di Milano è ben fatto per quel che riguarda l'apparato amministrativo. Si trova in genere quel che serve. Dove invece fa acqua (e tanta) è nella parte che riguarda le singole cattedre e raggruppamenti intermedi (facoltà, dipartimenti etc.). Il problema ovviamente è lo stesso sopra detto. Credo siano stati fatti diversi tentativi di centralizzare la gestione dell'informazione senza grossi successi apparenti. In un caso come questo la gestione con un gerarchia di aggregatori consentirebbe di demandare la gestione dell'informazione a ciascun soggetto gestendo solo la presentazione degli aggregati in sede di sito centrale.